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“Explorers” di Matthew Cordell

Un museo si può visitare, o esplorare

Solitamente lo si visita con una buona dose di noia per i più piccoli (ad eccezione ovviamente di alcuni tipi di musei e di esperienze); quando tuttavia si diventa esploratori ecco che tutto cambia e il museo può diventare uno spazio importante, basta un po’ di magia….

Questa è la magia che Matthew Cordell, grande autore inglese, mette in scena in questo bell’albo senza parole edito da Clichy; un museo in cui con un pizzico di magia si diventa esploratori.

I protagonisti di questa narrazione che non ha bisogno i testo sono 2 bambini e i loro genitori che, dopo una breve sosta per un panino e l’acquisto di uno di quegli insetti di origami che alcuni venditori ambulanti sanno fare, entrano in un museo gigantesco ed ampio che un po’ ricorda il British di Londra. Da qui, dopo già 3 tavole di narrazione, si entra nel museo insieme al titolo e all’autore e già questa mi è parsa scelta assai interessante per movimentare l’uso e il concetto di ciò che il libro è come oggetto significante di per sè.

All’interno delle gigantesche sale che di fatto sembrano farci ripercorrere ed attraversare tutte le ere storiche della terra e dell’Uomo, dai dinosauri alle ere glaciali alle antiche civiltà egizie e cinesi ecc. è la libellula di carta che prende il volo e guida la famiglia nell’esplorazione. Svolazza tanto che il punto non è fermarsi a vedere cosa c’è nelle sale ma riuscire ad acchiapparla. Per ben due volte la prende un ragazzino di un’altra famiglia ed una volta la bambina della nostra famiglia protagonista.

Grazie a questo insetto magico si creano legami tra i visitatori del museo (le due famiglie in particolare) ma anche tra gli spazi che vengono attraversati. L’insetto magico è una guida silenziosa che sembra sapere quello che fa, le interessa intessere relazioni, con i luoghi e tra le persone; le interessa vivere gli spazi e salvare i bambini che possono perdersi in tanta grandezza fisica e metaforica.

E’ insomma una guida che sa parlare con magia ai bambini e ragazzi senza noia, senza fermarsi troppo anzi… Come si può allora dire che questi personaggi esplorano invece che visitano il museo? Dipende da cosa intendiamo per una visita al museo!

Io ho sempre pensato che possa diventare un luoghi di scoperta di sè, innanzitutto, e perché questo accada ci vuole senz’altro della magia e della bravura (in questo caso entrambi “a carico” dell’insetto magico), poi la visita e la scoperta di ciò che gli spazi contengono può tutto sommato restare marginale, come accade nelle tavole dove le cose più belle e preziose diventano sfondo alle avventure e disavventure dei nostri visitatori esploratori.

Se poi vi perderete nelle tavole, e vi consiglio di farlo, vi troverete circondati da una moltitudine di persone e famiglie diverse, ebrei, musulmani, bambini, adulti, anziani… siamo in luogo che accoglie e amplifica le sensazioni non che esclude. E così fa il libro che in silenzio (non solo perché è senza parole ma anche perché nell’illustrazione non vi dà alcuna enfasi specifica) ci porta dentro un microcosmo multietnico e pacificato e vitale ed è così che gli stereotipi non dico che si superano ma proprio non si creano. E’ normale e dato per scontato che sia così in un luogo, che tutti possano trovarvi il modo di starci al meglio, ognuno con la propria magia…

L’albo è ben fatto e ben costruito da ogni punto di vista e d’altronde il tratto e il ritmo narrativo di Cordell sono quelli di un vero maestro della narrazione per immagini.

Sarà per deformazione personale ma io ho dato una lettura di questo albo privilegiando la narrazione “museale” ma si presta a moltissime letture diverse e stratificate!

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