Passo davanti

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

“Passo davanti”

Età: dai 4 anni
Pagine: 28
Formato: 23,8×29,7cm
Anno: 2017
Editore: Coccole books
Autore: Nadine Brun – Cosme
Illustratore: Olivier Tallec

Oggi in cartella un bell’albo, azzurro, grande formato, copertina rigida.

Si intitola “Passo davanti”.

Ed è l’albo vincitore del premio Andersen 2018 come miglior libro libro 0/6 anni!

I protagonisti sono tre: Léon il grande, Max il secondo e Rémì il più piccolo.

La prima volta che ho visto questo libro sullo scaffale in libreria, mi sono soffermata sul titolo e l’ho trovato piuttosto enigmatico.
Infatti, in copertina si vedono i tre protagonisti col piede alzato, pronti al passo, in cammino. Difficile capire, però, la loro posizione. Infatti, Leon è in posizione frontale, sia per quanto riguarda la “faccia”, sia per quanto riguarda il corpo. Max frontale con il corpo, ma ha la testa che volge verso la sua sinistra e Remì lo stesso, corpo frontale, ma testa rivolta verso il suo lato destro. Disposti in fila indiana. Si scorge poi un semaforo rosso di lato. Posto lì. Lo si nota ma non intralcia il cammino. I tre personaggi non sono ben definiti. Il più grande potrebbe essere un grosso cane rosa e peloso, ma anche no. Il medio potrebbe essere un bambino, ma anche no. Il più piccolo, potrebbe assomigliare a un coniglietto, ma anche no.

Curiosa come illustrazione. I tre protagonisti si suddividono aspetti dello sguardo che solitamente mette in atto una sola persona che debba attraversar la strada. Un’azione suddivisa in tre: Guardo in avanti (Léon), poi uno sguardo a sinistra (Max), infine uno a destra (Rémì) e se è tutto libero, procedo.

Il titolo inevitabilmente ha evocato in me pensieri, vissuti, esperienze.

Subito ho pensato ai miei alunni di classe terza, scuola primaria.

Ah, la fila. Il “passo davanti” per antonomasia. Potremmo anche chiamarla “Ti passo davanti”.

Un continuo spingersi per giocare. C’è chi si distrae, chi chiacchiera, chi rimane indietro. Chi supera. Chi spinge. Chi semplicemente rispetta la fila e cammina. C’è chi si trova all’inizio, chi alla fine, chi in mezzo. Chi alla fila indiana preferisce stare a mano con un compagno, ancora meglio se in tre. Ma queste file, in tempo di Covid sono ormai un ricordo. Eppure la fila dice molto, sia sul camminare, sia sull’osservare ciò che sta attorno, sia sul rispetto delle regole e dell’altro.

Camminare! Uno dei più semplici, antichi e basilari schemi motori… passo dopo passo, anche nell’ottica metaforica dello sviluppo. La lunghezza del passo deve esser proporzionale alla lunghezza della gamba/zampa. Se troppo lungo compromette l’equilibrio.

E allora vi racconto della lettura in classe

Leggo il titolo: “Passo davanti”.
E subito l’immancabile commento…
“Chiara, come faccio io in fila quando supero e tu mi dici di tornare al mio posto?!? Dai… scherzo…”

Continuo…

Erano in tre.
Léon il grande, Max il secondo, Rémì il più piccolo.

Quando passeggiavano, Léon il grande camminava sempre davanti.
Gli piaceva tanto. Diceva:
– Guardate! Le macchine, le nuvole, e i grandi alberi che dondolano!

Dietro le larghe spalle di Léon, Max e Remì non vedevano niente.
A loro non importava.
Dietro quelle larghe spalle, si sentivano bene.

Léon camminava sempre davanti e, dietro, Max raccontava storie inventate al piccolo Rémì. Léon era prudente e conosceva i pericoli. Era lui a dare indicazioni agli altri sul da farsi, era lui che diceva quando fermarsi al semaforo e quando attraversare. Poi un giorno accadde una cosa strana. Nel cielo volava un palloncino. E per la prima volta Max ebbe voglia di guardare. Così chiese di passare davanti. Léon acconsentì.

Cambiano un po’ le dinamiche.

Dietro, senza Max che racconta le storie, Rémì si annoia e, anche lui, per la prima volta avverte l’esigenza di passare davanti. E così avviene.
Ciascun personaggio con caratteristiche ben definite. Inizialmente anche dei ruoli definiti che però, nel corso della narrazione, cambiano. Infine la possibilità di trovare un modo nuovo di fare le cose, mantenendo le proprie specificità.

Le illustrazioni sono ampie, sempre a doppia pagina.
Il testo è riportato su una striscia bianca sempre a piè pagina. Sembra, graficamente, una didascalia.
Di fatto parole e immagini si completano armonicamente.
L’azzurro è dominante nella gran parte delle illustrazioni ma nella pagina finale invece i colori sono più variopinti e distribuiti omogeneamente.

Commenti a caldo

“Bellooooo….”
“Chiara, questo devo proprio dirtelo… ma come fai a fare le voci dei personaggi… le fai troppo bene”
“Io sono Leon perché sono grande e grosso…”
“Io sono Remì perché ho sempre la testa tra le nuvole…”
“Mio nonno è Max perché quando passeggiamo in montagna, d’estate, ci racconta sempre le storie”
“Sai che una volta in spiaggia ho visto un palloncino che volava in cielo, ma era blu non rosso”
“Anche a me a volte capita di non vedere alla lavagna e vorrei venire davanti”
“A me invece piace stare dietro perché così non vengo visto e posso fare quello che voglio”

In classe

Dopo esserci raccontati esperienze, vissuti e aneddoti sul camminare, siam passati alla scrittura… così, in modo naturale, passo dopo passo.
Ognuno ha avuto la possibilità di parlare di sé e raccontarsi.
Scrivere, in questo modo, diventa facile.
Bello.
Dà, a ciascuno, la possibilità di stare davanti.

Nei racconti c’è chi ha scritto…

“Qualche volta cammino, ma molto più spesso corro!”
“Quando cammino, io preferisco saltellare come Cappuccetto Rosso”
“Quando cammino amo stare in mezzo tra la mamma e papà”
[…e la cosa fa riflettere perché a dirlo è stata una bambina, con i genitori separati, che vede o la mamma o il papà].
“Quando cammino d’inverno mi piace stare in mezzo perché spesso dimentico i guanti, così la mamma e il papà mi scaldano le mani”
“Dipende… se cammino in un posto nuovo mi piace stare dietro e osservare. Invece se è un posto che conosco bene mi diverto a stare davanti e fare da guida”
“Quando cammino voglio sempre stare in mezzo tra i miei genitori, qualche volta però vado avanti da solo”
“Quando cammino mi piace fare delle lunghe passeggiate, soprattutto in spiaggia”
“Quando cammino mi piace stare davanti perché così decido io dove andare”
“Quando cammino a volte sto in mezzo perché mi sento più protetta, altre volte davanti, perché mi sento più coraggiosa”
“Quando cammino, cammino, però a volte preferisco non camminare, soprattutto d’estate quando fa caldo”

C’è chi ha raccontato un ricordo…

“Quando ero piccolo mi piaceva camminare in mezzo, a manina di qua e di là, a destra e sinistra, per poi fare i salti alti in avanti dopo aver contato fino a tre, così… uno, due e… tre!”.
[Chi non l’ha fatto da piccolo?]

Il gioco è risultato un elemento comune…

“Spesso quando cammino con mia mamma faccio il gioco di non calpestare le righe delle piastrelle”
“Quando cammino con mio papà faccio il gioco del mondo: lui dice una lettera e io devo nominare nazioni e città che iniziano con quella lettera”
“Quando camminiamo in montagna facciamo delle lunghe passeggiate e spesso giochiamo e cantiamo tutti insieme”
“Quando cammino e sono un po’ stufo iniziamo a fare il gioco degli indovinelli degli animali. Si pensa un animale, a turno gli altri chiedono un’informazione. Il primo che indovina vince il turno e sceglie il nuovo animale da indovinare”
“Quando cammino faccio il gioco dei passi sincronizzati. È molto divertente quando acceleri o all’improvviso uno cambia il passo”

Insomma… davanti, dietro o in mezzo… tutto è sempre una gran bella scoperta!

Teste Fiorite