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Piccolo sonno

Oggi arriva nelle librerie un albo a cui mi pare di dover dedicare una qualche riflessione insieme a voi perché è un albo che può colpire sotto diversi aspetti che mi interessa provare a indagare insieme.

Piccolo sonno è un albo scritto da Alessandro Riccioni e illustrato da Francesca Ballarini che Lupoguido editore ha confezionato e messo a punto come progetto editoriale nuovo. Come sapete Lupoguido sta riportando in Italia, come stanno facendo anche altre case editrici, diversi titoli bellissimi che si erano perduti o che addirittura mai erano arrivati in Italia nel panorama dell’albo illustrato. Da un po’ pare abbia deciso di mettersi a pensare libri, come diceva la Mangoni grande studiosa dell’editoria: ovvero a creare progetti di libri nuovi in cui mettere, evidentemente, la propria filosofia di settore.

Da questa volontà mi pare nasca Piccolo sonno che mi pare abbiamo diversi pregi e, forse, il solo difetto di non aver osato ancora di più….

L’uccellino si rivolge all’uomo e resta colpito dalla generosità e gentilezza con cui gli si rivolge, proprio a lui che era sceso sulla terra per dirgli che la sua ora è arrivata…. L’uccellino si commuove a tal punto che decide di fare un regalo a Giuseppe prima della fine: esaudirà un suo ultimo desiderio.

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Il protagonista, anzi direi i protagonisti di questo albo sono il signor Giuseppe , anziano rattristato da anni dalla mancanza della moglie, e un uccellino nero (tutto nero, anche zampe e becco) che di mestiere fa il messaggero della morte.

E indovinate cosa chiede l’anziano signore?

Con una dolcezza infinita chiede di poter incontrare ancora una volta la moglie, e desidera questa anche sapendo che l’unico modo di avverare il suo desiderio sarà quello di morire anche lui.

A questo punto l’uccellino ottiene un ulteriore “piacere” per questo anziano signore che ha cura di portargli le briciole di biscotto per la colazione: gli dona ancora un po’ di tempo di vita e gli concede, ogni prima notte del mese, di cadere in un piccolo sonno in cui incontrerà la moglie in sogno.

E così l’albo si chiude, con una leggera ombra sul muro della stanza da letto che si avvicina e noi sappiamo che è il 1 del mese.

Una storia dolce e pacata che tratta di temi assai poco usati nei libri per bambini: la morte, la solitudine e l’anzianità, ma anche, a ben guardare, l’amore, la gratitudine e l’abnegazione…

Non male come scelta così come non male sono i richiami, non so se voluti o inconsci, al gigante di questi temi: L’anatra la morte e il tulipano di Erlbruch. Qui, come lì, è il vivo a prendersi cura della morte (o del messaggero della morte) senza paura ma con calore vitale. E’ il vivo a offrire un punto di vista diverso sulla vita e sulla morte alla morte stessa.

Eppure mi capita di pensare che è così bello che l’anziano signore scelga l’amore, che lo scelga a tutti i costi, a costo stesso della vita che credo davvero si sarebbe meritato di morire e avrei visto questa morte come una concessione, un atto di pietas nel senso etimologico del termine non certo come una punizione!

Autori ed editori hanno deciso diversamente e va benissimo così, il senso di questa scelta credo sia svelato, in maniera davvero un po’ criptica a dire la verità, nei risguardi che rappresentano un calendario nel passaggio dal 31 all’1 del mese che non è la notte in cui Giuseppe sogna la moglie, bensì la notte in cui Giuseppe sceglie di accettare anche la morte pur di rivedere la moglie e forse questo in effetti basta a salvarlo…. ammesso che lo si debba salvare da qualcosa.

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Chissà cosa ne diranno i piccoli lettori, chissà se prenderanno le parti degli autori e dell’uccellino o quelle dell’anziano signore…sarei proprio curiosa di saperlo, se prendete il libro fatemelo sapere e vedrete che in ogni caso è una lettura che vi gusterete e che lascerà margini di riflessione importanti sulla morte, la vita e l’amore che non sono, nessuno dei tre, temi tabù da affrontare anche con i più piccoli.

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