Zucchero e sale

12 storie.

No, non è vero, 12 nomi di ragazze e ragazzi.

Una unica cosa in comune, anzi due: l’età suppergiù, siamo in piena adolescenza; l’urto con l’esistenza, anzi con l’amore.

Zucchero e sale di Benedetta Bonfiglioli, puntellato dalle bellissime illustrazioni di Martina Vanda, edito da Equilibri, è una raccolta non di racconti ma di brani di esistenze. La Bonfiglioli, che ha raccontato la lunga genesi del libro in una delle interviste che troverete a conclusione del libro, sceglie la forma breve del racconto, l’epifania che rende la scrittura necessariamente e più densa, calcolata e composta, rispetto al respiro più lungo del romanzo.

Le 12 vite che spaziano nel tempo e nello spazio vi travolgeranno per forza emotiva, in molti casi rivivrete delle emozioni che avete vissuto in gioventù e che stanno vivendo ragazze e ragazzi coetanei dei protagonisti, in alcuni casi fortunatamente vivrete grazie al libro emozioni che non vi è capitato di dover affrontare e lì arriverà tutto il potere di sperimentazione emotiva della letteratura.

Tutte i 12 camei ruotano attorno all’amore, ma, come dice il titolo, non si tratta di un amore sdolcinato, ma un amore che sa essere anche salato, a tratti amaro e aspro e che anche quando finalmente diventa dolce non lascia mai un retrogusto stucchevole.

Un amore a tutto tondo quello raccontato dalla Bonfiglioli: quello tra fratelli, tra amanti di una sola notte durante la guerra partigiana (e siamo dalla parte sbagliata della barricata, ed anche questo mi è piaciuto molto), quello che si rivive in flashback dal futuro di una vita trascorsa insieme, quello materno e quello filiale.

Ed è questo tipo di amore che apre la raccolta con un incipit che lascia si stucco perché il primo racconto ha più a che fare con il fantastico letterario che non con la realtà che dominerà il resto della narrazione. Ma ogni racconto in realtà sembra avere vita propria anche dal punto di vista stilistico, le focalizzazioni cambiano in continuazione a seconda delle esigenze narrative, in prima o terza persona, più vicine o più lontane al personaggio e al lettore.

Quando mi imbatto in una raccolta di racconti, forma narrativa di difficile gestione da ogni punto di vista, mi domando sempre quanto e quale lavoro ci sia stato dietro l’organizzazione dell’indice. Mi spiego meglio: come per le raccolte di poesie, in qualche modo, anche le raccolte di racconti si prestano ad essere lette anche a salti, non necessitano, tranne alcuni casi, di essere lettere dall’inizio alla fine per intero. Eppure una logica per ordinare i racconti c’è sempre, ed ancor di più c’è nel posizionamento dei racconti iniziali, finali e centrali.

Eric apre la raccolta, Nikko la chiude ed al centro esatto troviamo Andrea e Elisa.

Naturalmente non vi svelerò le epifanie emotive di questi punti cardinali della raccolta, e nemmeno degli altri, però vi propongo di farci caso e farvi qualche domanda insieme a me. E qui vi lasci in sospeso, anche se mi odierete :), perché non ci sono trame da narrare ma solo testi da scoprire e questo libro di testi e storie e vite e amori salati e dolci ne ha ben 12 da scoprire e non posso che augurarvi di gustarvelo estate facendo.

Ascolta l’incipit

p.s. Vorrei fare un ringraziamento personale ed intimo alla scrittrice perché in un racconto in particolare ho risentito l’emozione che ho vissuto davvero, all’epoca, e che con il racconto ha ripreso calore ricordando il passato e guardando al futuro.

Teste fiorite