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Occhio ladro

Bisognerebbe fare un nuntio vobis gaudium magnum quando vengono pubblicati libri come Occhio ladro di Chiara Carminati e Massimiliano Tappari, edito in questi giorni da Lapis.

Ecco non ho una platea tanto ampia ma il gaudium magnum voglio proprio dirvelo forte e chiaro perché un libro per bambini di poesia letteraria e visiva di sì grande qualità, originalità e divertimento è raro… a meno di non andare a cercare gli altri due titoli della coppia Carminati-Tappari A fior di pelle e Ninna No… appunto.

Qui l’età di riferimento del lettore implicito e reale si alza un pochino e già ce lo dicono molto chiaramente la copertina e la scelta della forma del libro in cui Occhio ladro è edito: non si tratta più di un cartonato ma di un libro in una bella carta opaca che non crea nessun riflesso e ci lascia godere liberamente della bellezza delle foto di Massimiliano Tappari tutta da scorpre…anzi da rubare.

Qual è il gioco che il libro fa e propone al lettore? Trovare significati nei dettagli significanti (o forse sarebbe meglio dire insignificanti) del mondo che ci circonda e farli parlare, anzi narrare la loro storia, in poesia, in versi. Con quelle sonorità e ritmi e enjambement che Chiara Carminati sa scovare così bene nei suoni delle parole almeno tanto quanto Massimiliano Tappari sa fare nelle cose più invisibili perché ci stanno sotto gli occhi tutti i giorni. Siccome, come detto, qui l’età del bambino lettore può alzarsi (ma come sempre prendiamo l’indicazione di una fascia d’età con le pinze) qui il mondo in cui si scoprono e si rubano storie non è il corpo del bambino e nemmeno ciò che lo circonda nella vita domestica, come era stato nei libri precedenti, ma ciò che c’è fuori, per la strada urbana così come nell’ambiente naturale

Ecco quindi che l’occhio diventa ladro. Ladro di ciò che la realtà vuole celarci, di quelle storie che tiene nascoste per sè e che solo un poeta, o un bambino o una bambina, può scovare e rubare.

Bellissima l’epigrafe iniziale che accosta una faccia di tronco con una poesia di Marcello Argilli

Beato chi ha l’occhio ladro

ovunque vede un quadro

e come i pittori

vive rubando forme e colori

Beati dunque questi autori che ci sono riusciti anche questa volta tanto bene, beati i bambini che hanno questa capacità, beati gli adulti che insieme all’orecchio acerbo per sentire i racconti salvano anche l’occhio acerbo che ruba.

Dunque persino il titolo di questo libro risulta rubato! Un’apologia e apoteosi del furto, e allora che furto sia perché nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma sotto gli occhi di chi sa guardare, scoprire e rubare ciò che vede.

Le poesie di Chiara Carminati qui interpretano e raccontano e, me lo sarò sognato o forse no me lo dirà lei, in quel giocare spesso con il nome della città, il dare una provenienza ai protagonisti della poesia mi fa risuonare echi rodariani (un tipo è anche di Omegna) ma anche di Giulia Niccolai.

Poesia per occhi e orecchie ecco che cosa è Occhio ladro, ma anche, se non prima e soprattutto, un Occhio ladro è un libro divertente e meraviglioso nel senso etimologico del termine, genera e induce a provare e ricercare la meraviglia.

La chiusa del libro è dedicato a noi, lettori e lettrici di ogni età, forse un invito a diventare ladri, o almeno ad acutizzare la vista, a guardare per sapere cosa vedere…

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