Manco per sogno

E non ditemi che non lo stavate aspettando, da tempo, il nuovo albo di Beatrice Alemagna!

E finalmente eccolo qui Manco per sogno, edito come gli altri da Topipittori, un albo che cade a fagiolo con il quasi inizio della scuola essendo una storia di scuola, un albo che a differenza di altri suoi esplicita il “tema” della narrazione da un lato “facilitandoci il lavoro”, dall’altro dimostrando quanto si possa essere originali nel raccontare qualcosa non solo di comune nell’esperienza di ogni bambino ed ogni genitore, ma anche di, generalmente, iper stereotipato.

Pasqualina è una pipistrella che molto ma molto ricorda la Edith del Cicciapelliccia con cui condivide non solo il fucsia fluo ma soprattutto alcune impagabili espressioni facciali. Pasqualina è evidentemente al primo giorno di scuola e, naturalmente, non ci vuole andare. Lei e i suoi giocattoli sono assolutamente d’accordo che non andrà mai a scuola, manco per sogno!

I genitori di Pasqualina sono due poveri genitori “normali” alle prese con una piccola che si rifiuta di andare a scuola ed hanno, come tutti abbiamo avuto, un bel dire che tutti vanno a scuola, che ci si fanno cose belle e ci si diverte tanto… Pasqualina è irremovibile, sia a testa di sopra che a testa in giù, si appiglia ad ogni mobile possibile pur di non farsi trascinare fuori di casa… e poi arriva il colpo di scena perché, scusatemi, questo non è mica un libro sull’andare a scuola, questo è un libro di Beatrice Alemagna, serve che aggiunga altro sulla differenza tra i libri d’autore e quelli di genere o a tema? No, non lo aggiungerò in questa sede ma magari in un’altra…

Insomma Pasqualina urla talmente forte ma talmente forte il suo “manco per sogno” che – al contrario di ciò che accade al pinguino di Urlo di mamma di Jutta Bauer in cui la mamma urla e il piccolo va in pezzi – i due genitori si rimpiccioliscono.

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Non scompaiono ma diventano minuscoli e iniziano a parlare con le vocine minuscole che immagino esilaranti in una lettura ad alta voce di questo libro.

Scusate ma voi, a questo punto, con questa fortuna che vi è capitata tra le mani, è il caso di dirlo, cosa avreste fatto?

Lo so, avreste messo i piccoli genitori da qualche parte, vi sareste dimenticati della scuola, e vi sareste rimessi a giocare, no?!

E invece manco per sogno, Pasqualina fa una pensata del tutto diversa, si infila i due minuscoli genitori sotto l’ala e se li porta a scuola così, quando tutti entreranno a scuola e si presenteranno piangendo come fontane (con una non sottile e non ignobile ironia tra i nomi propri e il pianto a dirotto), Pasqualina sarà l’unica giuliva e sorridente, con i suoi genitori sotto l’ala. Che il problema di Pasqualina fosse quello non di andare a scuola ma di dover lasciare i genitori a casa….?

Nell’arco della mattina tuttavia i piccolissimi genitori si rivelano piuttosto fastidiosi e disturbanti, in mensa poi non ne parliamo, e la delusione per il loro comportamento cresce quando all’uscita di scuola tutti i bambini sono finalmente felici per aver ritrovato i propri genitori ad attenderli e lei invece, che li ha sempre avuto sotto l’ala, non trova nessuno ad attenderla fuori da scuola.

Insomma, questi genitori sembrano non essere mai letteralmente all’altezza anche quando si rimpiccioliscono, anche quando dopo aver recuperato le dimissioni reali non si comportano da “veri” genitori ma chiedono a Pasqualina di tornare a scuola anche l’indomani, indovinate cosa risponderà loro Pasqualina a questo punto che dei genitori ne ha fin sopra le antenne?!

Una piccola lieve storia comune, quotidiana, questa dell’Alemagna, come altre volte ha saputo fare, in cui tuttavia il cambio di prospettiva che produce il colpo di scena; ma anche la sorpresa del rovesciamento dei ruoli; e soprattutto la costruzione narrativa in cui testo e immagine si costruiscono reciprocamente alla perfezione fa di un piccolo lieve libro un albo perfetto, dalla parte dei bambini che, loro sì, sanno letteralmente prendere i genitori sotto la propria ala protettiva.

La costruzione del rimo narrativo tramite le illustrazioni, come già accaduto nei 3 albi precedenti, si fa forte dell’alternanza tra doppie tavole piene e tavole invece con più sequenze in cui, dal un lato, il tempo si restringe sintetizzando un percorso narrativo-temporale, dall’altro, si ferma mettendo in scena la sincronicità di ciò che accade.

Insomma, lo so che non serve che ve lo dica io che non è il caso di perdersi l’ultimo libro di Beatrice Alemagna, e tuttavia

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