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“L’albero” di Shel Silverstein

Ma sul serio non ho mai, e dico proprio mai, pubblicato sul mio prato nulla, e dico proprio nulla, su L’albero di Shel Silverstein?

Incredibile fortuna!

Questo albo illustrato, un classico che più classico non si può, cade a fagiolo sempre, di venerdì ancora di più… benvenuti alla rubrica Friday For Future dedicata al Pianeta Terra.

Se c’è ancora qualcuno che non conosce questo capolavoro dirò che si tratta di una storia d’amore tra un bambino, poi ragazzo, poi uomo, poi anziano, e il suo albero. Un albero che gli dà tutto ciò che può desiderare età per età…o almeno ci prova.

L’albero realizza ogni desiderio e accompagna il ragazzo in ogni sua tristezza fino a quando può compensare con le sue mele, i suoi rami su cui dondolarsi, la sua corteccia su cui incidere cuori… poi i desideri e le frustrazioni del ragazzo cambiano. Il cinismo avanza e il ragazzo non vuole più arrampicarsi ed essere felice, vuole soldi, una casa, una barca…

Vuole cose materiali e l’albero prova con tutto se stesso a renderlo felice: dà le mele da vendere per avere i soldi, i rami da tagliare per fare un tetto, persino il suo tronco per fare la barca. Arriva ad essere un ceppo storto che quasi non riesce più ad essere felice per il suo ragazzo che l’ha ridotto allo stremo.

Ma il ragazzo ormai è un vecchio e vuole solo un posto dove restare, riposare ed ecco che il ceppo cerca di raddrizzarsi e farsi bello più che può per corrispondere a questo ultimo desiderio del suo grande amore…

Quando leggo questo libro ai bambini in moltissimi dicono che è una storia triste… il che per alcuni lettori diventa buona ragione per non amare il libro.

Cosa rende triste la storia? L’abnegazione dell’albero che non si scalfisce davanti alla palese ingratitudine, egoismo e persino cinismo del suo “ragazzo”.

Dall’altra parte c’è lui, il ragazzo, che sembra non avere pietà, non provare compassione, non rendersi conto di nulla e mantenere come unico punto di vista il proprio.

Ma la storia regge, e regge alla perfezione che la vogliamo leggere come una metafora o che la vogliamo leggere come una realtà…. Metafora, ad esempio, di un amore incondizionato ed assoluto (potrebbe essere quello di un genitore?) che dona se stesso per l’altro; realtà, ad esempio, di uno sfruttamento indegno, a patto di prendere un’ottica animistica.

Scegliete quale lettura è quella che parla di più al vostro animo, quale risuona con più forza nell’animo dei lettori di qualsiasi età e quali riflessioni fa sorgere. E ricordiamoci che può accadere che quando un bambino dice che una storia è brutta, o che non gli piace (due concetti decisamente diversi ma che spesso i bambini esprimono in un unico modo), può essere che così sia davvero, ma può anche darsi che si trovi di fronte ad una storia che imbarazza il suo modo di sentire. Le storie che ci mettono in difficoltà sono storie fondamentali, che parlano a qualche parte profonda di noi e questo può senz’altro non piacerci!

Ecco, L’albero è un libro che può fare questo effetto, e questo lo rende ancora più forte!

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