Melody

No, questo libro non è una novità.

Sì, ero arrivata a questa altezza senza aver ancora letto Melody di Sharon Draper edito da Feltrinelli con la traduzione di Alessandro Peroni, ma sono intenzionata a colmare questo gap!

Si è parlato e scritto tanto di Melody quando uscì, vendette molto e resta un romanzo che campeggia con successo negli scaffali delle librerie e il suo successo se lo merita tutto.

Melody è la narratrice in prima persona che ci racconta la sua storia usando tutte le parole che sa e che non può dire. Melody ha una tetraplegia che le impedisce qualsiasi tipo di movimento, ad eccezione dei pollici, non può mangiare da sola, non può andare in bagno o vestirsi da sola e non può nemmeno parlare. Ma il suo cervello e il suo cuore non solo non hanno nessun tipo di disturbo fisico ma subiscono il peso del poter capire sentire tutto se non di più di quello che capiscono gli altri e le altre senza poter in nessun modo lasciarlo trasparire.

La tecnologia verrà in grande aiuto di Melody ma a quel punto ci renderemo conto che è stato sicuramente più facile dare la parola a Melody tramite un computer che dotare il resto delle persone che la circondano a scuola della stessa capacità di sentire di Melody. Per fortuna questa è una ragazza che ha una famiglia e delle persone vicine davvero fuori dal comune e tuttavia la frustrazione per non potersi esprimere con il corpo e con la parola resta immensa e mortificante in maniera almeno direttamente proporzionale alla disabilità corporea.

Ma mi fermo qui, non continuerò a raccontarvi la trama di questa storia perché se vale la pena di leggere il libro non è certo perché ha al centro una protagonista disabile, anzi, per quanto mi riguarda e per i livelli di stereotipia che questo “argomento” può richiamare in senso o in un altro proprio questo sarebbe un buon deterrente della lettura.

No, il romanzo è bello perché è un romanzo ben scritto. Sicuramente la cifra vincente è quella della focalizzazione interna che ci fa sentire i pensieri di Melody e ci permette di identificarci con lei da un lato azzerando le differenze tra il lettore/lettrice e la protagonista, dall’altro facendoci assumere un punto di vista forte che ci fa sperimentare qualcosa che speriamo non dovremo mai provare davvero: l’afasia.

Melody sembra parlarci direttamente, la sua non è una scrittura di un diario, è più un monologo che prevede qualcuno dall’altra parte ad ascoltarla, una volta tanto. E quel qualcuno siamo noi che ci lasciamo travolgere perché oltre alla focalizzazione ad essere molto ben costruito è il personaggio e tutto ciò che comporta. Un personaggio forte tiene la narrazione senza particolari effetti narrativi, l’intreccio è quasi completamente assente come spesso accade con la focalizzazione interna, il ritmo si adegua al passo dei pensieri di Melody e va abbastanza spedito con alcune soste che ci permettono di riassestare il rapporto con il testo.

Melody è dunque un romanzo che proporrei ad occhi chiusi a lettrici e lettori delle scuole secondarie per ciò che è, un bel romanzo che ci darà felicità alla lettura (naturalmente nel rispetto assoluto dei gusti individuali) ma vi prego, vi prego, vi prego non suggeritelo, “usatelo”, consigliatelo perché ha una protagonista disabile!

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