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Avanti tutta!

Avanti tutta sembra un libro fatto per darci il tempo, lo spazio e la spinta in questo periodo in cui i riferimenti spazio-temporali ma soprattutto sociali vacillano…

Avanti tutta! di Guia Risari e Daniela Iride Murgia edito da Edizioni Corsare è un albo illustrato di valore estetico ed etico importante su cui sono stata felicissima e grata di aver potuto chiacchierare direttamente con autrici e editrice lo scorso giovedì (la registrazione dell’incontro la trovate sulla pagina di edizioni corsare).

Potete acquistare il libro direttamente su Mammachilegge qui.

Si tratta di un albo dalla fortissima componente metaforica, ben presente nel testo di Guia Risari e poi esplosa nell’interpretazione visiva e icongrafica datagli dal lavoro di Daniela Iride Murgia.

Parliamo dall’elemento più semplice da rilevare: qui si sovrappone l’orizzontale e il verticale. L’orizzontale del titolo e della spinta all’andare che in italiano tendenzialmente implica un movimento orizzontale, l’orizzontale del mare a cui il titolo fa riferimento per l’uso del lessico specifico; l’orizzontale dell’orizzonte che si cerca di vedere e in qualche modo di raggiungere per superarlo. Il verticale del cielo, che sin dalla copertina porta i bambini protagonisti di questa narrazione verso l’alto; il verticale dei trampoli su cui il bambino si arrampica e con lui tutti coloro, animali e umani (ma su questo torniamo tra un attimo) che lo seguono; il verticale delle matite che diventano nell’interpretazione iconografica della Murgia i trampoli su cui salire. Matite lunghe, con la punta ben piantata e la gomma in cima, come ci ha tenuto moltissimo Daniela Iride Murgia a sottolineare, perché le strade si scrivono e si cancella no e si riscrivono. Queste matite-trampoli ubique che donano all’albo anche una forte componente metanarrativa che l’illustrazioni ha aggiunto alle già tante possibilità interpretative del testo.

Ma andiamo un po’ più in là, un po’ più in su, se preferite, con la lettura, il dialogo con la scrittrice ha fatto emergere moltissimo la componente sociale di questa storia: il bambino che non sale da solo ma che si porta dietro un’intera comunità fatta di viventi e per viventi intendo umani di ogni età e fuori da ogni stereotipo ed animali che colgono tutti l’occasione. Persino i genitori che di primo acchito, com’è giusto che sia, si preoccupano dell’altezza vertiginosa raggiunta dal figlio sui trampoli intimandogli di scendere, basta una riga e invece decidono di salire. Loro, il cane, la bambina che gioca meglio di tutti a calcio, quella un po’ più grassottella che inclina pericolosamente i trampoli, l’anziano pittore, la ragazza cieca a cui raccontare la visione) perché di una visione si tratta, persino un marinaio che ha perso la rotta… E poi scoiattoli dalle orecchie di conchiglia animali preistorici e fantastici, una capra, una giraffa… Come dice benissimo la Risari: è un’intera comunità che sale e va avanti e segue e che a guidare sia un bambino mi pare assai interessante.

Una comunità sui trampoli, pronta a narrare la propria storia, infatti i trampoli sono matite… e non è questo che in fondo siamo e che i bambini sanno ancor più essere? Anche una comunità dove l’innervosimento è concesso (il protagonista giustamente verso la fine si innervosisce un po’ di chi mette in bilico l’equilibrio, salvo recuperare saggiamente la prospettiva giusta) e la noia…direi necessaria.

Senza noia non partono le storie, senza noia non partono le avventure e i giochi, questo è il motivo per cui davvero dovremmo imparare a salvaguardare la noia dei bambini!

Quando ho chiesto a Guia Risari a quale parte del proprio testo non avrebbe rinunciato mai, ha risposto l’incipit…

Questa storia inizia in una giornata un po’ inutile,

in cui non sta accadendo niente di speciale

e nessuno ha ancora sorriso.

Un buon incipit, ad esser bravi, è metà libro fatto, l’altra metà la fa l’explicit… semplifico al massimo, mi perdonerete, ma è davvero da queste cose che si parte per analizzare un libro. E la bravura di queste due autrici che hanno lavorato indipendentemente, l’illustratrice su un testo già concluso dall’autrice, è che ciascuna ha saputo fare il proprio: la scrittrice lasciando spazi vuoti, creando un testo ellittico come di necessità dovrebbe essere un testo per un albo illustrato in cui l’illustratrice si insinua e interpreta. E qui di bianco per interpretare e di metafore per giocare ce ne sono da perderci la testa.

Una tavola tra tutte fa eccezione, una tavola dall’era geologica incalcolabile che interpreta il testo universalizzandolo nel tempo e nello spazio.

L’unica tavola in cui non compaiono le matite-trampoli: quella delle rocce arancioni in cui una tartaruga gigante sopporta sul guscio su albero immenso che, posti nel bordo destro della tavola, mezzi già quasi fuori dallo spazio bianco del cielo e del libro, ci dicono che anche loro stanno andando avanti. Il passato, il presente e il futuro di qualunque luogo e non stupisce che la reazione della scrittrice di fronte a questo tipo di interpretazione del suo testo sia stata quella dello stupore della meraviglia.

Respiriamo e ridiamo perché non possiamo credere ai nostri occhi.

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