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Siamo noi la storia

Si dice che per sapere dove vogliamo andare bisogna sapere da dove veniamo.

Quali sono le origini e la storia umane mi paiono quindi fondamentali per individuare meriti, demeriti e responsabilità della specie più impattante per il Pianeta Terra.

Perfetto per il progetto sulla divulgazione storica ma anche perfetto per valutare di per sè le possibilità e l’impatto degli albi di divulgazione, il libro che vi presento oggi è La storia siamo noi di Yvan Pommaux e Christophe Ylla-Somers edito da Babalibri.

A partire dalla magnifica copertina e dal significativo retro di copertina questo albo tenta un approccio letterario e visivo alla storia che tenga insieme non solo linguaggi comunicativi diversi ma anche luoghi geografici nel tentativo, una volta tanto, di non assumere l’ottica europea ed occidentale come centrale ed unico diaframma da cui interpretare e raccontare eventi storici, ma allargando lo stazio a latitudini e longitudini diverse.

Siamo noi una storia sembra mantenere un unico contatto con il “tradizionale” modo di raccontare la storia: l’approccio cronologico che dal big bang ai giorni nostri (o quasi) ci conduce scegliendo accadimenti ed eventi anche di natura sociale ritenuti fondamentali per comprendere l’evoluzione sociale e culturale della popolazione umana di un luogo.

Secolo per secolo saremo accompagnati dall’oriente all’occidente, dal nord al sud, tra religioni e mutamenti economici, l’unico intento del testo, mi pare, è quello, oltre che di trasmettere alcune nozioni e informazioni (interpretazioni) storiche, quello di farci intuire che tutto si tiene, che i tempi ma anche gli spazi sono legati. Che ciò che è accaduto molto lontano molto tempo da può in qualche modo interessarci.

Come tutti i libri di divulgazioni pensati come tali anche Siamo noi la storia si presta ad una lettura lenta e di ritorno: non serve e non è necessario leggerlo tutto di fila, vi si può tornare ogni volta che si vuole, alla ricerca di spunti o idee, o conferme, o scoperte di tempi e luoghi vicini e lontani. E, come sempre in questi casi, il mio pensiero va dritto dritto alla scuola non solo come possibilità di insegnamento (!!!) ma anche come possibilità di lettura da mettere a disposizione di bambini e ragazzi. Questo è un libro che non farei mancare nelle biblioteche di scuola o di classe dalle primarie alle secondarie di primo grado, e voi, che ne pensate?

Dell’autore Pommaux vi segnalo un altro libro, questo di pura letteratura secondo me, che si presta tuttavia moltissimo anche ad un lavoro sulla storia: sto parlando di Quando non c’era la televisione edito anche questo da Babalibri.

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