Le catastrofi del giorno

Ve lo dico chiaro e tondo senza difficoltà, leggendo questo libro, sin dalle primissime pagine, mi sono trovata più di qualche volta a dirmi “ma davvero sto leggendo quello che sto leggendo?!”


Ebbene sì, Le catastrofi del giorno di Cilla Jackert con la traduzione di Samanta K. Milton Knowles edito da Camelozampa (vincitore del Premio Slangbellan Miglior libro debutto per ragazzi in Svezia) è un romanzo che lascia il lettore a bocca aperta.

Per cosa?

Per la irriverenza e potenza della scrittura che non teme di mettere in scena in maniera decisamente esplicita una situazione particolarissima: la protagonista è una ragazzina decisamente compulsiva ossessiva con disturbi fortemente ipocondriaci. Ci si potrebbe fare un manuale con tutte le malattie che Majken conosce e teme; e non solo con le malattie ma anche con le situazioni catastrofiche, l’inquinamento e chi più ne ha più ne metta.

Majken, per la disperazione della madre, crede di star per morire quasi ogni minuto che passa e nemmeno il cane che la mamma le prende in prestito dal canile riesce a placare le sue angosce… almeno inizialmente.

Majken scrisse “12 giugno” con la penna nera e subito dopo, con quella rossa, “Strangolata nel letto dal fidanzato”. Era soddisfatta della scelta dei colori. Il rosso era la scelta più ovvia per gli omicidi, mentre sugli altri colori aveva dovuto riflettere più a lungo. Ora però si era decisa: marrone per le malattie, rosa per le violenze fisiche e le rapine, giallo per le violenze fisiche sui minori, viola per le catastrofi ambientali, arancione per le cose che non rientravano nelle categorie precedenti e vinaccia per quelle che non rientravano nelle categorie precedenti e in cui erano coinvolti i bambini.

E se non è vero che un buon libro almeno al 60% si vede dal suo incipit che mi caschino le mani mentre scrivo!

In quale di queste categorie si metterà o si metterebbe Majken? Tenendo conto che fortunatamente nella realtà, e non nella sua mente, quasi nessuna la riguarda direttamente, Majken starebbe senz’altro nell’ultima categoria, quella vinaccia… Qualcosa le è accaduto ma non ve lo dirò nemmeno sotto tortura, dovete prendervi il libro!

Un incipit così può avere solo 2 reazioni: o ti incolla per capire dove cavolo va a parare la storia e ti prepari ad una buona dose di “disagio” o forse di agio…; o ti respinge per la paura di trovare dentro qualcosa che possa turbare il profondo.

Majken è più che turbata e così lo è la sua mamma, la sua intera esistenza e così lo sarà il suo lettore.

La parabola dell’intreccio, abbastanza lineare a parte i flashback rivelatori, ci porterà tuttavia verso un rasserenamento, come diceva Eduardo “Adda passà a nuttata”. Per Majken la nottata vera e propria non passa ma qualche squarcio d’alba si intravede verso la fine. Nonostante il ritmo ben sostenuto della narrazione per un lunghissimo tempo di scrittura potremmo spingerci a dire che accade di fatto poco o nulla. Dovremo arrivare al capito 15 per iniziare a dipanare la matassa ma è dal capitolo tredicesimo che sembra la parabola inizi a virare. Majken incontra una vecchietta sdentata e apparentemente svampita che azzecca poche ma indelebili risposte a Majken che da lì sembra “sbloccarsi” o almeno sbloccare il pensiero…

“Il dolore per la perdita non p pericoloso, se lo si lascia essere dolore per una perdita. Ma non lasciare mai che il dolore cambi aspetto e diventi qualcos’altro” […]

“cosa intendi?”

“Bah, non devi dar retta a una vecchia rimbambita. E grazie del gelato. E sai dove trovarmi. O sopra o sotto terra”.

Quante catastrofi possono accadere in un giorno? Quanto le si può vivere su di sé e mettersi a riparo dalla vita? Quanto di tutto questo si stringe intorno alla relazione familiare e all’essenza di crisalide in bozzolo che le ragazze e i ragazzi sono a quell’età?

Il massimo del prosaico con tratti di pura lucidità esistenziale si sommano in queste pagine in cui evidentemente la traduzione ha fatto un lavoro eccellente.

Una prova di come si possa davvero narrare tutto e di tutto, senza timore, con estrema forza, lasciando che tutto, ma proprio tutto – anche l’assurdo, il macabro, l’ironico e il doloroso – si tengano come accade nell’animo di chi ancora non è riuscito ad individuare il proprio percorso tra le catastrofi che ogni giorno ci capitano attorno.

Non è un romanzo scritto in tempo di pandemia altrimenti forse tra le varie fobie ipocondriache di Majken ci sarebbe anche quella da covid-19, ma non ha importanza ci sono momenti, e ci sono età in cui l’angoscia può e sa prendere il sopravvento e che ci siano testi di questa forza in grado di mettere in scena questa angoscia in tutta la sua potenza senza demonizzarla, senza “educarla” ma semplicemente mettendola in scena lo trovo eccezionale.

Ancora una partita vinta dalla letteratura a favore della vita e dalla parte dei ragazzi. Lasciamo che queste partite i giovani lettori e lettrici se le giochino e qualche direzione per scansare le catastrofi di ogni giorno la troveranno!

Teste fiorite