Oh, com’è bella Panama!

Conoscete già i personaggi di Janosch piccolo Orso e piccola Tigre?

I loro libri sono al momento pubblicati in parte da Logos e in parte da Kalandraka ma originariamente costituivano una serie, con titoli tutti indipendenti (il che evidentemente consente l’acquisto separato dei diritti d’autore e quindi la pubblicazione da parte di diversi editori). Qualche tempo fa vi raccontai il dolcissimo Ti aiuto io disse piccolo Orso ma il libro di oggi è forse quello che sin’ora mi ha colpito di più di questo autore e di questi personaggi.

Si intitola Oh com’è bella Panama, è di Janosch ed è edito in Italia da Kalandraka.

La scena si apre sui nostri due personaggi completamente e felicemente appagati della loro vita quotidiana insieme fino a quando piccolo Orso non trova nel fiume una cassetta di legno con sopra il nome Panama. E siccome quella cassetta di legno profuma di banane e piccolo Orso e piccola Tigre adorano le banane decidono che Panama deve essere il posto migliore del mondo per viverci e seduta stante partono per Panama alla ricerca della perfetta felicità.

Già, ma chi sa da che parte si va a Panama? Facile, con la cassetta di legno col nome Panama piccolo Orso e piccola Tigre fanno un cartello con una freccia e la seguono. Poi chiedono a personaggi che in tutta fretta (come la volpe con l’oca morta in mano che si appresta a festeggiare con l’oca) o per solerzia danno indicazioni a caso. In pratica i due protagonisti girano a vuoto, fanno letteralmente un giro su loro stessi e tornano nella loro casa che però non riconoscono in quanto tale.

Il viaggio evidentemente è durato quel tanto da far crescere le piante, e coprire la loro casetta, gli amici e le cose che hanno incontrato nel viaggio hanno evidentemente cambiato i loro occhi, la loro visione ed ecco che tornano a casa, si comprano un morbidissimo divano come quello dell’istrice che li ha ospitati, e sono finalmente perfettamente felici nella loro perfetta convinzione di essere arrivati a Panama….

Sembra una storia che ha dell’assurdo e invece così non è e se bazzicate anche solo un poco il mondo dell’infanzia ve ne renderete subito conto.

La cosa più interessante di tutto il libro, dal punto di vista strutturale, narratologico anche direi, sta nelle continue incursioni del narratore che con voce diversa da quando racconta, lo capiamo grazie al colore del testo diverso, si rivolge direttamente al lettore.

Lo chiama in causa, spiega e chiede spiegazioni del comportamento fiducioso e apparentemente senza senso dei due personaggi fino al culmine della chiusura del libro:

Allora, che dici, avrebbero potuto starsene a casa?

Pensi che si sarebbero potuti risparmiare il lungo viaggio?

Ma no! Perchè non avrebbero incontrato la volpe e nemmeno la cornacchia.

E non avrebbero mai conosciuto la lepre e il riccio, E soprattutto non avrebbero mai scoperto quanto sia comodo un divano morbido morbido.

Wow! che ne dite?

Che razza di metafora ha messo su Janosch questa volta grazie a piccolo Orso e piccola Tigre?

Senza contare la potenza della relazione tra i due personaggi, della cura che sottosta ad ogni loro minima scelta… Quello che resta è la tensione alla felicità, la scoperta che rende diversi, il viaggio per il viaggio!

Un giorno metteremo assieme tutti i racconti di piccolo Orso e piccola Tigre e magari faremo un ragionamento profondo sulla costruzione di queste storie, per oggi mi fermo e qui e davvero vi auguro e vi consiglio caldamente di leggere con le vostre piccole teste fiorite di casa e di scuola questa storia dolce e potente.

Teste Fiorite