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Calvino, Rodari e Munari

La mia vita di studiosa di letteratura, e posso dire soprattutto la mia vita di lettrice di letteratura, da decenni, sin da quando ero bambina, ruota attorno a due nomi: Italo Calvino e Gianni Rodari.

Più tardi si è aggiunto anche il nome di Bruno Munari.

Non fosse altro che per questo ho deciso che era arrivato il momento di dedicare a questi nomi, a queste persone, a questi autori dei pensieri di un tributo affettivo prima ancora che di conoscenza, che sento dovuto.

Se mi chiedessero qual è il primo minimo comune denominatore tra questi 3 nomi risponderei, senza indugio alcuno, l’Einaudi che all’epoca di Calvino, Rodari e Munari era più che una casa editrice come la conosciamo oggi, era un’autentica fucina di idee, pensieri, creazione di libri. Il luogo in cui i libri vengono pensati (non a cada il saggio storico della Mangoni sulla storia della casa editrice Einaudi edito da Bollati Boringhieri si intitola Pensare i libri).

Se teniamo conto che Calvino prima ed oltre ad essere uno studioso era un referente della casa editrice, che Munari prima di essere il genio che era era il grafico della medesima casa editrice, e che Rodari pubblica molti suoi titoli, tra cui i suoi capolavori assoluti, con questa medesima casa editrice e con copertine e illustrazioni del grafico di cui sopra, il legame già appare evidente.

Ma non è sul legame “fisico”, “reale”, “tangibile” ed evidente, se volete, che io sento fondarsi l’unione strettissima tra questi nomi.

No, il loro legame io lo sento stringersi e rinsaldarsi attorno ad una parola che forse va poco di moda ai giorni d’oggi ma che tra anni ’50-’60 e forse un pochino anche ’70 aveva molto da dire, a chi aveva penna, matita, orecchie e carta per ascoltare: UTOPIA.

Un’utopia reale costruita davvero, attraverso le storie, la narrazione, la cura all’infanzia; un’utopia che era la ricaduta nel mestiere svolto dai nostri tre dell’impegno politico, o almeno delle convinzioni politiche… vicini alle ideologie socialiste e comuniste, lontani dalle rigidità di partito, la spinta è stata quella alla creazione di una letteratura partigiana!

L’impegno di scrittura di Calvino e Rodari, l’impegno di creazione e disegno (anche in senso lato di progettazione) di Munari, sono impegni a tutti gli effetti politici: ciascuno usa la propria arma per combattere per ciò che crede. Loro, tutti e tre, credono davvero nell’utopia culturale per la rigenerazione sociale e la loro arma è quella della letteratura, dell’arte, della cultura, appunto e nessuno come loro ha combattuto questa battaglia con più consapevolezza e precisione.

L’italiano concreto e preciso a cui Calvino dedicò la sua intera esistenza è lo stesso che incarna – letteralmente da carne, corpo – le filastrocche e le storie di Rodari. Il gioco linguistico che crea e ricrea altro non è che l’esercitazione, a misura di bambino, che conduce all’uso del linguaggio, che esercita la lingua e l’orecchio a suono e senso.

Leggere per non essere più schiavi l’ha detto Rodari, lo sappiamo tutti, ma e trovassero questo frammento tra millenni e tentassero un’attribuzione probabilmente quello di Calvino verrebbe fatto tra i primi.

Non c’è passo testuale delle opere di calvino che non sia intriso di tensione all’utopia, non c’è parola delle filastrocche di Rodari che non instilli nell’orecchio del lettore quella stessa visione utopica che diventa tale nel ribaltamento e nel confronto con la realtà raccontata e messa in parola a partire dal basso, dalla classe operaia, dagli artigiani e dai lavoratori.

Non c’è illustrazione di Munari o progetto editoriale portato da lui avanti, penso ovviamente innanzitutto a Tantibambini, che per tensione di nascita non abbia ciò che è condensato in una delle citazioni guida di teste fiorite:

non utopia ma vero servizio sociale

Questo è un post di avvicinamento, di semina, come sono tutti i miei post teorici e quindi non scenderò più a fondo di così nell’analisi di testi e poetiche (ovviamente si può fare, qualcosa è stato fatto e sarebbe il caso di fare) ma vorrei chiudere con un rimando, immancabile perché imprescindibile quale riferimento culturale dell’epoca letteraria del secolo scorso, alle Lezioni americane di Calvino in cui possiamo senza sforzo ritrovare molti riferimenti alla poetica dei due amici, sì lo erano anche nella realtà, Rodari e Munari e non penso solo e tanto alla famigerata Leggerezza di cui tutti e tre erano maestri, almeno nella scrittura se non nella vita personale; quanto alla consistency, titolo e principio dell’ultima lezione americana lasciata non perfettamente ultimata da Calvino alla sua morte e edita nei Saggi nell’edizione dei Meridiani Mondadori. La consistenza, la sostanza, il peso direi,che lungi dall’essere opposto a quella leggerezza ricercata, perseguita e spesso raggiunta da questi 3 grandi autori, ne è il fondamento necessario!

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