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“Diamanti” di Armin Greder

Diamanti è il nuovo albo illustrato di Armin Greder, edito per Orecchio Acerbo, con cui, ancora una volta, veniamo senza scuse né scampo messi davanti a ciò che non vogliamo vedere.

Uno dei motivi per cui da sempre amo e sostengo il lavoro immenso di Armin Greder, forse il principale, è la sua incredibile capacità di mostrare ciò che non si vede. Meglio: di mostrare ciò che è davanti a noi, tra le cose delle nostre quotidianità che diamo per scontate, ma non si vede.

Diamanti è un po’ figlio e un po’ origine di Mediterraneo. In Diamanti le parole ci sono ma è il sogno senza parole della bambina protagonista che diventa l’incubo che collega direttamente la storia di questo nuovo libro a quello di Mediterraneo.

La storia è quella di una bambina che vive in una famiglia evidentemente ricca ed evidentemente sgretolata, che mentre assiste alla vestizione della madre che indossa gli orecchini di diamanti che le ha regalato lo zio (che la ama) (forse il fratello del padre che non c’è più? Chissà possiamo immaginare molte storie parallele sin da qui) inizia a far domande su cosa sono i diamanti e da dove vengono. La faccia scocciata della mamma che risponde senza spiegare è tutta un programma – davvero incredibile come Armin sappia con pochissimi tratti rendere l’umore di suoi personaggi – ma la bambina insiste, come sanno fare i bambini, fino a scoprire che i diamanti vengono dall’Africa, lo stesso luogo da cui viene la sua bambinaia Amina.

Ma Amina non è ricca

Naturalmente no

Perchè, se ha i diamanti?

Lei non ha diamanti….

Ma tu hai detto…

Basta così, ora! Wiston mi sta aspettando. Amina ti metterà a letto.

Fai la brava

Dov’è il centro del dialogo tra madre e figlia? Il nucleo attorno al quale tutta la narrazione e l’incubo della bambina ruotano?

L’avverbio naturalmente. E’ naturale che i diamanti vengano da un Paese povero per arricchire i ricchi di altri Paesi ma che la popolazione non solo non ne goda ma anche, se tutto va male, ci lasci la pelle, per tirare fuori quei diamanti che poi si rivendono e per i quali si scatenano le più feroci guerre. Amina, almeno, lo deduciamo con sarcasmo dal testo, non è in miniera, è talmente fortunata da fare da tata alla bambina di una donna che i diamanti li indossa, una tata che è pronta a consolare gli incubi di una bambina che, come molti bambini, dalle reticenze comprende di più che dalle cose dette.

Nell’incubo della bambina Amina scava la terra e con lei tanti minatori sotto la minaccia di armi e soldati che poi rivendono ai bianchi ecc. ecc. La storia che tutti noi conosciamo, che nessuno di noi ama raccontare, specie a bambini e ragazzi e che è da sempre sotto i nostri occhi annebbiati.

Gli occhi dei bambini non sono annebbiati, le domande le fanno, le risposte gliele dobbiamo e questo è uno di quei pochi albi di Armin che credo possa esser messo in mano anche a bambini più piccoli rispetto al normale pubblico ideale dei suoi lavori, perché non lavorare sin dalla primaria sul rapporto tra Paesi ricchi e poveri? Perché non raccontare questa storia vera? Perché non cogliere un’occasione come questa, al volo, per cambiare per un attimo il punto di vista privilegiato a cui siamo fortunatamente abituati?

Questo libro di Armin, come già Mediterraneo è stato edito con il sostegno di Amnesty International e viene chiuso da due interventi importanti che fanno il punto sulla questione dei diamanti insanguinati e la lotta che chi si occupa di diritti porta avanti ogni giorno da anni contro gli sfruttatori bianchi e neri che siano… Un apparato interessante e importante, necessario se prendiamo il libro per un certo verso, non necessario se invece ci lasciamo andare alla lettura, specie con lettori più giovani, che nella lettura, specie delle immagini senza parole del sogno della protagonista, troveranno tutto ciò che non serve le parole esplicitino.

Devo dirlo? Meno male che c’è Armin Greder, chi altri si prenderebbe la briga di raccontare queste storie? Chi di dipingere le tombe senza nome dei migranti sepolti a Lampedusa, chi di raccontarci, assumendosele in prima persona, le responsabilità di vivere nella parte ricca del mondo?

Preoccupatevi, non è solo un incubo!

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