Duello al sole

Prima di mettervi a leggere Duello al sole di Manuel Marsol (l’autore di Museum!) edito da Orecchio acerbo vi consiglio caldamente di farvi venire in mente, o di mettervi di sottofondo come colonna sonora, una di quelle melodie di Morricone per i film di Sergio Leone.

Siamo in un western che dichiara il suo esser tale sin dalla prima inquadratura e ribadisce il proprio legame con il cinema e la tradizione Western nei titoli di coda, un tocco che sa di cura per il dettaglio, una delle cose che amo di più nei libri.

Siamo di fronte, è il caso di dirlo se teniamo il libro in mano, ad un mezzogiorno di fuoco: indiano e cowboy uno di fronte all’altro, l’uno che tende l’arco, l’altro che protende la pistola. Fermi così, uno da un lato e l’altro dall’altro di un fiumiciattolo in mezzo all’ambientazione western.

Il fiumiciattolo richiama vita, un uccello che si posa sulla pistola del cowboy e gli fa pure la cacca sul cappello, i due cavalli che si incontrano a bere, si innamorano e lasciano lì i due uomini a dar prova di immobile stupidità. E poi è la volta del bufalo che spinge il cowboy ad attraversare l’acqua e a mettersi in salvo tra le braccia dell’indiano…

Insomma in questi 20 metri (più o meno possiamo immaginare che siano tali, forse anche meno) il duello non trova modo e ragione di svolgersi avvicinando sempre più i due protagonisti principali. In questo western non ci sono cattivi, c’è solo il tempo che scorre e con esso la vita che fa ruotare in questo breve spazio un sacco di animali diversi richiamati dall’acqua.

La macchina da presa possiamo immaginarla collocata più o meno al posto del lettore, ferma sempre nella stessa posizione come è un lettore intento a leggere. Dotata di un buono zoom che mette in risalto i dettagli salienti, proprio come sanno fare gli occhi del lettore intento a decifrare ogni minima parte dell’illustrazione.

Il lettore al tempo stesso assiste e diventa motore immobile, probabilmente ispirazione per l’autore, di un lungo piano sequenza a camera fissa.

Si comincia di mattina, o almeno col sole alto, poi la storia si sviluppa fissa nello stesso luogo fino a sera, a notte, titoli di coda, la scena si riapre, la camera fissa – come il lettore ancora lì inchiodato, nella medesima posizione – e sulle due rive sono comparse una tenda indiana da un lato e una caracca di legno dall’altra, due orsi intenti a rovistare dentro le case, indiano e cowboy insieme sul tetto per mettersi in salvo e… la neve!

La neve?! Ma quanto tempo è passato?

A giudicare dal titolo che porta la data in caratteri romani 2016-2017 almeno 6 mesi sono trascorsi!

Spazio fisso e tempo (anche atmosferico) dilatato all’ennesima potenza, mica male per un film, perdon libro, a camera fissa!

E i dialoghi? Direte voi?

Minimi, essenziali, come quelli degli uomini duri e puri del western, tanto scarni e puliti che dopo una prima lettura la mia memoria aveva registrato Duello al sole tra i silent book!

E invece le parole ci sono e segnano il passo dal passo del tempo che altrimenti si perderebbe in tutta questa fissità spaziale.

Ma è secondo me nei titoli di coda, accennati all’inizio di questo lungo post, che la scrittura dà il suo meglio in questo lungo post, che la scrittura dà il suo meglio in questo bell’albo che come pochi riesce a rendere la complessità del lavoro che c’è dietro la storia più (apparentemente) semplice!

Teste Fiorite