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Lupo Sabbioso – L’amico

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

Lupo sabbioso – L’amico
 Età: da 5 anni
Pagine: 122
Formato: 16,6×21
Anno: 2010
Editore: Bohem Press Italia
Autore: Asa Lind
Illustratore: Alessandro Sanna

Sarà colpa dello stare in casa…
la voglia di incontrare un amico…
Sarà il bisogno di una nuova lettura…
di un libro speciale…
Sarà perché i bambini sono cresciuti…
e sono pronti ad immaginare…

Il libro di cui vi narrerò oggi la lettura non è un libro qualsiasi.
L’ho proprio scelto con cura, ho scelto quando leggerlo, come leggerlo e perché.
Per ogni lettura io credo ci sia un momento giusto, un tempo maturo. Certo, si può leggere tutto, sempre e in qualsiasi luogo… eppure per tutto c’è un momento migliore, un tempo migliore, una disposizione d’animo migliore che fa sì che le parole non cadano nel vuoto.
Lo scrittore prepara il terreno. L’illustratore getta qualche semino. Lettore e narratore sovrappongono i loro pensieri e approdano al mondo dell’immaginario. Questa apertura non è semplice né scontata, anzi come tutte le cose va curata, annaffiata, aiutata a crescere.

L’incontro

L’anno scorso, all’incirca in questo periodo, avevo narrato la lettura in classe di Lupo Sabbioso – L’incontro.
Quest’anno avevo programmato di leggere in classe il seguito, al rientro dalle vacanze di Carnevale. Ho dovuto rivedere i miei programmi. L’avvento dell’emergenza dettata dal contenimento della diffusione del Coronavirus e la conseguente chiusura delle scuole, ha comportato una rimodulazione della programmazione e l’avvio della Didattica a Distanza.
Cruciale il ruolo dell’insegnante perché, se la didattica è l’arte di insegnare, l’arte di insegnare sta nell’educare e nell’apprendere, nell’imparare ad imparare, nel costruire una relazione.
La relazione nella didattica è indispensabile, una relazione unica, speciale, personalizzata, legata alla presenza, ma non per forza vincolata dalla fisicità. La presenza è legata indissolubilmente all’esserci, al sentire, alla “connessione”, ma non coincide con la contingenza dell’essere tangibile.

L’amico

Lupo Sabbioso – L’amico è il seguito di Lupo Sabbioso – L’incontro.
Tutti i “secondi libri” sono sempre un po’ un azzardo. Se il primo ha una riuscita scoppiettante, il secondo inevitabilmente deve fare i conti con le aspettative del lettore, più alte rispetto al primo volume.
Da considerare, inoltre, chi è il lettore ideale: se da un lato il “lettore adulto” avrà le succitate aspettative, dall’altro il “lettore bambino”, che ama Zackarina ma soprattutto Lupo Sabbioso, non avrà bisogno di particolari elementi di novità, anzi necessità di elementi di stabilità. Elementi costanti come:
– i personaggi: Zackarina e Lupo Sabbioso, il papà, la mamma
– i luoghi: la casa vicino alla spiaggia, il mare
– i tempi: la giornata, la mattina, il pomeriggio, la sera

Tutte queste cose insieme fungono da punti di riferimento.

L’unica aspettativa del lettore bambino è quindi quella di leggere nuove avventure dei due amati protagonisti. E vorrebbe che queste avventure non finissero mai. Come le puntate del cartone animato preferito. Il fatto stesso che sia un’unica storia, ma con capitoli a sé stanti, fa sì che il lettore desideri che continui. Ogni piccola avventura si conclude, ma la certezza che poi ce ne sia un’altra… rassicura.
Questi elementi sono stati per me la conferma che “Lupo Sabbioso – L’amico” fosse la lettura giusta da proporre in questo particolare momento. Credo che mai, come in questo periodo di reclusione forzata, si senta il bisogno di un amico.

Qual è la differenza tra un amico e un genitore o un fratello?

Con l’amico puoi litigare e fare pace senza dover rendere conto dei tuoi sbagli; con l’amico ti puoi confidare, puoi dire tutto, anche pensieri “scomodi”, non proprio corretti…; con un amico ti puoi sfogare senza timore di essere giudicato.
Interessante come spesso Zackarina scenda alla spiaggia arrabbiata, imprechi, si sfoghi, ma solo parlando; lei stessa si rende conto dei propri errori e dei propri pregiudizi.

“Lupo Sabbioso – L’amico” è un libro di dimensioni medio-piccole con copertina rigida azzurra che richiama il mare (il primo volume, giallo ocra, richiama il colore della sabbia). Nel retro copertina si legge “Zackarina, la bambina che abita nella casetta in riva al mare, e Lupo Sabbioso tornano a far sognar con le loro avventure. Perdersi nella nebbia, imparare a nuotare, riconoscere un vero amico: nessun problema! Lupo Sabbioso trova sempre la soluzione. A volte basta una semplice poesia, o pensare all’azzurro del cielo. E se gli adulti non riescono a vedere le storie che si nascondono intorno a loro, pazienza: un modo per raccontarle si troverà di sicuro”.

La lettura

Ho letto ai miei alunni un capitolo al giorno.
Il libro è composto da quindici capitoli. Quindi, tolti i sabato e domeniche (che non c’è scuola), l’ho letto in tre settimane.
Un libro come amico, Lupo Sabbioso come amico. Un racconto da ascoltare, anche ad occhi chiusi, per poi immaginare. La voce della maestra, che ad occhi chiusi sembra proprio vicina, come si fosse in classe.

Amo questo libro per molteplici ragioni.

Rievoca in me ricordi bambini, ad esempio quando la mamma svuota le tasche dei pantaloni di Zackarina per lavarli (cap. 5). Secondo la mamma le tasche erano piene di polvere e qualche rimasuglio, per Zackarina erano piene di aggeggi indispensabili.

Ricordo bene le mie tasche da bambina: piene… di tutto! Ricordo che mi piaceva toccare i piccoli oggetti e indovinare che cosa fossero finché ascoltavo qualche noiosa conversazione. Erano un alibi perfetto. Nessuno avrebbe messo in dubbio che stessi ascoltando, eppure grazie al contenuto delle tasche stavo facendo tutt’altro.
Ricordo mia mamma che mi rimproverava perché sformavo i cappotti per quanto erano piene le mie tasche… guanti, fazzoletti, fazzoletti… tanti fazzoletti, sia puliti che usati e poi alcuni piccoli oggetti: una pallina rimbalzina, il tappo di una penna bic da poter rosicchiare al bisogno, qualcosa da mangiare tipo un pacchetto di crackers e un po’ di bricioline miste (perché aprivo i crackers e li mangiavo tenendo il pacchetto in tasca per non farmi vedere quando – ad esempio – mi veniva fame ma ero in un posto dove non si poteva mangiare).
Devo ammettere, però, che mi ci ritrovo anche da adulta, nel ruolo di mamma e allo stesso tempo di Lupo Sabbioso quando ironizza sul “datti una regolata”. A volte quando mi arrabbio e predico mi do fastidio da sola… sembro una radio rotta, quando succede poi penso:

Regolata? – Ripetè Lupo Sabbioso. – Datti una regolata… o fatti una covata? Ma sì! Una regolata di una covata di uova strapazzate! Come quelle della gallina cocchina… Che strapazzo strapazzare queste uova da strapazzo!

Rido e mi calmo. Ancora una volta il potere dell’ironia capace di smorzare le tensioni e ridare il giusto senso e contenimento ai pensieri.

Ma in Lupo Sabbioso non c’è sempre da ridere.

Anzi capita anche di sentire le lacrime di Zackarina che cadono

Pling e plong? – disse. – Cos’è sta piovendo?

O di parlare di temi solitamente poco affrontati come la morte.

Ah! Ma quello lo conosco! È il signor Morte.

La morte fa parte della vita.

L’autrice affronta il tema della morte con molta delicatezza. Ma lo affronta. E per questo l’ammiro.

Non si risolve un problema ignorandolo, ma affrontandolo, anche se a volte può esser doloroso.
Io, in questo periodo, non ho parlato ai miei alunni del coronavirus. Per scelta. Non per evitare l’argomento, ma perché credo se ne parli già troppo e, come ogni pensiero ingombrante, più ne parli, più lo nutri. Così diviene un pensiero fisso che dilaga e assorbe energia e pensieri positivi che potrebbero essere convogliati altrove.
Potrebbe sembrare un controsenso che io prima dica che ammiro l’autrice del libro che affronta temi scabrosi e poi io dica che con i miei alunni non ho affrontato l’argomento “coronavirus”. In realtà proprio leggendo questo libro, a modo mio l’ho affrontato. Non serve parlare di un argomento ventiquattr’ore su ventiquattro che si affronta un argomento, ma credo sia dando gli strumenti adeguati per affrontarlo, curando la maturità e la sensibilità di ogni persona.

Questo libro, infine, mi piace perché si svolge quasi interamente all’aria aperta, sulla spiaggia, in riva al mare e ora più che mai sentiamo tutti il bisogno di uscire e di respirare libertà.

Inoltre, tra le pagine, si percepisce un implicito profondo rispetto per la natura e credo anche questo messaggio possa essere un monito concreto. Il pianeta sta mandando espliciti messaggi che non possono continuare a lasciarci indifferenti. Lo vediamo in questi giorni, riscoprendo l’essenziale, quanto poco basterebbe per vivere rispettando la natura e usando le risorse nel rispetto dei bisogni di tutti.

Zackarina abitava in una casa sul mare con la sua mamma e il suo papà. Davanti alla casa c’erano due betulle, e in mezzo pendeva un’amaca. Quel giorno, l’amaca era una nave pirata, e Zackarina era il comandante.

Mancano le riflessioni a caldo.

Voci di “grandi” mi hanno detto che… ci sono state! Ma non avendo potuto ascoltarle in prima persona, non posso riportarle. Non posso però non condividere un piccolo riscontro ricevuto dalla mamma di uno dei miei alunni:
“Ogni sera, quando arriva l’ora di andare a letto, viene, si prende il mio cellulare e va in camera sua ad ascoltarsi, da solo, il suo capitolo quotidiano di Lupo Sabbioso, è un momento tutto suo…”
Questo ribadisce l’importanza delle buone routine e dei piccoli appuntamenti fissi. Per quanto riguarda me, invece, vale tutta la fatica di una relazione complicata con la tecnologia.

In conclusione

Dalla lettura di Lupo Sabbioso sono con naturalezza nate due nuove avventure: una per nutrire la lettura e una per nutrire la scrittura.

La prima idea è nata dopo il messaggio di un mio alunno che diceva:

“Sai maestra, è bello che ci continui a leggere le storie anche se non siamo più a scuola”.
Così ho pensato che anche a me sarebbe piaciuto ascoltare qualche storia.
Ho proposto allora che ciascun bambino scegliesse un breve racconto, una poesia, una favola, un albo illustrato, il primo capitolo di un libro, da leggere alla classe. Una lettura ad alta voce da regalare agli altri per condividere una lettura e far sentire la propria presenza e vicinanza.
Sono stata piacevolmente colpita da come è stata accolta la mia proposta. Hanno partecipato quasi tutti con entusiasmo e sono certa che un po’ alla volta tutti regaleranno la propria lettura.
Amo la capacità di mettersi in gioco dei miei piccoli alunni e sono veramente fiera dei più timidi che hanno trovato il coraggio di leggere ad alta voce per noi. È stato davvero bello ascoltarli. Se penso che solo l’anno scorso cominciavano a leggere le prime parole o brevi frasi, sembra passato moltissimo tempo per quanto bene leggono. Rispettando la punteggiatura, l’intonazione, dando voce alle onomatopee, facendo voci diverse per i vari personaggi. È stato davvero emozionante. Un bellissimo regalo.

La seconda idea me l’ha suggerita Lupo Sabbioso in persona.

Capitolo finale, pag. 107:

Zackarina entrò a precipizio e lasciò cadere le foglie sul pavimento. – Guardate! – gridò – Ho trovato una storia! – La mamma alzò il naso dal libro. – Ma… Zackarina! – gemette. – Perché hai portato in casa quella robaccia?Oh, no! – intervenne il papà. – Che cos’è? Un mucchio di foglie? – La mamma si chinò in avanti e guardò meglio – Certo che sono particolarmente belle – commentò. – Shhh! Ascoltate! – disse Zackarina. Si sedette, sparse le foglie sul tappeto e cominciò a raccontare. – C’era una volta una bambina che abitava in una casa sul mare…Ma… cos’è questa? – chiese la mamma – Una storia che parla di te?Vedremo – rispose Zackarina. Girò una foglia e la mamma andò vicino a lei, e poi anche il papà. Lì seduti, ascoltarono Zackarina: “C’era una volta una bambina che giocava su una spiaggia. Lì abitava un lupo. La bambina e il lupo erano amici…”

Così ho suggerito di disegnare tre foglie una piccola per l’introduzione, una media per lo svolgimento e una piccola per la conclusione e di provare a inventare una storia e così hanno fatto dando libero spazio alla fantasia.

Poi condivideremo i nostri racconti.

Ovviamente anche io ho “immaginato” e scritto la mia storia sulle foglie.

La forza della didattica, dell’essere un buon insegnante, non sta nella quantità di compiti che dai o nelle attività fantasiose che proponi… la differenza la fa il fatto di mettersi in gioco in prima persona, di leggere per loro e con loro, di scrivere per loro e con loro.

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