Ragazze per l’ambiente

Ne abbiamo parlato tante volte ma non è mai abbastanza: il lavoro che fa editoriale scienza sulla divulgazione scientifica ma anche sul contrasto alla stereotipia di genere è importante. Dopo la collana Donne nella scienza, il volume Ragazze con i numeri che di quella collana celebrava il quindicesimo anniversario, adesso arriva Ragazze per l’ambiente!

Le autrici sono, come già per il libro precedente, Vichi de Marchi, divulgatrice provetta che più volte abbiamo incontrato dal vivo e sulle pagine di teste fiorite, e Roberta Fulci, divulgatrice e scienziata; il libro è accompagnato ed intercalato dalle illustrazioni di Giulia Sagramola.

La domanda potrebbe sorgere spontanea, come diceva qualcuno: perché non sono scienziate, ovvero ragazze con i numeri anche quelle che si sono battute per l’ambiente? E questo libro è forse il seguito del precedente?

Direi di no ad entrambe le domande: questo libro è autonomo e indipendente rispetto all’altro benché ne riproponga la struttura comunicativa e no non sono tutte scienziate le donne le cui storie ci vengono narrate con la forma della finta autobiografia in Ragazze per l’ambiente.

Ci si può battere per l’ambiente, certo con competenza e studio, ma anche venendo da studi diversi, è quello che accade a Rachel Crason, studiosa del mare e degli oceani che firma il primo libro d’accusa, documentatissimo, sull’uso nocivo del DDT, o a Eva Crane che da fisica nucleare finisce per dedicare la sua vita alle api…

Questo è un volume che volutamente si focalizza sulle donne che hanno fatto la differenza nello studio che ha portato alla difesa dell’ambiente, la volontà è più che esplicita e se una cosa di sicuro c’è tra queste ragazze, tra loro e le precedenti “con i numeri” quel qualcosa è il metodo scientifico, il metodo empirico che viene caparbiamente portato avanti per provare un pensiero, un’intuizione e lavorare per la comunità e soprattutto per il proprio Pianeta.

Segue ogni piccola autobiografia una pagina di riepilogo in cui ci si chiede cosa possano fare il lettore e la lettrice e si creano dei collegamenti tra le varie protagoniste del libro che non richiede né necessità né presuppone una lettura lineare e continuativa ma può essere anche consultato in base alle curiosità e necessità.

Una domanda me la pongo sempre davanti a questi libri però e voglio pormela anche qui con voi: posto che questo lavoro di divulgazione al femminile è doveroso e necessario, il proporre libri che così esplicitamente raccontano vite di ragazze non può risultare escludente per un pubblico di lettori maschi?

La lettura non ha genere (sessuale intendo) e non appartiene e su questo non ci piove, tuttavia i processi di identificazione che essa produce possono essere influenzati dal sesso dei protagonisti e protagoniste del libro e dei lettori e lettrici?

Allora proverò ad essere chiara e sincera: vorrei dire che no, questa cosa non accade perché un buon libro è un buon libro per tutti. Ma ahimè così non è e siccome questo tipo di libri si rivolge ad una fascia d’età in cui i condizionamenti di genere sono, che ci piaccia o meno, già molto forti, può accadere che ci sia una difficoltà da parte di lettori maschi ad avvicinare storie di donne e, anche se in proporzione meno, viceversa.

Come si risolve quindi la questione? Diamo da leggere Ragazze per l’ambiente solo alle ragazze?

Ovviamente no!

Lavoriamo però per creare un contesto di lavoro che sia confortevole per tutti in cui il fatto che si tratti di scienziate o scienziati possa interessarci per portarci a fare dei ragionamenti sul presente e sul passato ma a partire da storie il cui valore non è determinato dal genere della o del protagonista. E’ qui che si fa anche la differenza tra buona letteratura e non letteratura, tra raccolte biografiche che lo stereotipo di genere lo rafforzano creando libri per ragazzi e libri per ragazzi, e libri che invece hanno costruzioni solide come è quella di Ragazze per l’ambiente e la collana da cui deriva.

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