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Buchi nel deserto

Il primo romanzo che voglio proporvi quest’anno e che mi sono proprio ma proprio goduta in questi giorni si intitola Buchi nel deserto è di Louis Sachar, ha avuto diverte edizioni, prima per Loecher poi per la stessa Piemme ma con una copertina decisamente meno bella di quella attuale, ed il suo titolo originale era Holes e venne pubblicato nel 1998, qualche anno dopo la Disney ne trasse un film per ragazzi.

La storia narrata – ovvero la trama con l’intreccio più intrecciato di quanto non sembri – non starò certo qui a raccontarvela io; se siete qui quello che vi interessa è probabilmente qualcosa di diverso dalla sinossi. E quindi proviamo a vedere quali sono i punti di forza di questo romanzo che vi lascerà piuttosto interdetti all’inizio e del tutto sorpresi alla fine.

Tutto ruota ai buchi nel deserto di Lago verde (il letto di quello che 150 anni prima era un lago) che una squadra di ragazzini è costretta a scavare per saldare il proprio debito con la giustizia (debito che per altro Stanley, il protagonista, non ha perché il suo è un errore giudiziario…). Un buco al giorno di 150cm per 150cm in mezzo al deserto. Vi viene in mente qualcosa di più inutile di questo?

Mmmmm, starete pensando, questi sono elemtni del contenuto, ovvero della trama, ma non avevi appena detto che…. Sì l’ho detto e lo confermo: non vi racconterò la trama ma il fatto che per oltre metà romanzo si giri intorno al nulla dei buchi è elemento essenziale alla costruzione narrativa che ha la sua caratteristica migliore in questo romanzo, secondo me, nella costruzione del ritmo narrativo. Un ritmo che sembra girare, lentamente su se stesso, che sembra, come i buchi, non portarci da nessuna parte. Eppure un ritmo tale da avere qualche piccolissima scossa di estrasistole tale da convincere il lettore ad andare avanti… non si potrà mica girare sempre a vuoto no?! No, infatti, qui non siamo nel deserto dei Tartari, qui siamo in un romanzo per ragazzi costruito con enorme perizia narrativa. Il ritmo cresce insieme alla definizione dei personaggi (altro punto tecnico di eccellenza del romanzo) fino a prendere quasi una velocità di crociera sorprendete. Arriviamo così ad una corsa verso il finale letteralmente bloccato da uno slow motion impressionante a pochissime pagine dalla fine per poter poi concludersi nel corso di una manciata di righe.

Nulla è come appare in Buchi nel deserto. Nulla e nessuno, direi. Nel bene e nel male. Se pensate che il destino non esista beh tenetevi pronti a rimettere in gioco le vostre convinzioni in materia e ad affrontare un romanzo caldo in cui vivere è fatica almeno quanto scavare buchi a vuoto nel deserto.

Vi do un solo indizio, anzi due: guardatevi dalle lucertole dagli occhi rossi e le macchie gialle e, soprattutto, smettetela di disdegnare le cipolle!

Teste Fiorite