Mike

Non ho mai avuto un amico immaginario, e nemmeno una realistica proiezione di una parte della mia mente (anche se forse sarebbe stata, e ancora sarebbe utile) ma se mi fosse capitato di avere affianco a me Mike mi sarei risparmiata un sacco di errori!

Ho finito di leggere Mike di Andrew Norriss con la traduzione di Sante Bandirali edito da Uovonero pochi giorni fa, letto tutto in un giorno per capire dove la narrazione volesse andare a parare.

Floyd è il più promettente giovane tennista inglese e tuttavia ad un certo punto inizia a vedere una persona, sempre vestita allo stesso modo – cappotto nero fino a terra, capelli spettinati, faccia spesso insoddisfatta – che dice di chiamarsi Mike, che compare al momento degli allenamenti e, d’improvviso entra in campo durante un torneo ed è solo a quel punto che Floyd si rende conto che Mike lo vede solo lui.

Mike non esiste, non si vede, nessuno lo vede!

Eppure non solo c’è ma, come si scoprirà man mano col procedere delle 3 parti della narrazione, letteralmente, simbolicamente, metaforicamente e mettereci voi pure tutti gli avverbi che finiscono per -mente che vi vengono …in mente.

Non svelo nulla, as usual, ma mi soffermo un attimo sulla costruzione e i punti di forza del romanzo che davvero si fa leggere e voler bene!

Innanzitutto mi è piaciuta la tripartizione di cui all’inizio il lettore ignora l’esistenza. Si tratta di un prima, durante e dopo il “trattamento Mike”.

Ovvero il Floyd di “prima”, quello che attraversa il cambiamento ed il Floyd di “dopo. Una vera trasformazione in cui l’unica cosa certa e sempre uguale è Mike, anche quando lui e Floyd diventano una persona sola, ben visibile a tutti e… felice.

Se Floyd è il protagonista del romanzo, è di fatto Mike che la fa da padrone di tutto ed infatti il titolo è assai chiaro: Mike. Questa è la storia di Mike e moltissimo mi è piaciuta la frase che solitaria preannuncia l’inizio della storia come una “storia vera” e ancor più mi è piaciuta la postilla conclusiva che chiarisce come e quanto questa storia sia “vera”.

Basta intendersi su cosa sia la verità ed è fatta.

Altro punto di forza del romanzo, ça va sans dire, è la costruzione dei due personaggi. Una volta durante il dottorato conoscevo uno studioso della teoria e del tema del doppio nella letteratura… beh penso che con Mike avrebbe da fare. La costruzione dei personaggi è accurata, necessariamente con focalizzazione zero e narratore onniscente che riesce a gestire bene lo sdoppiamento e ci rassicura man mano.

Abbiamo bisogno di essere rassicurati?

Sì, qualche volta, quando Floyd sembra perdersi Mike compare ad accompagnarlo e lo stesso fa il narratore con noi e lo stesso fa un personaggio apparentemente secondario come lo psicologo Pinner.

Mi fermo, potrei andare avanti a lungo ma non mi pare il caso di tediarvi, prendetevi invece il tempo per leggere Mike e proporlo ai ragazzi e ragazze che conoscete e, perché no, cercare il Mike che c’è in voi!

Teste Fiorite