Pizzicamì pizzicamè e la strega

Volevamo stupirvi con effetti speciali e invece per iniziare questo anno scolastico che in quasi tutta Italia inizia questa settimana ho scelto un libro ormai classico, spesso ingiustamente dimenticato, e che con la scuola ha un rapporto decisamente interessante.

Il libro è Pizzicamì pizzicamè e la strega di Heriette Bichnonnier e Pef edito da Einaudi Ragazzi adesso nel libro collettaneo Storie per ridere, il libro però per decenni ha avuto varie edizioni singole in formato anche tascabile che sicuramente potrete trovare in tutte le biblioteche.

Nel paese dove abitano i bambini protagonisti di questa storia c’è una strega, una strega che vive lontano lontano lontano ma che arriva nel paese apposta per far incetta di bambini di cui riempirsi il frigo. Siccome il posto in cui la strega fa incetta di vittime è ovviamente la scuola, i genitori decidono di chiudere la scuola e tenersi i bambini a casa al sicuro lasciando che diventino dei veri e propri somari.

Finché un bel giorno i genitori decisero di non mandare più a scuola i bambini, a causa della strega. E siccome non andavano più a scuola, i bambini non imparavano più niente e diventarono dei veri asini ignoranti. E invece di sapere a memoria le belle poesie, le tabelline e le regole della grammatica, dicevano solo sconcezze idiote e tiravano fuori spiritosaggini senza senso. Per i genitori era un vero inferno.

Due bambini, Pizzicamì Pizzicamè appunto, sono talmente insopportabili che i genitori decidono di rimandarli a scuola e che la strega se li prenda se ha il coraggio!

La strega non sa di dover avere coraggio ma una cosa la sa: quelli sono i suoi unici bambini a disposizione e quindi preparerà un pranzo luculliano con quei due a disposizione… Povera strega, farà davvero una brutta fine, Pizzicamì e Pizzicamè torneranno a casa sani e salvi a tormentare tutti gli adulti a disposizione e finalmente tutti i bambini torneranno a scuola.

Ma siccome durante la lunga assenza avevano preso delle cattive abitudini, con quelle loro canzonette e filastrocche demenziali, non si sa se le maestre rimasero proprio contente contente

Perché tra tutte le storie di scuola a disposizione, anche nuovi, ho scelto questo?

Ve lo spiego subito: ricevo in continuazione, comprensibilmente, richieste di libri e bibliografie per trattare raccontare a bambini e ragazzi le cose più terribili, per mediare cose difficili da raccontare ecc. mai, e dico proprio ma proprio mai, che qualcuno mi chieda un libro per far ridere i bambini, per farli divertire e desiderare di rileggere la storia milioni di volte.

Ecco, Pizzicamè pizzicamè e la strega, come del resto gli altri gioielli della coppia Bichonnier-Pef, è proprio così, un libro che vuole semplicemente, si fa per dire, far ridere il lettore, e farlo ridere stando tutto dalla sua parte, facendo finta di ammiccare all’adulto ma affondando una stilettata dietro l’altra a questo mondo di grandi sovrastato dalla grandezza dei bambini, anche quando è demenziale.

Ed in tutto questo, in questa storia, la scuola gioca un ruolo fondamentale come luogo dove, è vero, si può essere facilmente preda della strega, ma si scaccia il rischio dell’ignoranza più estrema tanto da far preferire il rischio della strega all’assenza di scuola.

Devo dire che letto dopo un anno e mezzo di pandemia il racconto prende anche un’altra ottica di lettura pensando alle condizioni di vita familiare imposte dalla didattica a distanza. Certo nei casi della cosiddetta DAD gli insegnanti hanno provato in ogni modo a fare comunque la loro parte ma non posso non immaginare con un sorriso, guardando le illustrazioni di Pef, alla vita familiare senza scuola in balia dei bambini fuori controllo.

Nell’augurarci tutti insieme, per chi sta da un lato o dall’altro del banco, che questo anno scolastico scorra via più liscio e sereno degli ultimi due, mi piace anche augurare a tutti, che siate da un lato e dall’altro del banco, di proporre e incontrare storie per ridere. Storie che non necessitano di un pretesto, di un motivo, di un benedettissimo tema, ma solo della voglia di creare un momento di divertimento e complicità, di piacere puro come la lettura sempre dovrebbe essere.

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