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Perché ci sono tanti orfani nei libri per ragazzi?

Dai, non ditemi che non ve lo siete mai domandato!

A me è capitato spessissimo, da ragazza soprattutto, di notare ed interrogarmi sul perché nelle storie per ragazzi ci sono così tanti protagonisti orfani.

Non saranno mica tanto fortunati ‘sti bambini a cui mancano la mamma, spesso accuditi da perfidi accudienti…insomma che razza di figura ci fanno gli adulti e quale strano sadismo muove l’autore ad inventare tali personaggi?

Beh, provate a pensarci però… quei bambini, quei protagonisti, se si trovassero in condizioni genitoriali ottimali, se fossero controllati e seguiti dagli adulti di riferimento, avrebbero mai potuto vivere quelle storie, quelle avventure che li hanno resi protagonisti immortali della storia della letteratura per l’infanzia?

La risposta è NO.

Non avrebbero mai potuto vivere ciò che vivono nelle storie!

Sarebbero forse stati bambini (veri) più felici ma protagonisti decisamente scarsi, nulla che avrebbe potuto imprimersi a fuoco nella memoria del lettore. E non stando noi occupandoci di bambini veri ecco il perché ci sono tanti orfani nella letteratura per ragazzi soprattutto di un certo periodo!

Come dire, bravo quell’autore che libera il suo personaggio per permettergli di vivere le sue avventure al posto del lettore che non potrà mai viverle come lui!

E oggi? Che succede oggi?

Succedono due cose: 1- o abbiamo libri con situazioni familiari mimetiche (nel bene e nel male, spesso si tratta di situazioni complesse di separazione ecc.) e fatemi dire che raramente viene fuori qualcosa di eccellente da questi tipi di narrazione; 2- oppure abbiamo di fronte degli scrittori di qualità elevatissima che riescono non a eliminare le figure genitoriali ma a renderle tali da garantire la libertà necessaria ai figli per potersi muovere e vivere avventure. Penso a Maria Parr, ad esempio, egregia scrittrice nordica che riesce a creare ambientazioni sia fisiche che emotive tali da liberare il protagonista e renderlo libero di vivere nelle pagine liberamente le avventure.

Perché il panorama è cambiato in questo senso?

Probabilmente perché l’attenzione degli adulti verso i libri per ragazzi è più alta che decenni fa e cercano di non fare troppa brutta figura nei libri che danno da leggere ai ragazzi… sto semplificando e scherzando, evidentemente, ma la sostanza secondo me c’è: quanti genitori ed insegnanti, oggi, sarebbero felici di dare ai loro figli e studenti storie con bambini e ragazzi abbandonati ai loro destini, adulti pessimi sadici e cinici? Ma ve li immaginate tutti fuori da scuola?

La via aperta dalla Lindgren e seguita moltissimo e benissimo da straordinari autori soprattutto nordici risolve la questione senza abbassare il livello della narrazione: protagonisti liberi sì, ma con un sistema di protezione messo a punto dall’autore a prova di bomba! Può essere un sistema di protezione “interno” al personaggio: penso a Pippi Calzelunghe che è una super bambina che assolve in sè anche le funzioni genitoriali (anche se fa cose assolutamente disdicevoli ha la forza e la capacità di badare a sè stessa, ed anche a tutti gli altri); oppure esterno e penso ai genitori di Lena o di Tonja Valdiluce negli omonimi romanzi della Parr.

Ci sarebbe da riflettere sul perché questa cosa non si riesca a fare bene in Italia dove la scrittura troppo spesso fa fatica a decollare verso l’eccellenza narrativa, ma si aprirebbero questioni troppo lunghe da affrontare quindi vi lascio qui, in sospeso, a pensare agli orfani che più avete amato della letteratura per l’infanzia!

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