Gorilla

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

Gorilla

Età: dai 4 anni
Pagine: 32
Formato: 22.7 x 29.2
Anno: 2017
Editore: Orecchio Acerbo
Autore: Anthony Browne

Oggi in cartella un… Gorilla!

Beh, non un gorilla vero… o forse per certi aspetti anche sì.

Gorilla” è il titolo dell’albo illustrato che ho deciso di portare in classe questa settimana.

Parla di un gorilla gentile, di una bambina che adora i gorilla e di un papà troppo impegnato per rispondere alle richieste della figlia.

L’autore di “Gorilla” è Anthony Browne

Ho pensato di proporre più libri dello stesso autore nell’arco dell’anno, per approfondire lo studio, la capacità di osservazione, di cogliere aspetti comuni alle varie opere, di provare ad identificare uno stile specifico. È risaputo come l’autore abbia una passione per questo genere animale e uno stile iconografico inconfondibile. Mi piacerebbe fossero i bambini a riconoscere queste caratteristiche e provassero a motivarle. Credo potrebbe essere un buon esercizio anche per conoscere meglio se stessi.

Ho deciso di sperimentare la lettura di questo libro per diversi motivi.

È un bel libro che si colloca sulla soglia tra il mondo della fantasia e il mondo della realtà.

Dove finisce l’uno e dove inizia l’altro? Il margine è così netto o può variare in base all’interpretazione del lettore?
In classe, assieme ai miei alunni di classe quarta, stiamo ripassando i diversi generi letterari. In ogni brano o libro letto cerchiamo di cogliere e riconoscere gli elementi fantastici e gli elementi realistici, scoprendo che talvolta entrambi possono coesistere. Anzi, nei più bei libri di narrativa, si completano a vicenda.

È un bel libro che si colloca sulla soglia tra il mondo dell’infanzia e il mondo dell’età adulta.

Dove finisce l’uno e dove inizia l’altro? Il margine è così netto o ci può essere un punto di incontro?
Forse converrebbe dire un punto di ascolto. Tocca una questione cruciale: la bambina spesso ricerca il papà per chiedergli qualcosa, ma lui non può mai, perché troppo impegnato o troppo stanco. Questo passaggio offre la possibilità al lettore di immedesimarsi nella bambina o nel papà e pensare, rispettivamente, alle proprie richieste e alle risposte che riceve o alle risposte che dà.

È un bel libro dalle illustrazioni molto esplicative ed efficaci.

Permettono di seguire la storia da spettatori vicini o lontani, e allo stesso tempo consentono al lettore di riconoscersi nei protagonisti, nelle loro azioni, nei loro pensieri.

“Chiara adesso cosa facciamo?”

“Abbiamo inglese? Ah no, italiano! Hai portato un libro??”

Prendo lo zaino. Prendo il libro. Riappoggio lo zaino. Mi siedo sulla cattedra. Mostro il libro e…
Cala il silenzio.
Apro il libro e…
Inizio a leggere.

Anna amava i gorilla. Leggeva libri sui gorilla,
guardava i gorilla alla televisione e disegnava gorilla.
Ma non aveva mai visto un gorilla vero.
Il padre non aveva tempo di portarla allo zoo a vederne uno.
Lui, non aveva tempo per nulla.

La storia prosegue

Il papà è sempre molto impegnato con il lavoro. La bambina aspetta, paziente. Inutilmente. La bambina si trova a mangiare, da sola e a guardare la TV, da sola.

Ho trovato questo passaggio molto attuale e allo stesso tempo inquietante. Purtroppo accade troppo spesso, anche ai bambini di oggi, di esser lasciati soli davanti alla TV, a un tablet, a un cellulare, a un videogioco. Un campanello d’allarme riguardo l’emergenza educativa. Come diceva Bauman: la relazione educativa è tartaruga, rispetto al mondo digitale che è lepre.

Gli schermi fungono da schermo

Ma, fino a che punto schermano il mondo reale dal mondo virtuale? Fino a che punto il virtuale si insedia nella mente e nel cuore come fosse reale? Inevitabilmente ho ripensato “Squid Game”, la serie fruibile in Netflix che attualmente sta spopolando, non solo tra gli adolescenti, ma anche tra i bambini. Pur essendo vietata ai minori di quattordici anni viene vista da bambini che compiranno quattordici anni tra un bel po’.
Non credo che vietare di vedere a degli adolescenti una serie “vietata ai minori di 14 anni” sia producente; è anzi probabile, in tal modo, suscitare l’effetto curiosità e del gusto del proibito. C’è però una bella differenza tra lasciare i ragazzi soli davanti alla TV o guardare assieme a loro e rielaborarne i contenuti.
Credo invece che per dei bambini sia doveroso da parte di genitori ed educatori mettere dei filtri e non far vedere di tutto. I bambini non sono pronti ad accogliere certe immagini per quanto possano essere fittizie. Non riescono ad elaborarle rispetto allo stadio di sviluppo che stanno attraversando.

Continuo a leggere…

La notte prima del suo compleanno, Anna andò a letto e non stava
più nella pelle per l’eccitazione: aveva chiesto a suo padre un gorilla!
Nel cuore della notte, Anna si svegliò e vide un minuscolo
pacchetto ai piedi del letto.
Era un gorilla, ma era soltanto un giocattolo.
Anna gettò il gorilla in un angolo insieme
agli altri giocattoli e si rimise a dormire.
Quella notte accadde qualcosa di straordinario.

Vi lascio immaginare cosa può esser accaduto. Quella notte accadde davvero qualcosa di straordinario. Sul piano fantastico e sul piano reale.

Commenti a caldo

“Chiara ma questo libro l’hai preso in biblioteca vero? L’ho capito dall’adesivo che c’è di lato… Ma l’hai preso in biblioteca della scuola o nell’altra?”
“Bello questo libro”
“I disegni sembrano veri… avete visto i capelli della bambina?”
(In riferimento all’immagine del papà con il giornale. A. è venuta a prendersi il libro per vedere meglio le illustrazioni)
“Ma Chiara perché nei libri c’è sempre solo il papà o la mamma?”
“È vero…”
“Che triste che è il papà”
(Sempre in riferimento all’immagine del papà che legge il giornale)
“Beh anche la bambina…”
“E anche i gorilla dello zoo…”

I bambini colgono la tristezza della bambina e la tristezza dei gorilla. Entrambi sembrano prigionieri in una gabbia di tristezza. Le illustrazioni arrivano giuste al cuore.

“Ci sono davvero gorilla ovunque… anche nei quadri…”

Il gorilla è un elemento costante, presente ovunque, da riferimenti più espliciti e famosi a quelli meno (Superman, la Statua della Libertà, la Monnalisa, King Kong… e moltissimi altri).

“Ma io non ho capito una cosa era un sogno o era reale?”
“Secondo me, visto che era notte, ha sognato”
“Per me è un mix… è il giocattolo che diventa vero”
“A me ha fatto ridere quando sono andati al cinema a vedere Superman che in realtà era sempre un gorilla”.
“Chiara, hai presente quando la bambina balla con il gorilla? Lo faccio sempre anch’io con mio papà e ci divertiamo un sacco, io salgo sui suoi piedoni e lui mi porta in giro”
“Anch’io lo faccio con mio papà, perché ha gli anfibi con la punta di ferro”

“Sapete che anch’io lo facevo da piccola con mio papà” – aggiungo io.

La conversazione sembrava esaurita quando… un ultimo intervento a riaperto tutto.

“Chiara, sai che anche a me capita di chiedere a mio papà di giocare con me e mi risponde sempre di no”
“Mio papà se gli chiedo di comprarmi qualcosa, mi compra sempre quello che voglio, ma se gli chiedo se gioca a calcio con me mi dice di no perché deve guardarsi le partite sul telefono”
“Anche mia mamma e mio papà spesso mi dicono di no perché sono impegnati però poi a volte mi dicono di sì”

Fa riflettere…

Mi piace questo albo illustrato perché è dalla parte dei bambini, ma anche dalla parte dei genitori. Anch’io da mamma a volte mi rendo conto di non avere le energie necessarie per esser sempre disponibile e mi dispiace. Credo, però, che l’importante sia esserci. Avere la possibilità di riscattarsi. Proprio come il papà nel libro. Non serve dire sempre sì. Ma credo sia importante saper ricavarsi del tempo da trascorrere con i propri figli per fare assieme qualcosa che a loro piace. Senza deleghe.

Stare assieme significa andare allo zoo insieme.
Stare insieme significa leggere un’altra storia la sera.
Stare assieme significa dire di sì alle coccole.
Esserci significa giocare insieme. Non ha importanza se lego, carte, scacchi.
L’importante è promettere e poi farlo.

Gorilla, un semplice libro che può dare una svolta.

A tutti viene data la possibilità di riscatto.

Anche un papà grigio, triste, impegnato, stanco può, con un gesto gentile e dedicando un po’ di tempo alla cura della relazione con la propria figlia, diventare un papà a colori, sereno. Forse comunque un po’ stanco e impegnato, ma presente. Si ricorda di lei, del suo compleanno e dei suoi desideri più profondi. Un’accorata richiesta di tempo e attenzione perché il più apprezzato di tutti i regali è… il tempo trascorso insieme.

Al tempo della lettura è seguito il tempo della scrittura.

“Quella notte accadde qualcosa di straordinario.”
Questo il titolo tratto dal libro e dal quale si poteva prender spunto.
Scrivere è come cucinare… Per ottenere un buon piatto bisogna seguire la ricetta.

Ecco, allora:
una prima fase per la generazione di idee,
a seguire il “ragno” o “scaletta”,
poi la bozza o brutta copia,
la revisione del testo
e infine la bella copia e la rilettura conclusiva.

Questa volta dovendo elaborare un vero e proprio racconto non è stato facile. Soprattutto per chi non ha seguito la ricetta e si è lasciato trasportare dall’onda delle idee senza organizzarle. Qualcuno si è dimenticato di partire dal titolo. Qualcuno ha sperimentato qualche espediente narrativo, ma renderlo efficace al primo tentativo non è scontato. Qualcuno infine si è incastrato in dialoghi infiniti.

Sperimentare fa parte dell’arte dello scrivere.

Produrre un testo organico e pertinente avverrà con il tempo.
L’importante è curare il processo e nel frattempo… leggere. Leggere tanto, leggere da soli e insieme, leggere a mente e ad alta voce.

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