Niente da fare

Pare che la noia sia una delle cose con cui i bambini abbiano più difficoltà a fare i conti… o forse si tratta di una di quelle situazioni con cui gli adulti fanno più fatica a fare i conti!

La noia tuttavia è un straordinaria e quasi irripetibile possibilità di scatenare la creatività e la fantasia: è dal tempo liberato e apparentemente “vuoto” che arriva spesso l’ispirazione al fare e creare qualcosa di nuovo!

Niente da fare, di Silvia Borando edito da Minibombo, è un albo illustrato per piccoli che sembra voler programmaticamente affrontare la questione della noia, o del “non c’è niente da fare”!

Il bambino protagonista scopre pagina dopo pagina che ciò che sembra non è come appare, ricordando il verso di Sembra questo sembra quello. Un sasso può essere una tartaruga,

Un ramo il palco di corna di un animale;

Una porta addirittura….

Un pinguino!

E mentre gli altri animali sembrano infastiditi dall’invadenza del bambino che evidentemente guarda ma non vede, il pinguino invece accoglie il piccolo protagonista e lo porta nel proprio mondo per giocare insieme.

Ed ecco che di colpo accade la magia: la noia reale, il non avere niente da fare, diventa gioco, scoperta, creazione di possibilità e relazioni. Reali? Fantastiche?

Un bambino vi direbbe forse: che cambia? Che importanza ha?

Ciò che accade, per davvero, è che a questo punto il bambini ha qualcosa da fare ed in qualche modo l’ha scoperto da solo. Ha trovato dentro di sè le risorse per attraversare il proprio tempo e per appagare il proprio desiderio di gioco originariamente frustrato dalla condizione di noia.

I pedagogisti, e la letteratura, non fanno altro che dirci che la noia non solo è condizione naturale dell’infanzia ma che essa è possibilità imprescindibile e necessaria per il formarsi e strutturarsi della creatività, della fantasia ma anche della capacità organizzativa e della costruzione identitaria con tutto ciò che ne deriva.

Mi pare spesso che l’infanzia sia sovraccaricata di impegni in una concezione del tempo di vita che fa più riferimento all’horror vacui che al senso dello stare al mondo. Il tempo di noia è un tempo che diviene tempo di gioco, il tempo di niente è tempo che diventa interamente dedicato all’essenziale che per il bambino è il gioco perché è in quella dimensione che scopre e costruisce se stesso nel confronto col mondo esterno. Mi pare che tutto questo sia sotto Niente da fare: un racconto mimetico che racconta la realtà del piccolo protagonista là dove anche la fantasia assume tratti di assoluta realtà.

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