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Storia di una valigia

Storia di una valigia

di Nùria Parera, illustrazioni di Marìa Hergueta, traduzione di Sara Margherita Cavarero

edito da Beisler

Una valigia non è un oggetto qualsiasi.

Al suo interno può contenere una gran quantità di cose, oppure niente. Può essere un’inutile carabattola, o trasformarsi in un autentico tesoro

Tale è, un autentico tesoro, la valigia protagonista di questo bellissimo libro che oltre ad essere una narrazione intensa e dolce, è anche una possibilità decisamente interessante di narrare la Storia. Siamo quindi su quel crinale, ammesso che esista, tra narrativa e divulgazione, comunque in piena letteratura.

La valigia inizia il suo viaggio tra le mani di Magì, il papà di Maria, che la costruisce a mano con la pelle delle sue amate vacche di cui sa tutto, la valigia passa poi tra le mani di Maria, siamo ai primi del Novecento. Nella campagna di Maria arriva un uomo con il cinema a cui Maria Regala la valigia…

E così di mano in mano – attraversando 2 guerre mondiali, l’oceano Atlantico 2 volte per scappare dall’Europa e per tornarci per combattere il franchismo, fino ai campi profughi di oggi – la valigia fatta da Magì racconta non solo le singole piccole storie di chi l’ha usata fino allo sfinimento, ma anche la Storia con la S maiuscola che solo apparentemente da quelle piccole di distanzia.

Se tutto si tiene, e nella Storia tutto si tiene, seguire e narrare la vita di un oggetto, significativo poi come una valigia (mi viene sempre in mente la storia della valigia di Liliana Segre), credo sia un modo avvincente e vincente per catturare l’attenzione, avvicinare ciò che è lontano riducendo le distanze temporali, spaziali ed emotive.

Una valigia a casa l’abbiamo tutti – così come un mestolo di legno come racconta Matteo Corradini in una storia di confisca a danni di una famiglia ebrea – e questo contribuisce ad allentare il senso di indifferenza dovuta alla irrimediabile lontananza tra l’esperienza dei nostri bambini e ragazzi e la Storia del secolo scorso in cui invece la maggior parte di noi sono nati.

Il libro esce fuori da una casa editrice sempre attentissima che si sposta dai consueti paesaggi nordici per scendere verso il mediterraneo e raccontare una storia che attraversa Spagna, Francia, America e ritorno fino all’est dove ancora c’è chi scappa con solo una valigia in mano e talvolta nemmeno quella.

Chiude il racconto una bella appendice di appunti cronologici, anche il nome mi è piaciuto, non è una cronologia, bensì una cronologia ragionata che dal 1890 risale fino al 2011 con la guerra in Siria.

Perchè non “fare storia” così a scuola?

Perchè non raccontare, magari coinvolgendo i ragazzi e i loro oggetti e le memorie della loro famiglia, la Storia che passa “giocando” con un oggetto?

Teste Fiorite