Niente cravatta di Marie-Aude Murail

Ma perché della Murail non arrivano più libri e più spesso in Italia?

E perché poi quando arrivano finiscono così presto?

Per fortuna è arrivato Niente cravatta, il terzo volume della saga Saveur e figlio, i primi due volumi erano Lupa bianca Lupo nero e Flipper, tutti editi da Giunti.

Per fortuna perché è sempre una gioia se non un privilegio leggere libri di questa portata e poi perché l’attesa per come sarebbero proseguite le tantissime storie a cui ci eravamo appassionati con i primi due romanzi si era protratta sin troppo!

Dunque questo è niente cravatta un titolo che da un lato ci porta direttamente ex abrupto nella vicenda di Ella che vorrebbe essere Elliot e che viene bullizzata per la sua identità di genere non esattamente definita, ma a livello metaforico questo è un titolo che si adatta moltissimo a molte vicende personali e di pazienti che attraversano lo studio di Saveur. Il salvatore prova in continuazione a liberare il fiato ai suoi pazienti e se ne aggiungono di nuovi estremamente interessanti ed anche qui c’è una delle tante bravure della Murail, non solo non perde mai un filo dei suoi tantissimi intrecci ma, quasi ci si potesse “annoiare” non si dimentica mai di aggiungere fili nuovi, non sappiamo quanto resteranno con noi, né che fine faranno ma intanto sono vite che arrivano, interagiscono con le altre situazioni già presenti nel romanzo e danno il loro contributo.

In questo romanzo entra prepotente, forte, diretta come deve essere l’attualità, assistiamo in diretta all’attacco al Bataclàn, viviamo in diretta l’angoscia per il terrore che uno dei nostri amatissimi personaggi, Gabin il quasi secondo figlio di Saveur, sia rimasto ucciso nell’attentato la sera che doveva proprio essere lì a seguire un concerto e in diretta vivremo anche il sollievo nello scoprire che, avendo la mamma di Gabin tentato il suicidio il ragazzo è stato impegnato in ben altro invece che andare al concerto… Impagabile la battuta di Saveur sulla madre che per una volta tentando di uccidersi ha salvato la vita al figlio. Siamo quindi un po’ al riparo ma non siamo fuori da questa tragedia del terrorismo che ha colpito non solo l’amico di Gabin rimasto vittima, lui sì che al concerto ci era andato, ma anche praticamente tutti i pazienti di Saveur, chi perché traumatizzato dalle immagini violentissime mandate dalla televisione, chi perché ha perso almeno una persona amica nell’attentato.

L’attualità arriva a squarciare le vite private e collettive e si sovrappone ad esse ed a tutte le problematiche individuali senza però fare ombra.

Se vi aspettate che la Murail riprenda finalmente il filo della storia di Saveur e Lazare prima della morte della mamma di Lazare resterete ancora una volta a bocca asciutta, mi sto chiedendo già da due romanzi quando e come questa maga del ritmo deciderà di riprendere quel filo che, quello sì, ha lasciato alla fine del primo romanzo per non farcelo più riprendere. Ne mancano due alla fine della saga, ci terrà con il fiato sospeso fino alla fine o avrà pietà di noi poveri lettori in attesa?

Direi che non ci resta che aspettare ed almanaccare sulle dinamiche della relazione di coppia tra Saveur e Luise, non esattamente semplice, e sull’evoluzione delle psicosi di ognuno dei singoli protagonisti. Stavo per scrivere personaggi perché di fatto tutte le figure che ruotano attorno allo studio ed alla casa dello psicologo Saveur sono personaggi e tuttavia ognuno di loro quando varca la soglia dello studio o della casa del protagonista diventa a suo modo co-protagonista. Non c’è nulla che non si tenga in questo e negli altri romanzi della saga, siamo in una specie di ragnatela narrativa dove la minima incursione, il minimo cambiamento può influire sull’intera rete di relazioni e pensieri.

Chissà quali protagonisti ritroveremo per prossimo romanzo che già iniziamo ad anelare e quali perderemo invece perché Saveur li avrà lasciati andare alla loro vita un po’ più saldi per stare da soli sulle proprie gambe.

Non ci resta che aspettare e se non ne potrete fare a meno, leggere e rileggere non solo questo ma anche gli altri 2 romanzi per trovarci dentro ogni volta qualcosa che non avevate assolutamente notato prima.

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