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Sulla vita dei lemuri. Breve trattato di storia naturale

Dai, dite la verità: quanti sono i libri, bellissimi, divertenti e dediti alla divulgazione sul crinale tra la narrazione e la scienza che vi vengono in mente?

Provate a contarvi le dita di una mano… forse…

Ma invece di perder tempo con esercizi oziosi di questa natura prendete in mano Sulla vita dei lemuri. Breve trattato di storia naturale di Andrea Antinori edito da Corraini e, molto ma molto banalmente, go-de-te-ve-lo!

Sulla vita dei lemuri a dispetto del suo sottotitolo “breve trattato di storia naturale” non è affatto ciò che vi aspettereste… qui di scientifico c’è davvero pochino eppure.. eppure c’è il germe della divulgazione scientifica secondo me potente come non mai ed è lo stesso Antinori a svelarcelo nella dedicata molto ma molto esplicita:

Le storie sono un ottimo strumento di divulgazione. Dedico questo libro a Gerald Durrell, che con Io e i lemuri e gli altri romanzi è sempre di grande ispirazione per il mio lavoro.

Se avete avuto la fortuna di leggere qualcosa di Durrel vi sarete senz’altro resi conto di come nella sua scrittura la capacità narrativa e l’impostazione empirica del naturalista convivono e si compensano e completano a vicenda sia che ci troviamo in un romanzo sia che ci troviamo in un trattato scientifico. Questo è il segreto che Durrell svela a chi lo sa leggere e questo è il gioco, portato alle estreme conseguenze anche grazie alla componente iconografica, che Andrea Antinori decide di giocare!

Si possono immaginare i motivi e i modi più incredibili per spiegare il perchè ed il come i Lemuri si siano trovati in Madagascar. Perchè lì e non altrove? E come cavolo hanno passato il mare?

Lasciatevi stupire dall’immaginazione!

Non temete, Antonori non è mica un cialtrone qualsiasi e i Lemuri sono dei burloni ma fino ad un certo punto e qualsiasi bambino o ragazzo che voglia saperne di più e che si sia fatto attrarre dal titolo ha l’assoluto diritto di non essere ingannato, quindi, segue un’appendice a prova di naturalista in cui le informazioni sono davvero vero…

Cosa è meglio? La parte vera perché pensavamo di essere in un libro di divulgazione o la parte “falsa” perché è decisamente simpatica e divertente?

Perché dobbiamo trovare un “meglio”? Perchè dobbiamo trovare una forma, un genere, in cui incasellare il libro che abbiamo in mano?

Quanto più bello è non avere caselle adatte o doverne immaginare di apposite?

Certo, avete ragione, così è molto ma molto più difficole.

Ok, ve ne do atto.

Ma quanto più senso ha la problematizzazione (specie se sostenuta dal divertimento) invece della semplificazione quando stiamo giocando e leggendo e, perché no visto che siamo esplicitamente nel campo della divulgazione, imparando con i libri?

A voi la scelta!

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