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L’uomo che piantava gli alberi

E’ venerdì, teste fiorite da mesi aderisce al Friday for future con libri dedicati al pianeta, e non poteva mancare in questo contesto un librino straordinario da ogni punto di vista che mi pare calzi a pennello…

L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, edito da Salani, è ormai un classico di questo autore che non è un autore per ragazzi e francamente, ma qui ammetto la mia ignoranza, non credo abbia scritto pensando a dei ragazzi come lettori.

La storia è scritta come fosse autobiografica, narrata in prima persona da Giono stesso che ci racconta il suo incontro, a cavallo tra il 1913 e il 1947, con Elzéard Bouffier, l’uomo che piantava gli alberi a cui si deve il titolo.

Invece siamo di fronte ad una super finzione narrativa, che forse ha qualche tangenza con la biografia dell’autore, ma che nasce e vuole essere una parabola, un’allegoria, la messa in scena del bene per il bene.

Quel bene che si fa e non si dice..

Elzéard Bouffier pianta ogni giorno 100 ghiande perfette (selezionate a mano una ad una) per decine e decine di chilometri, per decine d’anni e, così facendo, con un piano chiaro e pulito degno di Dio, riporta la vita là dove c’era il nulla (vegetale, animale e umano).

Il narratore descrive questo uomo silenzioso ma non burbero e come il paesaggio grazie a lui modifichi non solo il proprio aspetto ma anche la propria essenza. Il silenzio gioca un ruolo essenziale in tutto questo. Non c’è nulla da dire perché si sta facendo e operando l’essenziale.

Elzéard Bouffier fa ciò che deve, o sente di dovere, e poi accade quel che può.

Quanto e come un singolo uomo fa la differenza?

Questo è il senso della favola dalla morale sottointesa scritta da Giono, e questo il senso del piccolo racconto per chi ha il dovere etico di mettere in gioco se stesso e la propria quotidianità per il bene del Pianeta.

Elzéard Bouffier è per necessità un personaggio asociale, come potrebbe altrimetni camminare decine di chilometri al giorno, sostentarsi di quel poco che può produrre e fare il pastore in cima ad una montagna se avesse degli obblighi sociali da assolvere? E’ un po’ come quando nelle storie compaiono i bambini orfani, i genitori vengono eliminati per poter lasciare ai protagonisti mano libera. Qui accade lo stesso, Elzéard Bouffier viene liberato dall’umanità per poterla servire….

Anche se a ben guardare ciò che serve non l’umanità, affatto, ma la montagna, la natura, il Mondo ampiamente inteso, senza mire, con tanti fallimenti e con un piano in mente.

L’uomo che piantava gli alberi è un piccolo libro che da decenni è destinato al pubblico giovane, compare infatti nella collana gli istrici, ha avuto varie riedizioni ed anche varie illustrazioni, ma mi pare la sostanza sia questa. Però è un libro che non ha età le logiche editoriali l’hanno forse obbligato ad un ruolo che non chiedeva di avere, forse dando spazio alla sua essenza simbolica e metaforica. E’ senz’altro un bene che questa storia compaia alla portata di bambini e ragazzi (anche se illustrazioni ammiccano ad un pubblico grandino) ma a moltissimi adulti farebbe bene leggerlo!

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