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Il maialibro di Anthony Browne

Come vanno le cose a casa vostra?

Avete mai letto con le piccole e meno piccole teste fiorite di casa o di scuola questo albo insieme?

Avete mai notato se la loro reazione è di stupore o di riconoscimento delle dinamiche familiari?

Il Maialibro di Anthony Browne, edito in Italia da Kalandraka, è ormai un classico della letteratura per ragazzi… O potrebbe anche non esserlo? Lasciamo lì un attimo la questione e ci torniamo a breve.

Torniamo invece al libro. La storia è quella della famiglia Maialozzi in cui tutto, ma proprio tutto ce lo dice già la copertina, si regge sulla mamma, ovvero sulla donna di casa.

Non ci sono Gorilla in questo albo di Browne, solo uomini e maiali il che forse è indicativo della poca presenza di umanità che invece compare insieme ai Gorilla in molte narrazioni del grande autore inglese.

La mamma cucina, sistema, lava, pulisce e… lavora. Il suo lavoro dentro e fuori casa resta letteralmente nell’ombra, le pagine a lei dedicate sono tutte di colori spenti il suo volto mai visibile, la sua espressione e il suo stato d’animo aleggiano però in tutte le pagine.

Un giorno la mamma sparisce (e così anche la dama dal quadro sopra il camino), il biglietto dice solo “Siete dei maiali” ed ecco che tutto diventa maiale, dai membri maschi della famiglia, ai fiori della carta da parati, ai ritratti alle pareti, agli attrezzi del camino… La mamma sparisce e i Maialozzi si rivelano per ciò che sono.

Ma non vi preoccupare Browne non nega mai a nessuno una seconda possibilità così come il necessario ed agognato lieto fine. I maiali tornano umani, la mamma torna a casa e, con uno di quei sorrisi luminosi che solo Browne sa fare, si mette persino a riparare la macchina, lasciando intendere al lettore che questa sia un’attività che lei ha scelto e che le piace.

Mi ha molto interessato leggere, in un’intervista a Anthony Browne che potete leggere qui, cosa lui ha dichiarato rispetto alla data di pubblicazione di questo albo nell’ormai apparentemente lontano 1993.

Sono passati trent’anni. Cambierebbe qualcosa se la storia fosse ambientata nel 2013?

Non molto. Forse renderei la storia più universale rappresentando i ragazzi in una divisa un pò meno tradizionale.

E se ce lo chiedessimo oggi? Nel 2020?

Questo libro ci appare datato, ci sembra lontano dalle nostre quotidianità?

Io credo che in molti, Browne compreso, risponderebbero che, ammodernando un po’ il mobilio e i vestiario, la sostanza regge ancora…

È forse questo che contribuisce a fare dell’albo un classico, se è vero che il classico raggiunge il suo pubblico in epoche diverse?

Può anche essere che un giorno tutto questo ci sembrerà “vecchio”, socialmente superato, e che allora ci potremo appellare ad un diverso senso della parola “classico”, ma temo che quel tempo non sia ancora arrivato….

Intanto ci godiamo un capolavoro di questa straordinaria letteratura per l’infanzia che parla con la sua estetica e con i suoi dettagli prima ancora che con i contenuti.

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