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Santa Muerte

Benvenuti in Santa muerte, il romanzo di Marcus Sedgwick edito da Pelledoca che la Pelledoca ve la farà proprio venire. No, non di paura, non siamo in un romanzo di genere e sicuramente non si genere triller o giallo o noir o “di paura”; siamo in un romanzo d’autore in cui tutti questi generi si rimescolano e incontrano per dare forma ad una narrazione assolutamente originale dove la pelledoca viene per la aver visto troppo da vicino una realtà troppo brutta persino da raccontare, figuriamoci da vivere.

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Mettiamo insieme 3 elementi, se volete di più ma partiamo da questi:

  • il male che travolge a partire da una condizione socio economica molto più che degradata
  • la morte come una presenza quotidiana, “normale”, a tratti persino salvifica
  • un’età in cui le possibilità di esistenza di restringono ad una dicotomia schiacciante: sopravvivenza o morte e, di badi bene, non è detto che la morte sia la scelta peggiore

Ecco, mettiamo insieme anche solo queste 3 cose e proviamo a entrare nel nero della notte del deserto di Arturo tredicenne che vive al confine tra il Messico e gli Stati uniti, in una zona in cui imperversa la guerra tra bande rivali di narcos e il cartello sovvenzionato e armato tacitamente dallo Stato confinante in cui tutti cercano di scappare per sperare in una vita…migliore? Diciamo che “vita” già sarebbe in moti casi sufficiente.

A, scusate, dimenticavo, aggiungiamo un elemento, più importante per quel che mi riguarda:

  • una scrittura e costruzione narrativa praticamente perfetta

Arturo ha un amico del fraterno, un ragazzo solo, come lui, si chiama Faustino. Faustino arriva con la sua “compagna”, ex compagna di scuola di entrambi, con un bambino in braccio, il loro bambino (con tutta probabilità). Faustino ha sottratto al suo capobanda narcos dei soldi per mettere la compagna e il bambino in salvo oltre il muro, nel Paese a fianco e chiede ad Arturo di salvarlo giocando a carte e vincendo la somma di denaro per ricoprire il debito e salvarsi la pelle. Arturo gioca, vince molto di più di ciò che serve a Faustino, Santa muerte lo sta proteggendo evidentemente, tanto da pensare di poter mettere in salvo anche se stesso, oltre a Faustino. Ancora un pochino e saranno tutti e due, e la ragazza e il bambino, pronti ad una vita nuova, lontano… Arturo ci crede e nel crederci perde non solo tutti i soldi, ma molti di più ed ecco che il suo debito diventa 4 volte più grande di quello originario di Faustino.

Il romanzo ruota attorno a questa partita a carte che crea un punto di non ritorno ed al tempo stesso il culmine dell’intreccio. Il ritmo narrativo del romanzo arriva lento fino alla partita a carte per poi scendere verso la fine in maniera più rapida, o almeno così ci sembra. Il tempo stringe e il ritmo si fa più concitato, Riuscirà Arturo a mettere in salvo se stesso e Faustino?

Se proprio dovessi rispondere direi: dipende.

Ve lo dico ma non spoilerate con i ragazzi, Arturo muore ma essendo la sua una scelta per sottrarsi al diventare elemento dell’ingranaggio della guerra tra narcos non mi sentire di dire che morendo ha perso la partita. La scelta di Arturo è quella di morire, di lasciarsi uccidere, per salvarsi in extremis, per salvare la propria anima davanti al mondo – la visione finale del santo ragazzino a fianco alla onnipresente Santa Muerte è interessante – ma soprattutto davanti a se stesso. Siete d’accordo?

E’ una morte inutile quella di Arturo tra le tante morti?

L’ottica collettiva ha senso che prevalga su quella individuale?

Pensatela come volete, gli interstizi per lo spazio interpretativo ermeneutico sono tantissimi, infilatevici dentro e lasciate che vi si infilino i ragazzi. Questo è ciò che Santa murte mette in scena. Un romanzo nero ma non privo di speranza, non una speranza individua bensì collettiva. In un pezzo di mondo in cui ogni giorno, davvero, collassa ogni tipo di certezza, sociale, economica, familiare, un ragazzo sceglie da che parte stare.

Potete leggere il romanzo di Arturo come un romanzo di formazione

come un romanzo d’attualità

come una riflessione sulle forme di parareligiosità che si sviluppano nei contesti più disagiati del mondo

come una riflessione sul conflitto sociale tra Messico e Stati Uniti e più in generale sulle migrazioni e il potere economico che vi sta dietro (quasi tutti i capitoli hanno a conclusione un paragrafo in font diverso, molto distinguibile con i dati della situazione politica ed economica legata al confine tra Messico e Stati uniti, una deriva divulgativa molto ma molto interessante in questo contesto letterario)

Potete trovare in Santa muerte tutto ciò che volete, tutto ciò che esiste, persino una dimensione soprannaturale che non esiste nella realtà, perché in un buon romanzo ciò che trovate è la vita qui tematizzata all’ennesima potenza attraverso una onnipresenza persino fastidiosa della morte. Esiste la vita perché esiste la morte, non viceversa!

E per piacere, nel leggerlo non dimenticatevi il brevissimo icastico capitolo iniziale che comprenderete solo alla luce delle ultime pagine.

E, per piacere, davvero, non negate ai lettori di poter incontrare sulla propria strada storie come queste di cui c’è assoluto bisogno.

Tu sei appena all’inizio. Ma sei nel punto più difficile. Non sei un bambino. Non sei un uomo. Sei nel mezzo. Stai camminando sul ponte che li unisce, e sai quanto sono pericolosi i ponti. A Juàrez tutti sappiamo quanto sono pericolosi i ponti, vero? Ma sii forte, sii coraggioso. Il tuo futuro è dall’altra parte e tu puoi farcela. Ricorda questo: ogni uomo deve scoprire da solo in quale modo può salvarsi. Io ci credo. Devi solo scoprire cos’è che stai cercando.

Teste Fiorite