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L’alfabetiere di Munari

L’editoria per l’infanzia, da sempre, è piena di alfabetieri e abecedario e tra questi un posto interessante secondo me lo occupa L’alfabetiere di Munari edito ora da Corradini e pubblicato per la prima volta nel 1960.

In apertura, nel risguardo, Munari, come spesso gli piace fare, si rivolge direttamente al suo potenziale acquirente, più che lettore in questo caso: la lettera è diretta ai genitori che devono farsi mediatori del libro ai bambini e dunque devono comprenderne il senso.

Cari genitori, questo libro prescolastico è intitolato alfabetiere e non abecedario perché le lettere che contiene non sono disposte secondo il metodo tradizionale: a, b, c, … ma secondo le difficoltà che presentano per essere imparate dal bambino.

Si susseguono quindi nel testo filastrocche in rima che giocano tra il nonsense e l’assurdo preferendo sempre il suono a senso sulla base della divisione i o u a e l d t s n p t m v z b f c (duro) c (dolce) h chi che g (duro) ghi ghe q cq gn gl (dolce) gl (duro) sc.

Non so che tipo di presenza abbia questo libro nelle nostre scuole, dell’infanzia e primarie, mi colpisce che Munari lo pensasse come prescolastico, credo che oggi sarebbe perfetto nei primi anni della primaria ma con ampi sconfinamenti nelle età precedenti e successive.

Da Munari è proprio l’idea, replicabile all’infinito fuori dal libro, che ogni bambino possa continuare in tutta la pagina, per ognuna delle pagine, a incollare ritagli di lettere e fonemi come ha iniziato a fare l’autore.

Il lettore quindi diventa un coautore incarnando quella che sembra essere il fondamento dell’utopia munariana.

Invitate quindi i vostri bambini a continuare questo libro così come io l’ho cominciato

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