La scimmia dell’assassino

Ho conosciuto Sally Jones diversi anni fa grazie a La leggenda di Sally Jones albo illustrato edito da Orecchio acerbo ma è con il romanzo La scimmia dell’assassino dello stesso Jacob Wegelius edito da Iperborea con la traduzione di Laura Cangemi che me ne sono innamorata!

Sono sicura che in queste settimane avrete già sentito parlare di questo lungo romanzo tra il giallo e l’avventura che ha giustamente vinto molti premi, tra cui l’Andersen come migliore libro sopra i 12 anni e il Mare di libri, ma lasciate che proviamo a guardarci dentro assieme con un po’ d’attenzione.

Sally Jones non è solo la gorilla protagonista ma anche la narratrice e pseudo autrice di queste memorie che sono narrate in prima persona proprio perché costruite con un lunghissimo flashback. Le illustrazioni iniziali ci presentano i personaggi che compariranno nella storia e poi si parte con i vari capitoli che dividono il romanzo in 3 parti, la prima ambientata a Lisbona, la seconda in India e la terza nuovamente a Lisbona. Esulano dalla tripartizione l’incipit e l’explicit che ci riportano al presente in cui Sally Jones scrive la sua complicatissima storia.

Se c’è un elemento che non solo regge alla perfezione ma spicca sopra tutti, in questo romanzo in particolare, è l’intreccio che ci fa invaghire della trama complessa ed articolata ma, come dico sempre, non è mai la trama di un libro a catturarci davvero, bensì come essa è narrata e tra gli elementi che compongono la qualità della narrazione l’intreccio è quello più vicino alla trama. Sally Jones, ovvero Jacob Wegelius, padroneggiano l’andirivieni di informazioni in maniera impressionante, Sally interviene persino dal presente narrativo per delucidare situazioni di cui può esser venuta a conoscenza solo a posteriori.

Ma l’altro elemento, forse ancora più dell’intreccio che ci fa star dietro col fiato sospeso a tutte le 538 pagine del libro, è il ritmo narrativo giocato su salite e discese non solo calibrate capitolo per capitolo (la lunghezza ed articolazione degli stessi è perfetta) ma calibrate per poter reggere sul lungo periodo. Questo è un romanzo lungo e deve riuscire non solo a non stancarci ma a sostenere continuamente la curiosità per un tempo prolungato e ci riesce grazie alle discese di ritmo che ci fanno rilassare e accomodare nella narrazione, e succede ogni volta che Sally Jones raggiunge un qualche equilibrio di vita quotidiana, ed alle salite repentine di colpi di scena e varianti che ci portano un po’ più in là e ci spingono verso lo scioglimento del giallo.

Ce la farà Sally Jones a provare che il Capo non è davvero l’assassino di Alphonse Morro e dunque a liberare il suo amico umano dalla prigione a cui è stato condannato per 25 anni?

La storia che state per leggere, e che spero consiglierete moltissimo e a moltissimi giovani lettori (l’età è davvero molto variabile ed il testo si adatta moltissimo alla lettura ad alta voce facendo abbassare ancora di più l’età del lettore), vi aiuterà a comprovare moltissime teorie controverse: in primis che i ragazzi leggono, se i libri sono buoni; in secundis che i libri lunghi non creano grossi problemi a lettori provetti o attratti da una lettura così accattivante; tertium datur che i generi letterari si accavallano, si intrecciano, si mescolano per sfociare in quello che per gli adulti chiameremmo un romanzo d’autore!

Teste Fiorite