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“Picnic al cimitero e altre stranezze” di Marie-Aude Murail

Tra tutta la produzione della Murail (edita in Italia) mi pare ci siano solo 3 romanzi che fanno eccezione, se così si può dire: due ve li ho già raccontati e sono Miss Charity e Gesù come un romanzo, il terzo ve lo racconto oggi!

Sto parlando di Picnic al cimitero e altre stranezze. Un romanzo su Charles Dickens edito da Giunti come la maggior parte dei romanzi della Murail.

A differenza di quanto siamo abituati a leggere questo romanzo è volutamente e programmaticamente una biografia, la biografia del modello supremo a cui la Murail fa sempre riferimento, l’autore per eccellenza nel suo panorama di tecniche della scrittura: Charles Dickens.

Di Charles, dall’infanzia fino alla morte, la Murail ci racconta, letteralmente, vita morte e miracoli. Sì, i miracoli che solo Dickens, a sentire la Murail, ha saputo fare con la scrittura e prima ancora con la narrazione!

La narrazione è in terza persona e, come spesso accade nei romanzi di questa eccezionale scrittrice, i capitoli ci guidano passo passo in ciò che accade in un crescendo che in questo caso è anche un crescendo biografico, di fama e di eccezionalità.

In genere, la nascita dei grandi uomini si segnala al resto dell’umanità per il passaggio di una cometa nel cielo.

Il 6 febbraio 1812, la vigilia della nascita del più grande scrittore di ogni tempo, sua madre Elizabeth decide di andare al ballo.

Bisogna vederci un buon presagio?

Ecco l’incipit, 5 righe che catturano il lettore, lo rapiscono e lo chiudono a doppia mandata nella curiosità della lettura. Un incipit magistrale in cui c’è esattamente tutto ciò che poi succederà per il resto del romanzo:

  • una dichiarazione d’amore esplicita “il più grande scrittore di ogni tempo”
  • l’accostamento esplicito tra letteratura e religione: scrivere è una forma di religione evidentemente e questo possiamo dirlo probabilmente con qualche certezza sia per Dickens che per la Murail. D’altra parte non dimentichiamo che questa autrice è stata in grado di raccontare davvero la storia del grande uomo la cui nascita è stata presagita da una cometa…
  • la stravaganza, la stranezza, come dice il titolo: l’idea di andare ad un ballo con un pancione che possiamo immaginare decisamente ingombrante. Elizabeth amava ballare e il bambino che aveva in grembo, ci dice la Murail, sarebbe diventato un autentico fenomeno, valutate voi, sembra dirci l’autrice, se possiamo considerare questo ballo come un buon presagio, o meno.

Charles Dickens, in ogni sua età, in ogni suo ruolo, persino quello di padre così trascurato alla sua epoca e così accudito da lui, è un fenomeno ovvero, come dice l’etimologia della parola greca, qualcosa che si mette in mostra, che richiama l’attenzione per un motivo o per l’altro.

Dickens ha richiamato l’attenzione del mondo per la sua scrittura, ma alla sua epoca anche per il suo carattere, per le sue letture in pubblico e per le sue incredibili stranezze di cui quella che dà il titolo al libro è solo una delle tante: il picnic al cimitero.

In una vita costellata di lutti, dolori e problemi di ogni natura è solo la scrittura che sfoga la vita, in cui essa prende ogni sua forma possibile, da quella esilarante ed ironica alla più tragica di tutte. Dickens mette il naso dappertutto, vuole vedere ciò di cui racconta, vuole conoscere la vita nel bene e nel male per poterla raccontare con fedeltà, cercando di volta in volta le parole giuste.

E, scusatemi, non è questo il compito di ogni grande scrittore? Ma soprattutto, non è esattamente questo il modo di procedere della Murail che in ogni suo romanzo accatasta, dissemina, e poi riordina e rivela scegliendo il taglio adatto ogni volta, le situazioni più varie e terribili della vita?

State cercando una dichiarazione di amore di uno scrittore ad suo padre spirituale? L’avete trovato!

Questo romanzo, il meno fiction della carriera della Murail, probabilmente, quello nato e voluto come una biografia, che sembra ammiccare alla nonfiction ammesso che un confine netto esista tra ficion e nonficion, è quello che più trasuda sentimento. Non il sentimento dei protagonisti, non quello della trama bensì quello dell’autrice, quella reale ancor di più di quella implicita!!

Picnic al cimitero può anche essere e diventare un libro-ponte, uno di quei libri che ci traghetta con desiderio e volontà, non imposizione, verso i cosiddetti “classici”: verso la letteratura di Dickens. Fosse anche solo questo il vostro perverso desiderio da insegnante o genitore basterebbe per tentare e proporre e lasciare per casa e per la classe questo romanzo pronto ad essere raccolto e, perché no, usato come trampolino di lancio della lettura e, chissà, della scrittura.

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