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Figure. Come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram

Ebbene sì, l’ultimo post dell’ultimo giorno dell’anno di questo blog che da oltre 6 anni lavora quotidianamente sulla letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, non è dedicato ad un libro per bambini o ragazzi o ad un saggio ad essi legato. Bensì chiudo l’anno con un saggio che ho trovato indispensabile per… tutti o poco meno.

Si tratta di Figure. Come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram di Riccardo Falcinelli edito da Einaudi.

Un saggio poderoso e incredibilmente leggibile e godibile dedicato alle figure, alla loro percezione, alla loro costruzione, alla loro immaginazione ed evoluzione in un via via eccezionale di epoche, supporti e modalità comunicative.

Va bene, direte voi, ma perché tanto interesse per un saggio di un grandioso studioso di designer come Falcinelli?

Ve ne do almeno due anzi tre:

  1. chiunque abbia a che fare con albi illustrati ed iconografia legata alla narrazione (leggi fumetto e qualsiasi altra tipologia letteraria che usi il testo iconografico) non può prescindere dalla ricognizione di Falcinelli.
  2. chiunque punti a divulgare o fare comunicazione di qualsiasi natura, specie se legata a contesto culturale, non può prescindere da una qualche consapevolezza della responsabilità dell’uso delle immagini (e davvero ce n’è un bisogno mostruoso da parte soprattutto delle istituzioni culturali!)
  3. incredibilmente, ma anche no, non dico tutto ma oltre il 90% che l’analisi che Falcinelli fa riguardo le figure funziona alla perfezione per i testi letterari. Addirittura quando a p.285 cita la non isotropia del testo mi sono commossa. Inizio praticamente tutti i miei corsi con la straordinaria citazione di Roland Barthes da Il piacere del testo sul testo non isotropo come il legno!!

La verità è che il testo visivo e il testo letterario di fatto hanno in comune molto più di quanto forse non saremmo portati ingenuamente a pensare.

Pagina per pagina ho immaginato che il discorso si sviluppasse, invece che tra le magnifiche figure portate ad esempio di ogni epoca e da ogni fonte, dentro e fuori gli albi illustrati perché vi assicuro che il discorso avrebbe retto benissimo. Anzi, speriamo che qualcuno questa idea se la faccia venire prima o poi.

Comunque Falcinelli, che non ragiona mai e mai lavora per compartimenti stagni (meno male e beato lui e che qualcuno per piacere ci si ispiri) dimostra di non dimenticare gli albi almeno di non ignorarne la complessità iconografica ed ecco qui che compare una tavola della Alemagna per spiegare come l’occhio può essere portato volutamente a perdersi nell’immagine.

O non si fa problemi ad accostare miniature a doppie tavole di graphic novel per dimostrare e raccontare che la doppia pagina è uno spazio in cui l’orientamento e l’organizzazione delle figure ha un senso specifico e persino un valore morale!

Già, le immagini hanno un valore morale e non solo per la consuetudine che la cultura attribuisce ad alcune posizioni e costruzioni, ma soprattutto perché è il valore estetico che acquisisce potere morale, l’estetica che segue e guida allo stesso tempo l’etica. Quell’artificio che è l’arte di fare figure, ma anche l’arte di scrivere storie, qualunque sia il codice narrativo che si scelga di utilizzare, che ci fa umani per eccellenza.

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