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Rudyard. Il bambino con gli occhiali

Rudyard il bambino con gli occhiali, di Cinzia Gligliano, Orecchio acerbo

Questa è la storia di un bambino e di sua sorella, ma del bambino innanzitutto. Lui si chiama Rudyard (si lo so è un nome insolito e forse vi fa venire qualche suggestione ma non pensateci ora…), viveva in India e poi, come molti bambini che all’epoca erano figli di inglesi in India, negli anni di formazione venne mandato con la sorella nella madre patria inglese.

Dei due bambini si presero cura persone non affettuose, non empatiche, al limite della cattiveria a cui arrivavano le zie di Saki. Rudyard in questa situazione di frustrazione emotiva trova rifugio nei libri che legge in continuazione e, man mano che gli viene vietato, anche al buio!

Libri bellissimi da cui esce ogni tipo di animale e di storia….

Ma le storie sembrano uscire fuori anche dagli occhi di Rudyard che vede sempre meno e lì dove non vede immagina… Sarà grazie alla ormai quasi cecità del bambino che la madre prenderà la decisione giusta: i bambini tornano in india e Rudyard ha degli occhiali non solo per leggere ma anche, un giorno, perché no….scrivere.

Se il nome Rudyard vi era suonato strano all’orecchio vedrete che ora il suo cognome vi rassicurerà: questa è la storia di Rudyard Kipling, lo scrittore dei libri della giungla!

Cinzia Gigliano, autrice di testi e illustrazioni (eccezionali queste ultime) del libro che vi racconto oggi, sceglie la strada del punto di vista bambino per iniziarci all’opera e alla biografia dell’autore Kipling. Una strada che con questo tipo di narrazione al confine con la divulgazione risulta vincente per molti aspetti: innanzitutto la storia risulta del tutto leggibile e indipendente dalla sua origine permettendo al lettore di ignorare l’esistenza di uno scrittore di nome Kipling e di godersi la storia ugualmente; poi di far identificare a tratti il lettore e il bambino; di promuovere le storie e la lettura assumendo la prospettiva dell’infanzia non dell’età adulta.

Che un albo così possa diventare ponte per l’opera originale (non le riduzioni) di Kipling? Può essere, ma se così non fosse che differenza farebbe?

Qui c’è l’anima del bambino che immaginò Mowgli e questo credo che a noi e al lettore possa più che bastare!

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