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Le avventure di Coniglio e Elefante

Quando leggo il nome di Gustavo Roldàn apro le orecchie ed aguzzo la vista un pochino di più, d’amblée, abbastanza convinta di trovare un bel libro e di non essere delusa.

Così è stato anche questa volta con il piccolo libro de Le avventure di Coniglio e Elefante edito da Sinnos in alta leggibilità.

Il libro è composto di 10 piccoli capitoli autoconclusi, ovvero che raccontano episodi singoli comprensibili e leggibili anche individualmente benché siano di fatto uno legato all’altro dalla cornice narrativa creata dall’amicizia tra Coniglio ed Elefante e agli episodi che precedono la storia ma senza che si implichino necessariamente l’un l’altro.

Come dire: se leggete tutto di seguito vi troverete rimandi interni ed una storia articolata di rafforzamento dell’amicizia tra i due personaggi ma anche di sperimentazione della reciproca fiducia. Ma se leggete i singoli uno per uno anche sparsi vi sarà comunque chiaro che è sottesa una relazione profonda e complice tra Coniglio e Elefante ma la narrazione tiene bene ugualmente.

Si apre il libro con l’incontro tra i due in cui Elefante è terrorizzato da Coniglio perché lo crede un topo e, come tutti sanno, gli Elefanti hanno paura dei topi! Scoperto che i conigli non sono nemmeno lontanamente parenti dei topi e che quindi, per logica deduzione non c’è motivo di temerli, ecco stabilite le basi incrollabili della relazione pronta a svilupparsi tra Coniglio ed Elefante. Forse uno dei capitoli più divertenti è quello de “L’Albero dei desideri” in cui Coniglio trova un albero parlante che esaudisce i desideri se viene vigorosamente sbattuto e quando, con un grande sforzo di scuotimento, dall’albero cade Elefante rimasto impigliato Coniglio capisce:

“E come mai hai fatto tutta questa sceneggiata dell’Albero dei desideri, Elefante?”

“Scusa Coniglio, non volevo imbrogliarti ma… Noi elefanti non siamo capaci di scendere dagli alberi”

Perché Elefante non chiede aiuto a Coniglio e basta? Perché, forse, la loro amicizia non è ancora così salda e sicura e infallibile da permettere la fiducia cieca l’uno nell’altro soprattutto secondo il punto di vista di Elefante così sospettoso e che ci mette un bel po’ a sciogliere il suo cuore a Coniglio. Non siamo ancora ai due capito finali in cui Elefante sarà pronto a salire su un improbabilissimo aereo di rami o poi a costruire una mega arca in un luogo senz’acqua per andare verso isole deserte e inesplorate.

Roldàn ha sempre questa capacità di giocare contemporaneamente su registri appartenenti due logiche ferree e l’incontro tra le due è quella scintilla che genera l’ironia del racconto: dal un lato la logica “realistica” quella che definiemmo “normale”, ammesso che voglia dire qualcosa, e dall’altro la logica del personaggio (qui per altro sono due con due logiche distinte) che procede per una sua via predefinita poco disposta a farsi mutare o smussare dagli eventi anche i più evidenti…. leggetevi il capitolo “Due bicchieri per Elefante” in cui Elefante entra in una cristalliera e capirete cosa voglio dire.

Non sono moltissimi in i Italia i libri di Roldàn ma vale la pena cercarli e tenerseli stretti per riservarsi sempre la possibilità di un momento di sorriso, di riso, di ironia pronta a svelare gli aspetti più incoerenti dell’essere umano, anche quando questi sono personificati in animali.

Impagabile, in tutto questo, il tratto sottile, rapido, fortemente ironico che accompagna alcuni passi dei racconti.

Teste Fiorite