Tamo l’ippopotamo

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

Tamo l’ippopotamo…
 Età: da 4 anni
Pagine: 26
Formato: 21,4 x 30.1 cm
Anno: 2019
Editore: Edizioni Corsare
Autore: Daniela Iride Murgia

Tamo l’ippopotamo… che sapeva covare le uova.

In questi giorni di delirio ed emergenza in relazione agli eventi del CoronaVirus o Covid-19 credo sia fondamentale trovare degli elementi che trasmettano calma e tranquillità. Specie ai bambini. Ma non solo.

Ricordo quando lavoravo come educatrice in asilo nido… Spesso i genitori, al primo colloquio, erano scettici e spaventati all’idea di lasciare il loro piccolino in una struttura pubblica per parecchie ore al giorno. Molti, non si capacitavano di come si potessero “organizzare” tanti piccoli esserini, contemporaneamente, quando già gestirne uno a casa in due (genitori) sembrava un’impresa ai limiti dell’impossibile.
Ebbene il segreto stava nel gruppo e… nelle routine, quell’insieme di abitudini che scandiscono il tempo della giornata. Il ritmo, lo stesso ritmo ripetuto sistematicamente e fedelmente, comporta effetti strabilianti, nei bambini e negli adulti che si trovano a educarli. Incredibile, sembra un ossimoro eppure dando un ritmo si crea calma.

Ecco il mio tentativo di oggi:

nel mio piccolo vorrei riportare un po’ di calma, la calma e la serenità tipica di quando leggiamo in classe.

C’è chi pensa a nuovi modi di fare didattica, il web ha proposto un ventaglio di alternative per la didattica a distanza, per costituire una classe virtuale, per accedere a piattaforme, per fruire di libri liquidi…
Inevitabilmente anch’io, come maestra, mi sono interrogata sul da farsi. Perché per “fare didattica” non basta predisporre del materiale o un ambiente di apprendimento on line.
Innanzitutto non tutti hanno la possibilità o le capacità per organizzarsi al meglio nell’emergenza: penso a qualche genitore costretto comunque ad andare a lavorare e i bambini con i nonni, messi in difficoltà dalla famigerata “tecnologia”

Un secondo pensiero va alla didattica in sé che, a mio avviso, per essere efficace deve essere autentica.
Ecco allora l’idea di non dare semplici compiti di ripasso, ma di iniziare con una proposta semplice e coerente con il mio modo di fare didattica.
Ho ripensato agli elementi fulcro della mia didattica e subito sono affiorate alla mente tre cose… (che poi in realtà sono tutte riconducibili ad un’unica cosa): lettura, albo, condivisione… ossia “il piacere di leggere insieme”.

Lettura

Da qui è nasce la proposta per i miei alunni di classe seconda, scuola primaria, di mantenere l’appuntamento fisso e privilegiato: il nostro quarto d’ora di “Lasciami leggere”. Alla solita ora. Tutti assieme. Ma stavolta ciascuno nella propria casa. Ed ecco una prima routine confermata.
È evidente – meglio specificarlo – che il quarto d’ora di lettura è quello “consigliato”. Se qualcuno legge di più ben venga! 😉

Proporre la “lettura individuale” tra le mura domestiche non solo si può fare ma è facile da realizzare. L’idea di essere tutti invitati ad un appuntamento virtuale, senz’ombra di dubbio, unisce.

Albo

La seconda routine da confermare è la lettura assieme, ad alta voce, di un albo come solitamente facciamo in classe.
E qua la faccenda si complica.
Ecco allora sopraggiungere tra i miei pensieri l’idea di inviare alla rappresentante di classe (da condividere nell’immancabile chat dei genitori) un video in cui io leggo l’albo che avrei letto in classe.
Certo un video non è la stessa cosa che leggere in classe… ma può essere una valida alternativa dato il delicato momento che anche i bambini stanno vivendo.
Voglio essere sincera. Inizialmente ero un po’ (tanto) scettica perché, in realtà, per quanto a qualcuno possa sembrare il contrario, io sono moooolto timida.
Poi però mi sono convinta: «Ma sì, facciamolo, è “solo” un video per i miei alunni… sarà quasi come una videochiamata».
Subito la videomaker di casa – mia figlia – si offre per fare il video. E prima ancora di avere il tempo di ripensarci avevamo già scelto il libro, definito il setting e… fatto il mio primo video della mia lettura ad alta voce. Tutto home made.

Ecco allora un “video in cartella”!

La cartella questa volta però non è il mio solito zainetto Eastpack verde bottiglia ma una bella cartelletta gialla… quella della posta elettronica!

Veniamo ora alla lettura vera e propria:

“Tamo l’ippopotamo… che covava le uova”
Manca ancora parecchio a Pasqua, ma visto che qui si mette male… conviene giocare d’anticipo.
Scherzo, ovviamente, ma un po’ di sana ironia non guasta e stempera la tensione degli animi ed è proprio quello che quest’albo sa fare e di cui ora c’è bisogno più che mai.

Perché allora ho scelto questo libro?

Era da un po’ che ne pregustavo la lettura. L’avevo preso in prestito in biblioteca ma ancora non avevo avuto modo di guardarlo con calma. Il prestito stava per scadere, così ho deciso di prendermi il tempo giusto per leggermelo.
Apprezzo sempre molto la profonda saggezza, la sapiente leggerezza e la capacità unica di uscire dagli schemi dell’autrice a tutto tondo, Daniela Iride Murgia.
Le illustrazioni sono semplici ed efficaci quanto il testo e l’uso dei colori che si ripetono come un elemento di continuità, pagina dopo pagina, fungono da comune denominatore, da collante, da routine… donando così calma e serenità.

Tamo è un simpatico ippopotamo, le cui origini sono sconosciute… Inizia così…

Tamo è nato così,

tutto già fatto come lo vedi…

…tutto liscio e gentile,

tutto pronto con il suo maglioncino a scacchi.

Anche le sue orecchie e il suo cuore

erano già fatti

quando è nato.

Ogni mattina quando Tamo si sveglia

elenca tutte le cose

che non sa fare

e tutte quelle che sa fare.

Una cosa però mi riesce meglio delle altre…

So covare le uova!

Ogni lunedì Tamo cerca un uovo

sotto una foglia,

o lungo il fiume, o uno caduto dal nido,

lo mette al calduccio e pazienta.

Dopo una settimana ogni volta

nasce qualcosa.

Mi piace

Mi piace come il testo sia scritto in versi. E la scelta di andare a capo come fosse una poesia.
Mi piace lo spirito di accoglienza gratuito di Tamo e il fatto che ogni uovo riserva in sé una sorpresa piccola o grande.
Mi piacciono le sue abitudini.
Mi piace che prima Tamo dice ciò che non sa fare, poi quello che sa fare e infine la cosa che sa fare meglio. In questo albo si inverte la scala delle abilità. Solitamente viene dato peso maggiore a tutto ciò che non si è in grado di fare, sminuendo le capacità effettive. Infondendo, invece, la giusta dose di fiducia e autostima si scalza il meccanismo contorto per cui se non si sanno fare certe cose non si vale abbastanza. I bambini d’oggi per fortificare la loro personalità hanno bisogno di accettarsi così come sono e avere fiducia in se stessi.
Mi piace la fine… Tamo e i suoi amici riescono a salire nella piccola casetta e… c’è posto per tutti!

Ai bambini oltre al video in cui leggo ho inviato il video completo dell’albo di modo che possa esser a loro disposizione come quando leggiamo in classe.

Ho infine chiesto loro di scrivere:

– un elenco delle cose che non sanno fare,
– un elenco di quelle che sanno fare
– e di descrivere la cosa che sanno fare meglio!

Condivisione

Ho promesso ai bambini che come al solito anch’io farò la mia attività di scrittura e disegno. Sì, l’ho fatta! Anche io ho fatto i “compiti per casa”… ma non li condividerò qua… solo con i miei alunni ;-P
Poi, una volta tornati a scuola, ci racconteremo tutte queste cose: le cose che non sappiamo fare, quelle che sappiamo fare e quelle che ci riescono meglio… Chissà, magari condividendole potremmo anche imparare cose nuove.

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