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La leggerezza perduta

Da dove partire per l’albo che vi propongo oggi?

Proviamo dal titolo tanto per iniziare: La leggerezza perduta di Cristina Bellemo illustrato da Alicia Baladan edito da Topipittori?

Albo che potete acquistare subito qui su Mammachilegge.

Poi proseguirei verificando il giorno della settimana: oggi è venerdì, giorno del friday for future a cui Teste fiorite partecipa da moltissimo tempo….

Ma mi spingerei ancora un po’ più in là proponendo alcuni indizi a cui non poter non riferirsi nel leggere e nell’osservare questo albo: se state pensando a Kundera fate bene ma secondo me, soprattutto per l’incipit, fareste ancora meglio a pensare al Deserto dei tartari di Buzzati a cui questo Castello iper controllato in attesa di un nemico che mai arriverà (data la sua collocazione su una nuvola) rimanda moltissimo.

Ma andiamo ancora un po’ più in là e anzi giochiamo facile: la leggerezza di Calvino, la città invisibile di cui questo castello di Re Celeste Centoventitrè potrebbe indubbiamente fare parte… E andiamo ancora un po’ più in là ricordando la prima copertina delle Città invisibili che aveva l’opera di Magritte “Il castello dei Pirenei” versione inversamente proporzionale alla nuvola del castello di re Celeste Centoventitrè.

Ok, adesso posso arrivare finalmente a La leggerezza perduta in cui le due autrici mettono in scena magistralmente una sorta di metafora in stile favolistico ma senza morale esplicita.

La morale ce la facciamo da soli… sperando di essercene capaci.

Questa è la storia del castello di re Celeste che nei secoli e nei millenni si è talmente appesantito di superfluo (cosa è il superfluo si domandano i cittadini del regno sulla nuvola) da far incrinare e scricchiolare in maniera davvero preoccupante la nuvola. La leggerezza è andata perduta e il proclama di questo re distratto che si dimentica ciò che deve fare e ciò che deve dire un giorno intima a tutti i sudditi, a iniziare da chi gestisce il castello, di buttare tutto ciò che è inutile per recuperare in leggerezza. Da qui derivano due cose eccezionali: 1- la gente non comprendendo cosa sia superfluo butta anche cose che superflue e pesanti non sono affatto come i desideri, i sogni, le emozioni…. 2- quello che si butta giù dalla nuvola mica cade a disturbare qualcos’altro ma cade sulla nuvola di sotto che viene dedicata a divenire museo dell’inutile e al tempo stesso zavorra della nuvola di Re Celeste che, recuperata la leggerezza è bene venga ancorata a qualcosa e che questo qualcosa sia il superfluo lo trovo bello e geniale da un certo punto di vista.

E se riuscissimo a liberarci, fuori di metafora, del superfluo materiale, alleggerissimo il nostro Pianeta che non sta su una nuvola ma regge in un orbita e ci accontentassimo di radicarci con delle ancora a ciò che di superfluo – non materiale – ci può salvare? Ma a questo punto la questione si fa filosoficamente complessa: ciò che è salvifico può essere considerato superfluo?

Vedete un po’ voi come giocarvi questo albo, in che tempi, con quali strati di lettura, con quali sensi metaforici, simboli ci e letterali, qualunque scelta farete reggerà. La nuvola della lettura non scricchiolerà né si inclinerà perché la lettura di letteratura non è superflua e regge ogni tipo di leggerezza e persino di pesantezza, quando necessario!

Teste Fiorite