Dulcinea nel bosco stregato

Ole Könnecke è un autore che amo moltissimo per molti motivi primo dei quali…la sua schiettezza nell’assumere un punto di vista deformato ed aderente a quello dei suoi giovani lettori.

In questo bellissimo Dulcinea nel bosco stregato, edito come gli altri suoi da Beisler, non solo non notiamo nessun passo indietro rispetto a questa strada narrativa scelta, ma assistiamo ad un raffinato gioco di rimandi in cui il suo stile incrocia il genere favolistico (riveduto e corretto) e vi si confronta. Ma andiamo con ordine e seguitemi se ne avete voglia!

La narrazione, divisa in capitoli, gioca a ricalcare un modello che conosciamo assai bene: un adulto dice ad una bambina di non avventurarsi per nessuna ragione nel bosco. E fin qui ci siamo ma vediamo quali sono le novità rispetto all’uso del modello: l’adulto è un maschio, la bambina è vestita di rosso ma non ha il cappuccio, nel bosco non c’è un lupo ma la strega (e questo tutto sommato cambia poco) ma soprattutto, chi disubbidirà al monito non è la bambina ma il papà e chi salverà il papà dall’incantesimo di questa strega a dir poco bizzarra e ridanciana sarà proprio la bambina.

Come spesso fa, Könnecke in questo libro scrive e illustra quindi vale ancor di più la pena soffermarsi sull’amalgama delle due componenti. Intanto il punto di vista dell’autore, che interviene anche esplicitamente a tratti come narratore, ci si palesa quasi subito con questa illustrazione di una bambina, relativamente piccola, libera di maneggiare un’accetta per tagliare alberi ed aiutare il papà; il testo che accompagna l’illustrazione specifica la natura della relazione padre-figlia improntata sulla libertà ma soprattutto sulla felicità della piccola.

Quando poi il papà entra nel bosco per rimediare alla mancanza di mirtilli per le frittelle di compleanno della bambina, viene di colpo trasformato in albero dalla strega balenga; la bambina non esita, comprende al volo e seguenti le indicazioni a braccia, anzi a rami, del padre, va dritta al castello della strega, entra nel bosco con tanto di palloncini da compleanno e ne uscirà con un papà e un librone per avere tutti i palloncini e i mirtilli del mondo.

Ma fermiamoci un attimo sull’attraversamento e sulla risoluzione del problema, questa bambina ha una concentrazione impressionante, passa in mezzo ad un intero bosco di animali e piante ex esseri umani e non si lascia distrarre né impietosire (loro per altro non cercano la sua pietà, semplicemente la osservano con curiosità e la tavola è bellissima e a piena doppia pagina).

Quando entra nel fitto del bosco e poi dei rovi, va avanti imperterrita senza nemmeno badare ai palloncini che scoppiano, la tavola qui si restringe, è lo spazio bianco che diventa più significante, qui come in un altro passaggio sulla strada del ritorno. Questo ridurre l’illustrazione ha due effetti: velocizzare il ritmo, in effetti siamo solo di passaggio ma non è qui che la storia si deve fermare; non farci troppo entrare nell’angoscioso di questo attraversamento. Osservate lo sguardo della bambina, l’espressione già “dolce” che ha è quella di curiosità, per il resto è completamente concentrata ed imperterrita.

Va, inganna la strega, ruba il libro di incantesimi, torna indietro, libera il padre e torna a casa a riprendere la sua vita lì dove l’aveva lasciata, ovvero dalla frittella con i mirtilli e, soprattutto dal festeggiamento del suo compleanno. Già perché la chiave espediente narrativo di tutto è proprio il compleanno della bambina! Il papà non sarebbe mai entrato nel bosco se non per farla felice per il suo compleanno, la strega non avrebbe atteso a trasformarla in flauto se non per esaudire il desiderio di compleanno mettendosi a cantare la canzone più lunga del mondo che ancora si può sentire echeggiare se passate dalle parti del bosco incantato. Insomma, il giorno del compleanno tutto è lecito e soprattutto nulla e nessuno può arrivare a rovinarlo e tutti coloro che hanno a che fare con un bambino sanno che esattamente così è!

Traete voi le conclusioni e le morali che preferite da questa che viene esplicitamente definita una favola e non una fiaba, quindi una morale, benché non esplicita, la deve avere. A me quello che ha colpito di più, nell’insieme della coerenza e bellezza anche cromatica di questo libro ben fatto, con la copertina rigida e la scrittura in stampatello maiuscolo ad alta leggibilità, è l’assenza di elementi moralistici o mareggianti: mai e poi mai, nemmeno per un istante, alla bambina viene in mente di mettersi a salvare tutti gli altri malcapitati trasformati dalla strega; e nemmeno le passa per la testa di sconfiggere la strega, a lei basta portare a casa il suo papà e salvare il suo compleanno, tutto qui. Egoismo?

Non credo proprio….

Teste fiorite