L’isola delle ombre

Avete presente quando avete in mano un libro che vi spiazza, vi sorprende tanto da doverlo far sedimentare e mettere in ordine la folla di solleciazioni che ne vengono liberate?

Ecco questo libro è stato per me L’isola delle ombre di Davide Calì e Claudia Palmarucci edito da Orecchio acerbo.

Un albo illustrato, un libro a figure, che dai risguardi procede in un crescendo narrativo ma soprattutto figurativo che definirei con due aggettivi, per quanto anch’essi limitanti: questo è un libro onirico e perturbante.

Il protagonista della narrazione, che in terza persona ci porta in questo mondo di animali assai strano è il dottor Wallaby specialista in brutti sogni. Un Freud in versione marsupiale che in groppa al dingo assistente se ne va in giro per questa foresta cupa a sciogliere gli inconsci degli animali che emergono in tutta la loro bruttezza negli incubi.

Il dottor Wallaby non solo è bravo ad analizzare ma anche a risolvere, sa come catturare ogni incubo e liberarne il proprietario, la sua esperienza è grande e consolidata e a quanto ci è dato saperne non ha registrato fallimenti fino a quando….

arriva il Tilacino che arriva da molto lontano per raccontare il suo incubo al dottor Wallaby: il Tilacino sogna il nulla. Un nulla in cui non c’è nulla, nessun elemento tipico delle categorizzazioni sin qui costruite dal dottore dei sogni, nulla che possa rassicurare né dottore né paziente, nessuna soluzione all’orizzonte perché una soluzione non esiste per il problema del Tilacino.

Il suo problema, scoprirà Wallaby che è proprio un bravo dottore, non è nel sogno ma nella realtà: il Tilacino è estinto, non esiste, il nulla è lui stesso non il suo sogno, il Tilacino è un fantasma, un’ombra che troverà il suo posto, piuttosto affollato (ed alcuni dei suoi compagni d’isola li potete vedere nei risguardi) nell’isola delle ombre che dà il titolo al libro.

Cosa c’è dentro questo albo che poi sembra improvvisamente allo stesso tempo ribadire e rovesciare la propria prospettiva con la citazione finale di Stefano Benni (che non vi svelerò naturalmente)?

C’è direi tutto quello che siamo capaci di trovare: dalla storia dell’arte ampiamente citata in lungo e largo con una intensità disarmante da Claudia Palmarucci, alla storia del Pianeta e dei suoi abitanti (umani inclusi proprio perché grandi assenti implicitamente responsabili). Un’interpretazione dei sogni, dei brutti sogni, anzi, di un solo brutto sogno che può diventare l’incubo di tutti. Anzi che dovrebbe diventare l’incubo di tutti.

Ma qui torno sul piano del contenuto che davvero ha molto ma molto poco a che fare con questo albo che può essere letto a diversi livelli ed in cui il testo delle immagini ha amplificato, interpretato e potenziato al massimo il testo pulito di Calì in cui potersi insinuare, come dice Barthes, e sbizzarrirsi.

E ci possiamo sbizzarrire in ogni senso, tra testo e immagine, a riconoscere citazioni da ogni parte del mondo artistico, a ripercorrere percorsi personali e collettivi dell’inconscio e chi più ne ha più metta, se volete un piccolo aiuto alla fine del libro è stato inserito un piccolo elenco di opere citate da Paolo Uccello a Bosch.

Vorrei proprio vedere un albo all’opera in classe, letto e analizzato per goderne, per parlare di scienza, di storia, di arte…di brutti sogni personali e collettivi…

Teste Fiorite