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I racconti del tavolo

I racconti del tavolo di Chiara Carminati e Simone Rea edito da Vanvere.

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Non so nemmeno dirvi da quanti mesi sto pensando a come presentarvi questo libro… vorrei trovare le parole giuste per saperne rendere la forza e la potenzialità, vediamo un po’ cosa riesco a fare…

Proviamo a partire da qui: I racconti del tavolo è un libro da scrivere, non da leggere… o meglio da scrivere dopo che si sono letti gli spunti di storie scritti dalla grandissima Chiara Carminati e con la suggestione, a fianco, delle surreali, quasi magrittiane direi, evocative illustrazioni di Simone Rea.

Avete presente quegli esercizi dei libri di scuola in cui testi di letteratura vengono sezionati e si chiede l’intervento dei bambini per provare se “hanno capito”?

Ecco, il concetto è simile, si chiede ai lettori un intervento sui testi ma con delle differenze di sostanza imprescindibili che fanno di questa proposta letteraria una proposta insieme etica ed estetica e di quella dei libri di scuola un becero esercizio spesso mortificante per i testi e per i bambini e ragazzi.

  • Prima differenza: qui il lettore diventa scrittore a pieno diritto, dapprima insieme e guidato dalla mano esperta di Chiara Carminati. Alla scrittura, al “continua tu” viene dato tutto il rispetto e il credito che merita al pari dell’autore che propone un la da cui partire.
  • Seconda differenza: Si ha una progressione ed una varietà sia nella quantità che nella topologia di proposte di scrittura che da un lato permette allo scrittore che continua la storia sia di sperimentare non forme uniche e stereotipate; sia di scegliere la forma di collaborazione con la scrittrice più risuonante con le proprie corde.
  • Terza differenza: la componente visiva, iconografica, così concepita al tempo stesso come metafora ed evocazione, in cui l’elemento che resta immutato è sempre il tavolino di questo presunto ristorante delle storie mente ciò che vi appare o scompare sopra cambia di storia in storia fino ad arrivare al self service in cui il tavolo è vuoto perché è il lettore che è diventato appieno scrittore e si serve il racconto che vuole, senza cameriere, menu o cuoco.
  • Quarta differenza: l’elogio dell’errore e la competenza di chi ha scritto, illustrato e pensato questo libro in modo da non dare mai al lettore il senso della pagina vuota che frena e preoccupa anche il più grande, di età e di bravura, scrittore.

L’ascesa verso il self service è un andirivieni di storie in cui non si è mai da soli del tutto e gli spunti narrativi che testo e immagine propongono non sono mai stereotipati, mai scontati, mai riduttivi o mortificanti del potere immaginifico e creativo dello scrittore che si appresta a continuare lui.

Chiudete gli occhi e provate a pensare a questo libro, anche alle singole pagine doppie proposte a scuola invece delle schede di comprensione e scrittura, invece della vivisezione dei testi un lavoro competente sulla creazione dei testi. Si può fare, ci sono insegnanti che sanno farlo e che da qui possono prendere il volo per nuovi nidi o, se preferite continuare con la metafora del ristorante, la strada alla scoperta di nuove tradizioni culinarie. Ci sono questi e queste insegnanti, bravissime, credo siano decisamente ancora troppo poche e credo che compito fondamentale sia far girare le notizie delle cose belle, lavorare sull’aggiornamento perché se non si sa che una cosa come I racconti del tavolo esiste non si potrà mai pensare di usarlo o di lavorare e leggere e scrivere con spunti diversi…questo, anche è il lavoro di teste fiorite!

Teste Fiorite