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Io sono un cavallo

Qui la domanda che ci si deve porre è una e assai semplice (apparentemente): chi sei tu?

Il protagonista di questo bellissimo albo della magnifica accoppiata Bernard Friot e Gek Tessaro non ha dubbi: lui è un cavallo.

L’albo di oggi infatti, edito da Il castoro, si intitola banalmente Io sono un cavallo

Però a dirla tutta il protagonista non è affatto un cavallo bensì un cammello!

Un cammello che ha sempre desiderato essere un cavallo e, stufo della vita da circo che conduce, decide di presentarsi come candidato per un annuncio di lavoro per un posto di guardia a cavallo.

Il messo del comune che seleziona il personale non ci vede bene e questo permette al cammello di passare con facilità la selezione.

Quando si presenta la nuova guardia assunta a questa tuttavia sembra che quel cavallo abbia qualche gobba di troppo e che davvero abbia un aspetto un po’ strano per un cavallo… Niente paura, il nostro cammello si sente ed è cavallo nel profondo e riesce con facilità a convincere la guardia di aver subito diversi incidenti che lo hanno portato ad avere quell’aspetto strano, per essere un cavallo, e tuttavia di essere assolutamente certo della propria identità equina.

Proprio come in realtà anche la guardia si rivela essere non esattamente la guardia che ci si aspetterebbe….

E siccome sognare non è vietato ecco qui il perfetto binomio di guardia a cavallo e poco o nulla importa che nessuno dei due corrisponda a ciò che il senso comune e gli stereotipi si aspettino dall’aspetto esteriore di una guardia a cavallo!

E poco importa pure che le regole che i due devono fare rispettare sono esattamente il contrario che il senso comune degli adulti prevederebbe…

Qui siamo in una storia seria e non solo sognare è permesso e caldamente consigliato, ma l’obiettivo, in fondo, è essere felici, ognuno a proprio modo!

Friot e Tessaro, che è un piacere veder lavorare insieme, tornato su un tema assai caro ad entrambi: quello dell’identità, dell’accettazione e della ricerca di se stessi per come ci si sente e non per come si appare.

Chi può dire chi sono io, se non io stesso?

Chi può negare ad un cammello di essere un cavallo se nel suo profondo è un cavallo?

L’apparenza inganna? Forse anche sì ma non è questo il punto, il punto qui è più fondo, più profondo: forma e sostanza sembrano qui coincidere al di là dell’apparenza della forma… questione filosofica complessa, direi. Che meraviglia che con tanta facilità e felicità di narrazione possa entrare nell’immaginario di un giovane lettore!

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