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Si può avere la luna?

Si può avere la luna?

di Tohby Riddle, edito da Babalibri

Per gli animali non è facile vivere in città, alcuni si adattano meglio, altri peggio. Tra i primi c’è senz’altro la volpe, una volpe come Clive, per esempio; tra i secondi c’è per esempio il coccodrillo (anche se chi conosce Professione Coccodrillo potrebbe smentire!).

Nel mezzo ci sono quegli animali che, come le persone, possono restare schiacciati dall’esistenza, come Humphrey, un asino dolce e caparbio, amico di Clive, che si adatta a fare ogni tipo di lavoro, stagionale e non, e tuttavia non riesce a sbarcare il lunario…

Che strana espressione, ci avete mai pensato?

“Sbarcare il lunario”

Ecco, Humphrey proprio non ce la fa a sbarcare il lunario e sembra quasi perduto, o meglio sembra persa la speranza quando incrocia il suo amico Clive che nota un contenuto particolare di una busta blu che l’amico ha trovato perduta per strada (io per un attimo ho pensato che fosse tutta la sia casa ridotta ad una busta mentre il suo proprietario è costretto a vivere per strada…).

Nella busta ci sono ben 2 biglietti invito per la prima assoluta di “Si può avere la luna?, ultima opera del più famoso drammaturgo della città.

Ed ecco che dalle stalle, anzi dal parco, si passa la sera stessa alle stelle, anzi alla luna.

Prima l’emozione dello spettacolo, un’emozione intangibile, che è tanto emozionante da far stillare qualche lacrimuccia a Humprey; poi l’emozione di scoprire che insieme all’invito alla prima c’è anche la cena – un’emozione materiale – che strappa anch’essa una lacrimuccia al povero asino.

Panem et circensem insomma. Tutto si sospende per un attimo, anzi una sera, una sera in cui è lecito sognare, rilassarsi, godesi la luna che si ha avuto in dono, seppure per una sola sera.

E tutto questo è possibile anche per chi potrebbe avere le caratteristiche di un emarginato sociale, secondo i parametri “adulti”, uno che si ammazza di lavoro dalla mattina alla sera ma per lui non c’è mai un pezzetto di luna.

Anche la figura dell’amico Clive è figura eccezionale, in Clive non c’è mai preoccupazione esplicita o sollecitudine tematizzata in alcun modo. C’è solo la capacità di vedere l’amico, di vedere le situazioni, di essere pronto a cogliere l’occasione.

La storia si chiude con la buonanotte e un abbraccio tra amici. Cosa ne sarà domani nessuno lo sa, possiamo immaginare che Humphrey tornerà alla sua disperazione lavorativa e Clive alla sua buona adattabilità alla vita; ma nulla di questo ha importanza, ed infatti la storia si ferma prima. Quello che conta è che per una sera i due amici hanno potuto almeno domandarsi se si può avere la luna, anzi, per una sera si sono proprio concessi – complice il caso che però bisogna saper cogliere – la luna, qualunque cosa essa sia per ognuno.

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