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Come ho scritto un libro per caso

E’ un bel problema se tua madre è morta.

Chi dice che l’incipit in un libro è tutto ha in buona parte ragione!

Certo, l’incipit non basta, innanzitutto arriviamo all’incipit se la copertina non ci respinge ed in secondo luogo se l’incipit ci cattura e ci porta a girare pagina il resto del libro non deve deluderci; detto questo, se l’incipit ci inchioda diciamo che buona parte è fatta.

Come ho scritto un libro per caso di Annet Huizing con la traduzione di Anna Becchi edito da La nuova Frontiera Junior è un libro che non vi deluderà dalla prima all’ultima pagina, copertina inclusa!

Si è parlato parecchio di questo libro e vi invito a leggere cosa ne è stato scritto nel 2018 quando è uscito, sono un pelo in ritardo, scusatemi, ma non credo i libri abbiano una scadenza e sostenerli e portarli avanti negli anni è un dovere tanto quando dar conto delle novità man mano che escono, se non di più (chissà cosa ne pensano gli editori e i librai….).

Come ho scritto un libro per caso è al tempo stesso un romanzo lieve e piacevolissimo che racconta dello straordinario “nulla” di ogni giorno (capacità sopraffina degli autori nordici), senza bisogno di avventure e effetti speciali; ed il racconto della scrittura di se stesso, ovvero del libro. Quasi alla fine di ogni capitolo interviene la voce del narratore – che già racconta in prima persona, anzi della narratrice, la tredicenne Katinka – in un font diverso per farsi ben riconoscere, e ci dice i retroscena di come quel capitolo è stato scritto.

Siamo quindi in un romanzo che gioca con la finzione di secondo livello, una narrazione che diventa esplicita metanarrazione che riflette su se stessa, il tutto affidato alla voce di una tredicenne. Bellissimo e difficilissimo, complimenti!

Complimenti anche alla traduttrice che, io non conosco ovviamente la lingua d’origine, deve aver fatto un lavoro pazzesco per far scivolare la lingua in questo modo, d’altra parte Anna Patrucco Becchi è una super traduttrice e di suoi libri su teste fiorite ne abbiamo già incontrati un bel po’!

Katinka, la protagonista e narratrice, decide di prendere lezioni di scrittura dalla vicina di casa Lidwien, famosa e eccentrica scrittrice. Ogni venerdì si ritrovano in giardino per fare giardinaggio e lezione di scrittura. Il libro di fatto è composto, nella finzione narrativa, s’intende, come l’insieme degli “esercizi” e prove di scrittura di Katinka e il bellissimo capitolo iniziale con quell’incipit che ci attacca alla sedia e che poi prende tutta una strada diversa ed inattesa, ci dice chiaramente, è stato riscritto ben 12 volte!

Come Lidwien consiglia metaforicamente a Katinka che cerca una via d’inizio alla narrazione, un inizio in medias res, dall’assassinio, dice lei, è fondamentale e mentre Katinka ribatte che nella sua storia non ci sono morti ecco che noi abbiano già passato, perchè era la prima riga, ciò che poi è davvero diventato l’incipit: la mamma morta.

Capitolo dopo capitolo si dipana la storia di Katinka, con flashback e velocizzazioni, e insieme il processo di scrittura che ha prodotto ciò che stiamo leggendo. Tutto di fatto diventa cornice narrativa, se volete doppia cornice narrativa, del percorso che porta Katinka a recuperare il ricordo di sua madre, morta quando lei aveva 3 anni, e a ritrovarne una nuova.

Mia zia Addie dice che sarebbe meglio che non usassi la parola “morta”. Suona così cruda, dice. E la gente si spaventa.

“Magari è meglio dire deceduta”.

Ma la trovo una parola così strana, “deceduta”.

Anche Lidwien la pensa così, e lei lo sa bene perché è una scrittrice. Continuerò a dire “morta”.

Per cruda che sia.

“La morte è cruda” dice Lidwien.

Ciò che non capisco è che la gente non capisca che ormai mi ci sono abituata.

Scusate, se vi ho dato l’impressione che questo libro parli della morte, ho proprio sbagliato in pieno. Questo è un libro di vita, divertente e più che ben costruito, persino esemplare, alla lettera della parola per la capacità metanarrativa intrinseca. Ma nella vita, anche se noi italiani ci facciamo poco i conti, o almeno ci piace poco farli, fa parte della vita ed è esattamente così che essa entra e sta nel racconto e se ne va alla fine insieme alle pagine.

Si può scrivere un libro per caso?

Naturalmente no, Annet Huizing è una scrittrice che sa molto bene quello che fa, siamo nella pura finzione elevata all’ennesima potenza, finzione che spiega come si fa finzione, che meraviglia! E tutto questo senza che si senta mai in nessun modo né il peso né la volontà di “insegnare” proprio un bel niente, questo è un libro da leggere e da amare, tutto d’un fiato, se poi vorrete prenderlo come scalino per andare da qualche altra parte, verso la scrittura, ad esempio, fatelo ma non perchè lui sia lui, ma perché ogni libro ben scritto e ben letto porta anche verso la scrittura, secondo me.

Teste Fiorite