In 4 tempi

4 sono i tempi di moltissimi balli, dalla bachata al boogie woogie al mambo; 4 sono i tempi del ritmo narrativo e di vita che questo bellissimo albo mette in scena, muove, a modo suo…

In 4 tempi di Bernadette Gervais edito da Ippocampo edizioni.

Il tempo

La copertina ci dà un piccolo indizio ma vi assicuro che lo sviluppo interno del libro fa molto di più: il concetto è semplice: l’evoluzione del tempo in 4 tempi che regolano il cambiamento, in copertina, ad esempio, troviamo il fiore di tarassaco che prima è un bocciolo, poi un fiore, poi un soffione e poi il soffione esausto. Lo stesso “gioco” narrativo lo vediamo con il papavero, la pera ecc. Ma là dove il ritmo narrativo del libro si modifica ed introduce un elemento sorprendente e diversificante rispetto a questo modulo temporale e narrativo che sembra ripetersi sulla base della sola figura retorica della iterazione, è quando entrano in scena la chiocciola, il gatto, la lepre, ovvero quando entra in scena il movimento.

Lo spazio

Fino a quando il tempo si sviluppa in un qualcosa di “fermo”, almeno apparentemente, la quadripartizione della pagina ed anche il nostro appagamento dell’aver compreso come il libro sta funzionando filano liscio. Ma quando striscia lentamente dentro il primo rettangolo la chiocciola e, sebbene col suo lentissimo movimento, introduce il movimento nello spazio, accade qualcosa di molto interessante da ogni punto di vista.

Ecco che il tempo non è più da solo ma associato allo spazio, ecco che la relazione tra spazio e tempo si relativizza tanto da necessitare una ripetizione non del modello narrativo bensì dell’oggetto narrativo: nel caso della chiocciola, ad esempio, assistiamo a ben 4 ritorni, questo è il tempo ripartito in cui la chiocciola paaaaaaaaassa. Anche da leggere ad alta voce questi passaggi sono estremamente divertenti. Esattamente come divertente e straniante è ritrovare questo piccolo animale che continua a strisciare nel libro alterandone il senso ed il tempo e ritmo narrativo. Ma è lì apposta! Cosa ne sarebbe di questo bellissimo In 4 tempi se lo spazio non intervenisse a turbare la ritmicità del tempo narrativo?

Come la chiocciola nel libro si “comporta” anche il gatto, anche lui, sebbene più rapidamente, in movimento in più di una pagina a lui dedicata e a dirci se ci troviamo di fronte ad un unicum o ad un percorso spaziale ci pensa il titolo della pagina di sinistra, quella sempre nera che ha il nome e la scansione nei 4 tempi e che nel caso della chiocciola, del gatto, ma anche della casa, ha a fianco al nome il nome dell’occorrenza nel libro: La chiocciola 1, la chiocciola 2 ecc.

La lepre invece è a se stante, perché? Perché in lei la velocità nello spazio è tale da restare nei 4 tempo scanditi e da non richiedere, letteralmente, tempi supplementari per la sua performance.

Mentre la chiocciola paa-aa-aa-ssa, la lepre ssssfrrr-eccia velocissima e bellissimi sono i due rettangoli in cui la lepre è ripresa in movimento, come se guardassimo un cartone animato a rallentatore.

Il ritmo narrativo

Tanto la costruzione delle singole pagine – tutte identiche nel loro avere la pagina di sinistra nera con il nome e i 4 passaggi temporali e quella di sinistra quadripartita – quanto l’incursione di soggetti a prevalenza stazione invece che temporale e persino la stessa scelta di modulare in 4 tempi la costruzione di questo albo, afferiscono a delle scelte di ritmo della costruzione narrativa.

Perché continuo a nominare la costruzione narrativa in un libro come questo che gioca sul catalogo e la ripetitività?

C’è narrazione in un libro come questo così votato in qualche modo alla divulgazione tanto del concetto di tempo (associato quello di spazio) quanto a quello dell’evoluzione della vita degli elementi vegetali ed animali?

Direi proprio di sì, c’è sempre una costruzione narrativa in un libro, una costruzione che regge la modalità con cui un qualcosa viene narrato ed ancor di più la componente narrativa esiste e si mostra quando trascorre del tempo tra le pagine. Paradossalmente quindi esiste ritmo narrativo già nel solo sfogliare le pagine di un libro, esiste a maggior ragione in questo caso in cui il tempo scorre visivamente e il suo trascorrere si tematica all’interno di ciascuna singola pagina. Se la descrizione è il processo narrativo che più serve a bloccare, o meglio a rallentare, il trascorrere del tempo in un libro, ecco che In 4 tempi è esemplare sia per spiegare come funziona la descrizione nel suo manipolare il tempo, sia per raccontare il suo opposto, ovvero la velocizzazione data all’inclusione dell’elemento spaziale.

In 4 tempi mi ricorda per alcuni aspetti il bellissimo Prima dopo perché anche lì, pur nell’apparente assenza di narrazione e nel susseguirsi di figure in successione causale, in una relazione di causa effetto, si ha un esempio perfetto per letteralmente mostrare come funziona il ritmo narrativo. Non servono troppe parole, non necessitiamo nemmeno che vi sia una narrazione compiuta in un tempo relativamente lungo per poter entrare nei meccanismi della costruzione di un testo, come vedete, si può giocare con pochissimi elementi ed ottenere un risultato sorprendente sotto ogni aspetto.

Certo riuscire a farlo non è da tutti, anzi, sono i piccoli libri perfetti arrivano a tanto, ma In 4 tempi è un piccolo libro perfetto!

Teste Fiorite