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Il riccio nella nebbia

Riccio nella nebbia di Jurij Norštejn e Sergej Kozlov

illustrato Francesca Yarbusova,

tradotto da Francesca Yarbusova,

edito da Adelphi nella collana Cavoli a merenda

Vi capita mai di sedervi con un amico a guardare le stelle?

Riccio e Orso si ritrovano spesso seduti su un tronco, il tè caldo profumato di ginepro per via dei rametti usati per alimentare il fuoco, le stelle a sinistra del camino sono di Riccio, quelle a destra sono di Orso.

Non è facile trovare un amico con cui condividere le stelle e la strada che Riccio deve fare per raggiungere questa straordinaria condizione e situazione di piacere può essere misteriosa, persino a tratti pericolosa, densa di esperienze non tutte positive ma tutte da attraversare.

Un giorno mentre Riccio va da Orso, seguito a distanza dallo sciocco Gufo, capita in un banco di nebbia in cui tutto scompare e qualcosa, a tratti, appare come un’epifania.

Il cavallo bianco innanzitutto, appare color latte nell’aria lattiginosa della nebbia, e poi una foglia, una lumaca, un pipistrello, ombre gigantesche e indefinite da far tremare i baffi ad animali ben più grandi di Riccio.

Dalla nebbia appaiono all’improvviso creature anche buone e gentili come il cane che restituisce a Riccio il piccolo fagotto con la marmellata che aveva perso per mettere letteralmente il naso nella corteccia di un albero cavo.

Il cane e poi un animale acquatico enorme che non ha nome, è un Qualcosa, salvano Riccio in questo mare di nebbia da cui ogni tanto emerge il richiamo di Orso ma da cui non sembra non trovarsi via d’uscita.

Tuttavia, nella paura, nei rumori intensi, nell’incertezza di ciò che non si vede e di ciò che non si conosce Riccio non si ferma mai, non arretra mai, non perde occasione per tentare una eco, per cercare di capire cosa lo circonda, per spiegarsi cosa accade, per accettare la situazione in cui si trova. La resilienza di Riccio è pacata e paziente, più stupita che angosciata anche se la nebbia mette in ansia per natura. E così è per il lettore che con Riccio forse non si spaventa ma qualche respiro corto lo trattiene, in attesa, in ansia, che la nebbia si diradi e che Riccio compia sano e salvo il suo viaggio.

Ed eccolo qui, approdare sulla sponda in cui di nebbia non c’è nemmeno l’ombra, in cui Orso aspetta Riccio per sentirsi ricordare ancora una volta il nome dei rametti che profumano il fuoco, per poter dire all’amico che è proprio bello potersi ritrovare in quella situazione con la certezza del tè caldo, della marmellata e delle stelle naturalmente.

Riccio nella nebbia è un albo intenso, che riesce a sospendere il cuore del lettore come quello di chi sta nella nebbia. Il libro è bellissimo e non solo per la storia e per le illustrazioni davvero eccezionali ma anche per la cura dell’edizione in cui dalla copertina alla carta utilizzata tutto è stato pensato per dare al lettore che maneggia ed osserva il libro il massimo piacere che mette nelle migliori condizioni per entrare nel banco di nebbia con Riccio.

Qui di seguito il cortometraggio in stop motion di Riccio e nebbia pubblicato molto prima del libro e strapremiato nei festival di animazione.

E mentre Orso ritrova ogni sua sicurezza grazie al rituale dell’osservazione delle stelle, e mentre Gufo è ancora lì a giocare con la eco del pozzo facendo un po’ la figura dello sciocco che mentre il saggio indica la luna guarda il dito, Riccio, ormai apparentemente rassicurato rivolge il suo pensiero a chi dalla nebbia non è uscito.

Come sse la caverà la cavalla nella nebbia?

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