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La grande fuga di Ulf Stark

Dunque, ci sono un nonno insopportabile, che bestemmia e tira giù parolacce dalla mattina alla sera, una banda di infermiere che non lo tollerano più, un figlio che sostanzialmente con affetto ribadisce settimana dopo settimana la propria estraneità alla derivazione paterna, un nipote che invece entra in perfetta sintonia con questo vecchiaccio ed un ragazzone panettiere che empatizza con una situazione fuori dal comune.

Ecco, in 15 righe, la sinossi di La grande fuga, di Ulf Stak con le illustrazioni della grandissima Kitty Krowther edito da Iperborea, romanzo bello e da leggere con tanto di divertimento ed emozione che potete anche acquistare qui su Mammachilegge.

Sinossi e trame a parte – sapete che mi interessa poco – facendo la tara con la bella traduzione di Laura Cangemi, questo è secondo me uno dei romanzi meglio riusciti, come potenza e costruzione narrativa, di Ulf Stark, certo le illustrazioni della Krowther fanno la loro parte e pesano non poco quantomeno nella valutazione estetica del libro che per il resto corrisponde ai già altissimi parametri di grafica editoriale per cui Iperborea è casa editrice più che nota.

Stark mi pare autore che più che storie sa costruire alla perfezione personaggi, anzi relazioni tra personaggi, psicologie di personaggi. Ne si parlava l’altro giorno alla trasmissione radio Avamposto 31 a cui ho avuto l’onore di partecipare: posto che ogni bravo autore deve saper maneggiare alla perfezione tutti gli elementi della comunicazione narrativa, poi ognuno di questi ha la propria “specialità”: chi esprime meglio la propria poetica nel ritmo, chi nell’intreccio, chi nella focalizzazione…. e chi nella costruzione dei personaggi.

Credo che Stark si collochi bene tra questi ultimi.

La storia e il linguaggio al limite della brutalità e della maleducazione che nascondono non la bontà di cuore nè altre cose, non c’è buonismo in questo racconto, bensì l’amore per la propria moglie, per la propria vita quando sta per finire, è commovente. E il fatto che l’unico che comprenda il nonno fuori controllo che, come a volte accade agli anziani, perde ogni freno e sembra tornare più vicino ai bambini che agli adulti, sia il nipote Gottfridino come lo chiama solo il nonno, aumenta l’intensità della relazione. Ma siccome, l’ho già detto, la scrittura di Stark è lontana dal pietismo, dal buonismo e dalle soluzioni emotivamente “semplici”, la narrazione e la relazione si dipana con un livello di ironia e anche divertimento che alleggeriscono e al tempo stesso permettono alla storia di entrare più in profondità.

Io nonno cambierà, deve prepararsi a rincontrare la sua moglie adorata e dovrò parlare bene, e per adempiere a questo ultimo difficilissimo compito della vita può fare affidamento solo sul nipote che difatti ruba il vocabolario di casa e lo porta al nonno… Imparare le parole aiuterà senz’altro nell’aldilà, che sicuramente c’è e il nipote sembra trovarne le prove a sostegno del nonno e contro il razionalismo paterno.

Figura forse di contorno, forse marginale, non protagonista ma senza la quale nulla sarebbe possibile in questo racconto è quella del panettiere Ronny detto Adam per l’enorme pomo d’Adamo che lo contraddistingue. Ragazzone, schietto, burbero che con assoluta semplicità e leggerezza diventa complice della grande fuga di nonno e nipote per ritrovare un’ultima volta la casa sull’isola nel fiordo dove il nonno ha vissuto con la nonna.

Esilarante la scena in cui Gottfrid, dopo un severo esame di autocoscienza, decide di svelare la bugia: raccontare ai genitori che non è stato in ritiro con la squadra di calcio bensì in fuga col nonno a casa della nonna… risultato: si prende una bella sfuriata per aver raccontato una bugia come quella dopo aver portato. La verità diventa bugia, la bugia verità, tutto per colpa di una eccessiva attenzione ai dettagli che fanno la differenza (Gottfrid è stato anche attento a sporcare la divisa di calcio per essere credibile), alla fine il ragazzo cede e accetta la bugia come verità agli occhi del padre e il lettore coetaneo di Gottfrid trova assoluta conferma di quanto gli adulti sappiano essere stupidi e assurdi talvolta…e mi domando sempre più spesso infondo come dargli torto…

Il libro scivola dolcemente verso la morte che è di fatto un ritorno alla vita o almeno al ricordo della vita ed i colori chiari e pastello della Krowther, ancora una volta come lei è bravissima a fare, ci dicono che anche nel momento peggiore possiamo davvero trovare serenità, e ditemi se questo sorriso della nonna che sembra accogliere nel pensiero e nel ricordo, e chissà forse anche nel futuro marito e nipote non scaldano l’anima dopo tante rocambolesche e divertenti avventure che solo il lettore condividerà in segreto con i protagonisti dopo che i genitori avranno rifiutato la verità di ciò che è accaduto in quei due giorni della grande fuga.

Teste Fiorite