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“Clara e l’uomo alla finestra” di Teresa Andruetto

Clara e l’uomo alla finestra scritto da Teresa Andruetto e illustrato da Martina Track con la traduzione di Lorenza Pozzi, edito da Uovonero, è un albo che, ci dice la dedica iniziale, racconta la storia della madre della Andruetto, premio Andersen interazionale, del suo amore per i libri della quale con tutta probabilità dobbiamo ringraziare per la passione e genialità della figlia.

Siamo nella Pampa Argentina, una bambina viene mandata dalla madre dall’altra parte del campo a portare i panni puliti ad un signore taciturno e solitario che da anni esce dalla propria casa…

Sì, sì, se state pensando a cappuccetto rosso come modello narrativo ed anche di movimento state pensando giusto però qui non siamo in una fiaba classica ma nella storia vera. Il lupo c’è ma è la paura e come tale non ha bisogno della simbolizzazione attraverso l’animale lupo.

La bambina porta i panni e giorno dopo giorno scopre, nella casa, un uomo che è il fantasma di sé stesso che non si sottrae alle domande della bambina (quelle dirette e ineludibile che solo i bambini sanno porre).

Tra la bambina e l’uomo alla finestra inizia un dialogo silenzioso di scambio: lei porta i panni puliti e lui le fa trovare libri da leggere.

Il dialogo tra i due, benché silenzioso o di poche parole, diventa sempre più serrato, l’uomo regala il libro preferito alla bambina e lei gli regala una domanda di senso:

Sei sempre rimasto qui da sempre?

Non sempre

E qui inizia una storia, assai breve a parole a dire la verità, di mancanza di coraggio. All’uomo alla finestra è mancato il coraggio di scegliere la propria vita, di seguire il suo amico quando se ne andò e, da allora, il coraggio di uscire di casa, di mostrarsi alla luce del sole.

Solo la bambina, trova il modo – ingannando a dire la verità – di farlo uscire, l’uomo alla finestra sembra persino non governare bene i passi, il movimento…. Però ce la fa, per la bambina finalmente trova il coraggio di uscire e in questo modo accetta la più grande lezione di vita che proviene dalla più piccola di tutti: pervivere ci vuole coraggio!

Un albo bello, dal messaggio quasi sin troppo diretto e chiaro ma giocato, come sa fare l’Andruetto, sul filo delle parole e ben assecondato dalle illustrazioni. L’Andruetto l’ha teorizzato alla perfezione, la letteratura non ha aggettivi e questo albo rivendica il suo diritto ad essere parte del mondo letterario in grado di trovare il proprio lettore giovane e meno giovano, i livelli di lettura e di interpretazione sono ampi e molteplici.

Molto mi piace, a questo proposito, il modo che Uovonero ha trovato da qualche tempo per raccontare e proporre approfondimenti dei propri libri: delle mappe che portano dentro e fuori i testi, dentro e fuori tra mondo reale e letteratura, un’opportunità per chi cerca spunti per lavorare con e sui testi.

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