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La figlia del dottor Baudoin

Se dovessi trovare una parola per dire la sensazione che mi ha dato la lettura de La figlia del dottor Baudoin di Marie-Aude Murail edito da Camelozampa con la traduzione di Sara Saorin, direi “temporale”.

Temporale, sì, forse però un temporale secco, senza pioggia. Avete presente quei giorni in cui si addensano le nuvole piano piano, diventano sempre più nere sempre più nere, arrivano al climax di nero e poi tutto si scioglie in un raggio di sole che squarcia le nuvole?

Tale è stata la sensazione datami da questo romanzo eccezionale di Marie-Aude Murail, autrice straordinaria per la quale ogni volta mi domando come faccia a fare sempre centro. Certo alcuni suoi titoli sono migliori di altri ma nessuno scende mai sotto una soglia molto ma molto alta di eccellenza narrativa.

La storia si dipana, ancora una volta, all’interno di una famiglia, un nucleo famigliare di 5 membri apparentemente normale e agiata ma Basaglia ce l’ha insegnato: visto da vicino nessuno è normale e la famiglia del dottor Baudoin non fa eccezione.

Ci sono il dottore, medico generico riconosciutissimo ma che da tempo ha delegato la propria passione medica ai consigli di una aitante rappresentante farmaceutica, la moglie che lavora nello studio di analisi dove il dottore prescrive costosissime analisi ai suoi pazienti spesso malati immaginari, Violaine la vera protagonista della storia, bella e poco saggia tanto da rimanere incinta di un ragazzo di cui non gliene importa niente, il fratello di mezzo dedito alla moda ed allo sperpero di denaro familiare, ed infine la piccola che dai suoi 8 anni vede e provvede al riequilibrio affettivo della famiglia.

Un elemento esterno scardina tutto ed è il giovane socio dello studio del dottor Baudoin, un giovane appassionato medico che ha sublimato i propri traumi infantili (mica pochi) nella professione.

Sembrerebbe che tutto il romanzo giri intorno a questa indesiderata gravidanza da sospendere (e certo non vi racconterò come va a finire) e sicuramente la traccia portante della trama è questa, tuttavia, come sempre nei romanzi di questa grandiosa tessitrice di intrecci spesso sono i fili secondari che fanno la differenza.

Se penso alla metafora del temporale da cui sono partita diciamo che se la vicenda di Violaine è il nuvolone centrale, da sola non basterebbe a scatenare l’inferno meteorologico e l’addensamento dei nuvoloni che portano alla tempesta.

D’altra parte il titolo parla chiaro e ci dà un indizio che non ci conviene trascurare: non definisce nè un nome nè un personaggio, ma almeno due: la figlia, caratterizzata dal proprio ruolo di figlia prima che di qualsiasi altro, e il dottore attorno a cui ruota tutto, soprattutto il giovane Vianney Chasseloup (e qui si potrebbe aprire una lunga parentesi sull’uso che la Murail fa dei nomi) che si rivelerà la chiave di volta, quella nuvola che prima sembra essere l’ultima necessaria a provocare la tempesta, la classica goccia che fa traboccare il vaso, e poi invece si rivela tutt’altro, la prima nuvoletta che si sposta e lascia squarciarsi dal raggio di sole.

Un romanzo denso come è proprio dello stile narrativo della Murail, un romanzo che cattura e libera, un romanzo assolutamente da non tralasciare tra i migliori per ragazzi e ragazze.

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