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Nello spazio di uno sguardo

Nello spazio di uno sguardo di Tom Haugomat portato in Italia da Terre di mezzo e vincitore del premio Andersen italiano, è in qualche modo un libro che aspettavo da tempo…

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In che senso? E’ il modello perfetto e fuoriclasse, un libro eccezionale per mettere letteralmente in scena che cos’è e come funziona il ritmo narrativo e pensare che ci riesce attraverso le sole immagini è ancora più incredibile.

Nello spazio di uno sguardo, che in originale si intitola A travers, mette in scena la vita di una persona, da quando è ancora nell’utero fino alla sua fine, attraversando un arco di tempo che ha cambiato la Storia del Novecento. Il protagonista tiene insieme la passione per il piccolissimo mondo naturale vicinissimo e il lontanissimo e piccolissimo (perché lontano) Universo di pianeti stelle e satelliti.

La vita porterà questo personaggio a diventare un astronauta, a lavorare per la Nasa, e noi con lui attraverseremo tutte queste fasi con minimi e minimalistici accenni agli avvenimenti della sua esistenza. Anche la sua vita familiare ci appartiene, prima come figlio, poi come padre… poi come uomo forse fallito forse no ma che alla fine della sua storia torna all’origine della sua di storia. Rientra in Alaska dove è nato, ritorna al mondo naturale e quello siderale lo lascia lì dov’è.

Ma, ciò che rende Nello spazio di uno sguardo (il titolo italiano gioca evidentemente anche, ma non solo, con il ruolo dello Spazio) eccezionale è la sua costruzione innanzitutto dal punto di vista ritmico, l’intero libro, che ha moltissime pagine, è pensato per una visione bifocale con sequenze successive per causa e per tempistica tra la pagina sinistra e quella destra, poi arrivano di tanto in tanto doppie tavole che ci rallentano e ci fanno soffermare.

Le illustrazioni, quelle sulle singole pagine, per lo più create con la tecnica del caviardage, sono piccole, talvolta piccolissime, è il bianco, il vuoto della pagina, a prevalere sempre, un po’ come accade per le poesie in cui il bianco diventa significante quasi quanto il pieno.

La scelta è quella di una narrazione minimale ma mai fredda, mai distaccata, anzi calda, aiutata in questo suo calore dai colori sovrapposti che richiamano la serigrafia che l’autore ha scelto.

Si rincorrono, tra le piccole e piccolissime immagini, i gialli i rossi e gli azzurri dando un tono del tutto particolare a questo libro che ci fa letteralmente nella vita di un uomo. La copertina ci suggerisce l’idea del binocolo, siamo degli osservatori lontani che piano piano scoprono moltissimo della vita del protagonista ma possono solo immaginare le sue sensazioni, i suoi pensieri, le sue emozioni.

Una focalizzazione esterna senza parole in cui il voyerismo la fa da padrone.

Potremmo lavorare ore e ore su questo libro che è al tempo stesso un romanzo, un albo senza parole, una specie di graphic novel…. un libro che non è possibile catalogare in nessuna casella, sta per sè, come il suo protagonista.

Se vi capiterà di seguire uno dei miei corsi in presenza non mancherà l’occasione di lavorare a fondo su questo libro, in ogni caso vi suggerisco di seguire la bella intervista fatta all’autore, la sua insistenza sul ritmo che l’ha portato a togliere molte tavole e poi a crearne di altre che seguono dall’esterno la storia è davvero molto interessante! L’intervista la trovate qui, il libro in libreria reale o virtuale, non perdetevelo!

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