La natura

Che Emma AdBåge non avesse tanti problemi a smascherare gli inganni degli adulti perpetrati ai danni innanzitutto di se stessi e della propria onestà intellettuale, e, di conseguenza, sui bambini, l’avevamo capito bene con il bellissimo albo La buca.

Ci conferma e rassicura in questa assunzione di posizione di svelamento dell’inganno della AdBåge questo La natura edito anche questo da Camelozampa.

In questa narrazione il tutto assume un sapore ironico, procedendo per affermazioni e smascheramenti, stagione per stagione. L’andamento narrativo è sempre lo stesso: una esplosione di piacere e contentezza per i doni della natura, e di seguito il disappunto per i fastidi che provoca.

A tutti, piace la Natura.

Ci piacciono climi diversi e stagioni diverse e cose così.

Alla Natura non piace nulla in particolare, lei si limita a stare lì come al solito a crescere e cinguettare e frusciare e schizzare.

Le foglie sono bellissime ma quando cadono è un fastidio raccoglierle, meglio abbattere l’albero che ne perde così tante.

Se nevica è divertente scendere con lo slittino ma quando la neve è troppa è davvero fastidioso, meglio buttare tutto nel lago con le ruspe.

Il lago è bellissimo per rinfrescarsi ma mica è poi tanto bello se è sporco per le cose buttateci dentro nei mesi passati, meglio la piscina, non ci si sporca, è limpida, ci sono le piastrelle… però che caldo che fa in piscina, sarebbe bello avere l’ombra di un albero che però è stato tagliato, forse meglio andare in macchina e accendere l’aria condizionata e pazienza per i gas di scarico, prima o poi se ne andranno!

Niente da fare, non c’è scampo, il crescendo è crescendo senza discesa. Il cemento aumenta, il nero anche, nessuno si fa sfiorare da un dubbio, eppure in nessuno c’è intenzione “malvagia” c’è solo un elemento sotteso, mai denunciato, mai esplicitato, di centralità umana che fa paura. Fa paura soprattutto perché non si sente intenzione, non si sente giudizio e nemmeno colpa, tutto procede così, per una logica che sempre una logica naturale nel senso di intrinseca al pensiero umanocentrico.

Non si sente nemmeno la voce dei bambini che, come è ovvio che sia, seguono passo passo le loro famiglie.

E più in là, un po’ fuori della Natura, c’è il nostro paesino. Ma più che altro è fatto di qualche casa e un po’ d’asfalto e roba del genere.

La voce narrante è quella di un narratore che sembra interno alla situazione, forse un abitante del paesino di cui si narra, ma che resta distante e semplicemente dà voce, prima agli apprezzamenti e poi alle maledizioni, e anche però alla natura, che di tutto questo se ne infischia, subisce e restituisce.

Teste Fiorite